Caro Claudio ti scrivo. Così mi distraggo un po’…

marzo 27, 2013

La cosa che più gradirei in questo momento è che tu sbucassi all’improvviso dalla porta della mia camera, dove sto provando
senza riuscirci a prendere sonno (per questo mi sono messo a scrivere, cosa credi?). Sarebbe bello se tu mi dicessi: “Cestelli (una delle dozzine di varianti trovate al mio cognome), ci hai creduto anche tu?”. Poi sorrideresti. Come sempre. Era, decisamente, la tua specialità. Mica è da tutti. A te, invece, veniva spontaneo. Per questo, poi, mi piacerebbe molto tornare assieme in via dei Valtorta, nella vecchia sede, quando le nostre postazioni erano vicine e ci spiavamo le chat su Facebook.

Vorrei leggere con te tutti i commenti apparsi in queste ore su internet. Ci faremmo grandi risate. Senti la ‘Gazza’ cosa dice: “Giornalista instancabile, sempre a caccia della notizia. Una scheggia tra via Turati, Milanello e San Siro”. Una cosa è vera: correvi solo là perché in redazione, purtroppo, non ti si vedeva mai. Ricordi quando, per prenderti in giro, dicevo che con il tempo effettivo in stile basket ci avresti messo 3 mesi a pareggiare le nostre ore settimanali? Stare dietro a una scrivania non faceva per te. Milanello era casa tua ed instancabile, questo sì, lo eri anche a tavola. Del resto, come nel calcio, c’è chi nasce per giocare terzino o mediano e chi viene pagato per fare gol o regalare fantasia alla squadra. Tu eri un nove e mezzo alla Baggio, il nostro giocatore preferito (insieme a Hernan Crespo, ovviamente: mi è toccato venire a salutarti fino a Rozzano per vederlo di persona, se aspettavo che me lo presentassi…). Anche se ti ho visto giocare una sola volta – male – con il 7. Nella vita serve la qualità, non solo la quantità (il direttore non sente, spero). Tu intuivi dove poteva finire la palla quel secondo prima. Che fa, sempre, la differenza. Per questo ti invidiavo e ti stimavo, anche se non te l’ho mai detto con quella serietà a noi poco affine. Quando volevi, eri un grande assistman. Come la prima volta in cui andai a Milanello e tu mi chiamasti il giorno prima, per dirmi: “Sono o non sono il tuo collega preferito? Ti faccio intervistare Pato…”. Non ho mai capito se tu avessi sbagliato a vedere i turni e il regalo fosse nato per sbaglio, ma poco importa. Mi avevi mandato in gol. Io ricambiai, assecondandoti in uno dei tuoi soliti scherzi, qualche mese dopo. Volevi far credere agli abbonati che Benedetta fosse incinta e io accettai, invitandoli a scriverci via sms le loro felicitazioni alla nostra collega. Cabaret puro, quanto ci piaceva.

Poi senti quest’altro su Twitter: “Morto Claudio Lippi, ma non preoccupatevi: non è quello del Pranzo è servito”. Ti farebbe molto ridere. L’ultimo mio giorno in redazione, quando me ne andai, ti lasciai un post it sul tavolo in cui scrissi: “Sto ancora aspettando di conoscere il Claudio Lippi vero, ma è stato un piacere diventare amico di quello finto”. Tuo zio era il mio idolo da bambino apprendista-presentatore. In te, ho rivisto quell’aspetto genuino ed educato tipico della vostra famiglia. Un sorriso mai banale o di circostanza, l’occhio vispo da eterno Peter Pan. Furbo, ma sognatore e sensibile. Ce l’ha anche tua figlia, sai? Quando la vedo, penso a te. Eterno bambino e padre così orgoglioso. Sai che c’è? Se faccio un figlio maschio, lo presento a Sofia. Milena sarà d’accordo, vedrai, spero solo non perda i capelli presto come me. Le ho fatto una promessa: proverò a ricordarti alla tua maniera, facendo ridere. Anche se mai quanto te. Inizio da domani, però, Claudio.

Perdonami. Oggi non sono riuscito a frenare le lacrime. E’ stato grosso, sai, come scherzo. Dovevi prima avvisarmi. A Natale avevamo promesso di vederci presto, invece ci eravamo sentiti solo via sms o al telefono. Continuo a guardarlo, quello schermo, leggendo le nostre vecchie conversazioni su Whatsapp. Se vuoi chiamarmi, a qualsiasi ora, non servono spiegazioni, basta il solito “Luchino come va?”. Tengo acceso, amico mio.

Ps: Juventus-Milan del 2012, ritorno semifinali di Coppa Italia. Nel pomeriggio, tutta la stampa online e tv afferma che Ibrahimovic partirà dalla panchina. Tutti tranne uno, Claudio Lippi. Ibra gioca, gran colpo giornalistico per noi di Milan Channel. Il giorno dopo, in redazione, gli faccio i complimenti: “Ho sentito dalla voce che eri sicuro, mai avuto dubbi sulle tue fonti”. Claudio: “Beato te, io mi stavo cagando sotto….Ibra è uscito per ultimo”.


Milan e Inter: due buone, non ottime, squadre. Le mettessimo insieme…

febbraio 24, 2013
La parata di Handanovic su Balotelli. A memoria, una delle più belle mai viste su un campo da calcio

La parata di Handanovic su Balotelli. A memoria, una delle più belle mai viste su un campo da calcio

E’ finito 1-1. Il pareggio era nell’aria, alla vigilia. Due squadre stanche, dopo gli impegni in Europa. L’Inter ha giocato un giorno dopo ed ha viaggiato, ma l’intensità di una gara come quella del Milan con il Barcellona non può essere paragonabile a quella di Cluj, con la pratica già risolta dopo un quarto d’ora. Mi è molto piaciuto il primo tempo dei rossoneri. Per la prima volta, Allegri ha schiantato Stramaccioni dal punto di vista tattico. Guarin ha un eccellente uno contro uno, in fase difensiva però è nullo e se gli metti Nagatomo in copertura…la gara su quella fascia l’hai già persa. De Sciglio, in tandem con El Shaarawy, li ha schiantati. Insieme ad Handanovic, che ha compiuto – vado a memoria – una delle parate più belle mai viste dal sottoscritto su un campo da calcio, è lui il migliore in campo della partita. Mi fa molto piacere. Punto 1: l’ho preso al Fantacalcio a 1 credito, come Sau del resto. E non c’è goduria migliore per un fantallenatore: scommettere su un un quasi sconosciuto e vederlo crescere a dismisura durante la stagione. Punto 2: nella mia esperienza a Milan Channel, lui ed El Shaarawy (sarà la giovane età) sono i giocatori che ho più apprezzato dal punto di vista umano. Se si fosse candidato oggi alle Politiche, io il voto a Mattia l’avrei dato. Faccia pulita, educato e gran lavoratore, umile, è dotato di buone qualità tecniche e atletiche. Certo. Senza la sua testa, però, resterebbe un giocatore di buon livello e basta. Invece diventerà a breve il terzino destro della Nazionale. E oggi ha giocato a sinistra, crossando con entrambi i piedi come se stesse bevendo una Fanta al McDonald’s.

Terminata la digressione, di cui infarcisco il blog dato che sulla carta di un giornale sono (giustamente) bandite, vengo al punto chiave del mio articolo. Inter e Milan sono due buone squadre, cui manca più di qualcosa per diventare ottime. Almeno a livello di continuità, motivo per il quale mi sembra più facile (paradosso, lo so) vedere il Diavolo in semifinale di Champions rispetto a un terzo posto in campionato, specie se in Europa la squadra andrà avanti come auspico. I cugini, sulla carta, a inizio stagione avevano una rosa per certi versi migliore. Sneijder è un giocatore che ha dimostrato di poter essere tra i primi cinque del mondo, Milito è indiscutibile, Samuel resta un difensore di livello internazionale. In Italia, basta e avanza quest’asse centrale per essere da scudetto. Se poi ti protegge Handanovic, il portiere più forte del mondo, il più è fatto. Di questo quartetto, a Stramaccioni è rimasto solo il portiere. Non a caso, oggi, il migliore in campo. Sull’altra sponda, dopo l’aggiunta di Balotelli, il piccolo gap di inizio anno non solo è stato colmato. E’ stata messa la freccia, grazie alla crescita esponenziale di Montolivo in mezzo al campo (tra lui e De Rossi, oggi, prendo sempre lui) e, finalmente, all’utilizzo di due esterni offensivi di gamba e capaci di saltare l’uomo. Aspetto che Allegri ha impiegato almeno due mesi a capire, dopo essersi incaponito sul rombo ed aver utilizzato Emanuelson (ora al Fulham, ed è un terzino) in attacco ed aver addirittura osato una difesa a tre con Francesco Acerbi – simpaticissimo, non da Milan – nel terzetto titolare. ‘Acciuga’ ha le sue ottime giustificazioni e gli va dato atto di aver lavorato nel momento più difficile, per vari aspetti, dell’epopea berlusconiana. Ha raddrizzato la baracca appena in tempo. Stasera, il primo tempo del Milan è stato di ottimo livello. Non altrettanto il secondo, motivo per il quale avrei operato prima qualche cambio. Ipotesi peraltro tranciata dal pessimo impatto di Bojan, che ha reso solo da trequartista in questa squadra.

Altra digressione, mannaggia a me. Il problema è che, torno al punto, per diventare una grande squadra a livello europeo e pronta a battere la Juve in Italia, al Milan servirebbe una fetta di Inter e viceversa per Stramaccioni. Fateci caso. L’allenatore nerazzurro inizia sempre l’azione con un play basso a cui il portiere cede il pallone per avviare l’azione. Peccato che, nè Gargano nè Cambiasso, sia in grado di farlo. Ci ha provato Guarin con il Torino e ha regalato un gol a Meggiorini, non proprio Pelè. Avesse lì un Montolivo, sarebbe un’altra musica. Al Milan, per contro, servirebbe come il pane una mezzala alla Guarin. Anche se Boateng, in quel ruolo, mi è molto piaciuto contro il Barcellona e lo preferisco in mezzo al campo che da esterno offensivo. E Ranocchia, dei quattro centrali in campo oggi, era di gran lunga il migliore. Lui non avrebbe lasciato solo Schelotto, novello Centofanti, in mezzo all’area. Al Milan sarebbe titolare inamovibile.

La differenza nel reparto offensivo, tra le due squadre, è tuttavia netta. Palacio, mio pupillo dai tempi del Boca, per me potrebbe giocare titolare in tutte le squadre. Generoso, intelligente dal punto di vista tattico, qualità e quantità. Dettaglio non trascurabile: è una seconda punta, non un centravanti. Lo vedrei benissimo con Balotelli ed El Shaarawy. Senza Milito, l’Inter faticherà tantissimo. I numeri lo dimostrano: nel 2013, ha vinto in modo convincente solo con il Chievo quando è tornato, purtroppo per poco, il Principe. Tra El Shaarawy e Cassano, in questo momento, non c’è paragone. La freschezza del Faraone, che è arrivato a 16 gol senza rigori (a 20 anni, scusate se è poco), non ha eguali con il barese. Sempre geniale e dal gran tocco, ma ad alto livello non puoi permetterti di giocare quasi da fermo. Potrebbe diventare il nuovo Altafini o il nuovo Massaro, anche se a 30 anni non puoi definirti vecchio. Certo, se in panchina c’è Rocchi sei quasi un ragazzino. Allegri oggi ha lasciato in panchina Pazzini, con Bojan e Niang entrati nel finale e Robinho in tribuna. Un attacco nettamente superiore a quello dei cugini.

Che avrebbe dovuto chiudere sul 2-0 il primo tempo. Non è successo. Perché il top player (anzi, chiamiamolo fuoriclasse va…) l’aveva l’Inter, in porta. E questo Milan non è ancora una grande squadra, anche se ha l’età media (bassa) per diventarla. Altrimenti stasera avrebbe vinto. Oppure sarebbe bastato Ibrahimovic al centro dell’attacco al posto di Balotelli. Il miglior attaccante del campionato, tra i dieci più forti del mondo nel suo ruolo. Ma non ancora al livello di quello là. La sua assenza non si sente in Europa, ma alla serie A manca eccome (mi mancano pure le conferenze di Mourinho, va detto).

Sportivo non troppo…ma che giocatore (l’ha imbustata anche stasera, sono 22 in Ligue 1. Scarso)


Dove eravamo rimasti…

febbraio 23, 2013

foto libro

Dove eravamo rimasti. Già. Dicembre 2010, ultimo post di un blog che avevo iniziato per obbligo al Master di Giornalismo, era diventato poi una piccola bottega in cui esercitavo il mio stile giornalistico per tramutarsi infine in uno sfogatoio. Nel quale potevo scrivere senza vincoli quello che mi andava. Appunto, quello che mi andava. A un certo punto non mi andava più ed ho smesso.

Due anni e tre mesi dopo, è tutto diverso. La mia vita è cambiata, altro che tsunami grilliano (domani, comunque sia, andate a votare). Aspetti principali: mi sono fidanzato da ormai due anni e sono innamorato, conosco a memoria ogni angolo della A4, avevo detto che il Milan avrebbe vinto lo scudetto nel 2011 ed è successo, pensavo bissasse anche nel 2012 e non è accaduto, sono tornato ad allenare la mia B.B.M. (reduce dal traguardo delle 200 partite), conduco ancora ‘Centocampi‘ su Retebrescia (124 puntate, le rifarei tutte da capo per le soddisfazioni che mi ha dato il calcio femminile e quello dilettantistico) e ho aggiunto altre due trasmissioni sul Brescia, sono diventato professionista, mi sono accorto che il tesserino non serve a nulla, non collaboro più con la ‘Gazzetta’ ma ho iniziato a farlo per le pagine bresciane del ‘Corriere’, ho pensato per dieci secondi di entrare in politica una sera tornando da Bergamo, ci ho ripensato ieri e mi sono messo a ridere, so che prima o poi ci ripenserò perché mi attira, ho conosciuto nuove persone e fatto nuove amicizie, ho lavorato due anni a Milan Channel e da due mesi non sono più un loro dipendente.

Ovviamente, l’elenco non è in ordine di importanza ma sparso, come spesso le mie idee. L’ultimo punto, amore a parte, è stato quello nodale: la vera differenza tra il “prima” e il “dopo”, tra chi ero e chi sono. Cioè, lo stesso sfigato di prima. Ora, senza un lavoro fisso e solo il contachilometri a ringraziarmi di questo. Solo un po’ più conosciuto. Da quel benzinaio che ieri mi ha salutato a Rovato, oppure da quel tale che in treno mi ha chiesto come mai non lavorassi più a Milan Channel. Principalmente, da loro. Gli arbitri del CSI, quelli sì, mi conoscono bene. Ma è un altro discorso…

Mi accorgo dalle ricerche su Google come, al di là di alcuni post di puro cazzeggio cattura-traffico, diversa gente cerca il mio nome ed approda qui. Curiosità. E’ per questo, di base, oltre per un tale user dal nickname “cicciobello” di cui spero di ritrovare i commenti al vetriolo (“fallito”, “poveraccio”, “berlusconiano” sono gli aggettivi migliori, tutti peraltro falsi, spesi su di me sotto i miei articoli), che tornerò a scrivere anche sul blog. Per poter parlare in modo libero, non solo del Milan, ma di quanto mi pare. Nei due anni a Milano, meravigliosi per quanto mi hanno dato a livello umano e professionale trascinandomi da professionista dentro alla mia vita da tifoso (ora un po’ saturo, ma sempre tifoso), mi rimprovero solo di essere stato a tratti impulsivo e non aver contato fino a tre prima di dire come la pensavo. Rifarei tutto, quasi tutto. Sul mio blog, almeno qui, potrò però contare fino a uno e scrivere. Senza il filtro della tv o dei social network. Senza dover essere additato come eretico solo per aver detto la mia. Ecco perché provo a ricominciare. Se mi annoio, alla peggio, ci rivediamo nel 2016. Anno pari, Europei e Olimpiadi. Quindi, di sicuro, non sarà l’anno in cui mi sposerò…

Sportivo sì, pure troppo…

PS: sogno ancora di condurre Sanremo e dire che dirige l’orchestra Peppiniello Vessicchio, ma mi sembrava scontato…


BBG: Quei magnifici tre che sognare mi fan…

novembre 30, 2010

Bargnani, Belinelli, Gallinari. In rigoroso ordine alfabetico. Perché metterne uno davanti all’altro ora non avrebbe senso. Stanno giocando uno meglio dell’altro, stanno soprattutto portando alto il nome dell’Italia del basket in NBA. Il Mago è a Toronto, dove dal 2006 indossa la casacca dei Raptors. E’ stato il primo non americano ad essere scelto con il numero uno nel draft, accolto in Canada con molto scetticismo. Dicevano non fosse un vincente, uno attorno a cui era impossibile costruire una squadra per “mancanza di attributi”. Ha dimostrato con i fatti di essere diventato grande, ben al di là dei 25 anni che recita la sua carta d’identità. Sta provando a rendere dignitosa una squadra creata senza troppe pretese dopo le partenze dolorose – ma doverose, per il salary cap – di Bosh e Turkoglu: con una media punti superiore ai venti per gara, sogna addirittura l’All Star Game di febbraio. Sarebbe il primo italiano a riuscirci, battendo l’ennesimo record di una carriera già da incorniciare.

A fare compagnia al romano, l’anno scorso, in Canada, c’era anche Marco Belinelli: lui di anni ne ha 24 ma in America, a differenza del connazionale, ha faticato a trovare fortuna. Dopo un lungo peregrinare, quest’estate, la svolta. Approdo a New Orleans, in una franchigia che gli ha dato subito fiducia, con al fianco Chris Paul, il playmaker più forte della Lega. «Facile segnare così», dicono i critici. La verità è un’altra: Belinelli, ‘Il Beli’ per gli amici, ha scalzato una concorrenza folta nel ruolo di guardia, costringendo ad emigrare – proprio a Toronto, ironia della sorte – due big come Stojakovic e Bayless. Adesso vede tutti dall’alto in basso in classifica. Mica male. Last but non the least, come dicono in America, c’è il Gallo. Il più forte di tutti, lo si sa da sempre. Classe 1988, figlio d’arte, predestinato, da tre anni ai Knicks dove ha ritrovato in panchina quel Mike D’Antoni che giocava con suo padre a Milano. Nella Grande Mela già lo amano. Per descriverlo, basta questa frase: «Io non sono Lebron James, non sono una star. Però do il massimo in campo, non mollo mai». In breve tempo, è diventato il numero uno di New York dove adesso Italia non è più solo pizza e mandolino. Italia fa rima con Gallo.

E a noi non rimane che immaginare una nazionale finalmente vincente. Con loro, I Tre Tenori, è tutto possibile.


Se l’Inter non vince a Roma, il Milan ha già vinto lo scudetto

novembre 30, 2010

Hanno vinto contro Twente e Parma, d’accordo. Ma l’Inter rimane in crisi e per Benitez risalire la china era, e resta, una scalata durissima in questo momento. Il K2 dello spagnolo sarà venerdì a Roma, contro la Lazio. E’ l’avversario ideale per capire la reale consistenza del risveglio nerazzurro. E’ secondo, ma in flessione. Una buona squadra, ma non troppo. Come questo blog…

Se l’Inter vuole tornare con autorità in lotta per lo scudetto, deve vincere. Altrimenti, giusto che si dedichi ad altro. Difficilmente il tricolore, con Ibra sulla sponda rossonera e quasi dieci punti di margine a Natale, potrebbe sfuggire al Diavolo. Un altro fallimento, inoltre, tornerebbe a far traballare la panchina di Benitez.

La sua panchina scotta. Nonostante tutto. Il patron, che già in estate aveva avallato la scelta dello spagnolo senza esserne troppo convinto, ha perso la fiducia nel tecnico. Prima delle sconfitte in serie erano arrivati i 21 infortuni, molti dei quali muscolari, i litigi in campo con qualche big (Chivu, Maicon su tutti). Soprattutto, balza agli occhi la mancanza di dialogo tra il tecnico e il gruppo. La squadra non segue l’allenatore, che dal canto suo invoca rinforzi aumentando la rabbia di Moratti.

Benitez non ha tutti i torti, sia chiaro. Balotelli è partito e la società non l’ha rimpiazzato, sazia dei successi ottenuti con Mourinho. Un ricambio, anche minimo, era invece necessario per dare stimoli ad un gruppo logoro e con tanti elementi reduce dal Mondiale. Quest’Inter, seppur con mezza squadra Primavera in panchina, deve però fare di più. Senza ma e senza se. Il monte ingaggi del Chievo non basta a pagare lo stipendio di Eto’o, che tra l’altro è l’unico sul campo a rendere per quanto vale. Senza di lui, tuttavia, davanti chi segna? Gli exploit di Stankovic e Cambiasso, centrocampisti goleador, non potranno durare in eterno. E il Materazzi che ha sofferto domenica un quasi ex giocatore come Hernan Crespo (uno dei miei centravanti preferiti di sempre, sia chiaro…), come si comporterà con Floccari e Zarate?

Insomma, gli interrogativi restano. Al Mondiale per club, forse, Benitez ci arriverà. Che lo vinca, ad oggi, non è più così sicuro. Anche il Pachuca e l’Internacional, oggi, possono fare paura ad un’armata non più invincibile che ancora non ha dimenticato il volto del suo condottiero partito per Madrid.

PS: ma per gli interisti il Mondiale per Club, nel 2007, non era il ‘Trofeo dell’Amicizia’?


Ecco perchè, se fossi juventino, sarei contento…

novembre 30, 2010

Doveva essere una stagione di transizione, il primo ciak di un nuovo progetto lungo tre anni che avrebbe dovuto riportare la Juventus a vincere lo scudetto. La Vecchia Signora, invece, ha voglia di affrettare le tappe. Si è tolta le rughe ed è tornata a sorridere. I rimedi non sono maschere di cetriolo o qualche potente crema antirughe. La ritrovata giovinezza bianconera fa rima con il genio di Aquilani (giocatore che mi fa impazzire da sempre. Anche la sua fidanzata, tra l’altro, Michela Quattrociocche…), tornato nel pieno della forma dopo due stagioni tribolate; la fame di Quagliarella, cacciato dalla sua Napoli e salito a Torino senza valigia di cartone per dimostrare di essere un attaccante completo; la corsa e la classe di Krasic, l’uomo in più di un gruppo che Delneri ha voluto disegnare seguendo la legge del suo fidato 4-4-2 nel quale sono gli esterni, e non il fantasista di turno, a fare la differenza.

Parlare di miracolo Juve è prematuro. In fondo, Chiellini – leader e trascinatore, quando Del Piero viene relegato in panchina – e soci sono quarti. Un piazzamento che, ad inizio stagione, forse non sarebbe stato sottoscritto dal nuovo gruppo dirigenziale guidato da Agnelli e Marotta: il trampolino di (ri)lancio deve essere il terzo posto, che regalerebbe l’accesso alla prossima Champions League senza preliminari. Un’altra estate come quella appena trascorsa, a Torino, non la vuole più passare nessuno. Giocatori presi e lasciati negli ultimi giorni di mercato, trasferte su campi di quarta serie in Irlanda e in Austria per qualificarsi in Europa League. Un cantiere aperto, con il cartello lavori in corso che non piaceva ai tifosi, sfiduciati come non mai. Ora il popolo di fede bianconera ha ritrovato la passione e la speranza. Pronuncia la parola scudetto a bassa voce: sei punti dal Milan sono recuperabili. Forse. Non è tuttavia il margine risicato dalla vetta a far sorridere. Gli juventini vedono un gruppo unito, una squadra che corre e ci crede. Sarà anche operaia, ma la classe operaia spesso va in Paradiso. Ecco perché sognare non è più reato.

PS: se poi andate avanti anche in Europa League, magari, è meglio…grazie


L’Inter è sazia e ha preso un allenatore grasso. Ecco perchè vincerà il Milan. E lo avevo detto…

novembre 16, 2010

Dove eravamo rimasti? Ah, sì. Ai miei pronostici prima del campionato. Bene, dopo dodici giornate ribadisco le mie previsioni che, se necessario, sono state addirittura fortificate dal primo scorcio di stagione. Andiamo con ordine.

Il Milan, seguendo quanto scritto su queste pagine, doveva vincere il titolo. La classifica, sin qui, non mente. I rossoneri sono più forti e completi rispetto alla passata annata, trascorsa tra gli stenti nonostante il buon lavoro di Leonardo. Che non aveva Ibrahimovic, come sempre decisivo in serie A, nemmeno Robinho e Boateng. Il vero acquisto del Diavolo versione 2010/11 è però Rino Gattuso e qui i meriti sono tutti di Allegri: ha rigenerato l’ex compagno al Perugia, ritenuto da tutti (me compreso, pur essendo uno dei suoi più grandi tifosi) sul viale del tramonto. Ringhio ora è tornato a correre per quattro, è l’anima di un gruppo che sta scoprendo di essere grande. Almeno in Italia, dove l’unica avversaria a tiro è la Lazio che tuttavia, nella migliore delle ipotesi, finirà in Europa League. In Europa, si sa, il gioco ‘Tutti per Ibra, Ibra per tutti’ non rende affatto. Non a caso, la qualificazione agli ottavi è ancora in bilico. Ma quest’anno la missione non è più europea, è tutta tricolore. Bisogna strappare lo scudetto ai cugini. In qualunque modo. E quindi, soprattutto, senza un Ronaldinho ormai sempre più ai margini. Finchè vince, e finchè la politica distrae il presidente, Allegri sa che Berlusconi non potrà dirgli nulla. Al primo ko importante, senza il Gaucho, si apriranno i processi e bisognerà vedere se il toscano avrà le spalle forti per sopportarli. Sta crescendo, tuttavia. Senza Pato e Inzaghi, paradossalmente, potrà giocare con un centrocampo più coperto e un attacco meno intasato. Il derby lo dimostra: questo atteggiamento tattico non sarà esteticamente gradevole, ma funziona. Finchè c’è Ibra, c’è speranza.

Veniamo all’Inter. Parlando di derby, viene spontaneo farlo. Dissi ad agosto che i nerazzurri avrebbero vinto solo il Mondiale per club. Ora, non sono più sicuro che vincano nemmeno quello. Anzi, lo vinceranno ma solo grazie al penoso livello delle avversarie: se gli spauracchi si chiamano Pachuca e Internacional, ammesso che abbattano in qualificazione le temibili rappresentanti del Congo e della Papua Nuova Guinea, Benitez può stare tranquillo. Sinceramente, tuttavia, la stagione dei ‘tripletisti’ in carica sta andando peggio di quanto pensassi (e sperassi). Immaginavo che il dopo Mourinho sarebbe stato problematico. Pensavo che Benitez non sarebbe stato l’uomo giusto per gestire una situazione che sarebbe stata peraltro difficile per chiunque. Non credevo, però, ad una lista così lunga di infortuni. Il conto è imbarazzante e l’allenatore non può non avere delle responsabilità. Penso che l’Inter, in primavera, tornerà quella di prima. Ritroverà un pizzico di fame con la vicinanza ai traguardi più importanti. Ora le ruote sono sgonfie, sgonfissime. E nel calcio, prima di qualunque logica, conta la fame. Quella che il Diavolo aveva ieri sera e di cui può disporre dopo sette anni di delusioni in serie A. Se il Milan sarà bravo a porre un margine di punti rassicurante – circa dieci – a metà campionato, la strada dello scudetto è segnata. Altrimenti, l’Inter potrebbe tornare protagonista anche se immaginarlo adesso è una chimera.

Veniamo a Roma e Juve, allora. L’inizio di campionato mi sta dando ragione anche su di loro, seppur in parte. Pronosticai una stagione “buca” per i giallorossi e le prime giornate avallavano sin troppo la mia teoria. Ora la Maggica si è ripresa e, guardando all’ampiezza della rosa, ha le carte in regola per essere addirittura l’anti Milan. Troppi attaccanti saranno però il boomerang di Ranieri: tra Vucinic, Totti e Borriello (senza parlare di Adriano…) ne possono giocare solo due e il capitano è intoccabile più per ragioni sociopolitiche che per argomentazioni tattiche. Possono arrivare in Champions, non di più. Il secondo posto dell’anno scorso rimarrà comunque una chimera. Sulla Juve, invece, mi ero espresso a favore di un cammino europeo nel quale gli uomini di Delneri stanno invece trovando più difficoltà che in Italia. Per avanzare in Europa League, la Vecchia Signora deve vincere le ultime due partite. In serie A, nonostante gli infortuni, i bianconeri stanno invece facendo bene. Avessero un attaccante da 20 gol, sarebbero già da titolo con un Aquilani tornato grande in mezzo al campo. Così, invece faticheranno. Ma si intravede un progetto, a San Siro hanno preso 4 punti su 6. Le basi sono buone, dopo due anni di nulla. I tifosi possono tornare a sperare…

SUlle altre: noto parecchie difficoltà per chi deve gestire il doppio impegno campionato-Europa League. Il Napoli, nonostante una panchina corta, sta facendo bene; il Palermo potrebbe fare molto di più dato che ha un attacco di livello europeo; la Sampdoria non andava male sin quando c’è stato Cassano. Ora, senza il barese e con un Pazzini ancora fermo a un gol (mannaggia a me che l’ho strapagato al fantacalcio…), pensare all’alta classifica è impossibile. In zona salvezza, resto certo della retrocessione di Cesena e Bologna che sono una spanna dietro le altre. Preoccupa il mio Brescia: ci ha fatto sognare per un mese, sfiorando la vetta della classifica, ora è tornato nei posti che – purtroppo – gli competono. L’attacco è buono, ma solo Diamanti sta rendendo secondo le attese e la Nazionale è un giusto premio per lui (nel suo ruolo, ne vedo pochi all’altezza). In difesa si balbetta, a centrocampo la coperta è corta e davanti non si fa gol. Dissi che ci saremmo salvati con una gara di anticipo. Se a gennaio non arriverà qualcuno, la preoccupazione di fallire il pronostico cui tengo di più è realistica.

Spero a maggio di poter dire allora…Indovino…ma non troppo…

PS: bentornati su queste pagine, prometto aggiornamenti più frequenti. Sperando che anche gli altri sport, e non solo il calcio, mi forniscano materiale di cui parlare.