Pellegrini, sei un fenomeno. Ma mi stai sulle palle!

dicembre 31, 2009

Ultimo giorno dell’anno, tempo di classifiche. Pur amando molto il genere – gli amici di Brescia e i colleghi di Milano ne sanno qualcosa – vi evito, a soli quattro giorni dalla creazione di questo blog, le mie inutili (ma divertenti) Top Five. Ce ne sarebbero troppe, da fare, per ripercorrere l’anno ormai concluso e il decennio agli sgoccioli. Ci sarà tempo in futuro, non mancherò…
Anyway, è indubbio che Federica Pellegrini sia l’atleta italiana del 2009. Anzi, aggiungo: non trovo nessuna donna, al mondo, capace di aver siglato così tanti successi in questi dodici mesi. La nuotatrice veneta, in acqua, è un fenomeno: ha stravinto 200 e 400 stile libero ai Mondiali di Roma con una pressione cubitale sulle sue spalle, migliorando di oltre un secondo i suoi primati sulle stesse distanze. Nei 200, tanto per capirci, nuota più veloce del suo compagno Luca Marin. Il quale gareggia nei misti e quindi, in linea di massima, lo stile libero lo conosce bene. E’ mostruosa. Ha saputo superare anche la morte del tecnico Castagnetti (una delle perdite più dolorose per il nostro sport, ha saputo creare dal nulla una nazionale vincente: ci mancherà), vincendo gli Europei in vasca corta a dicembre e timbrando un nuovo primato mondiale. Che dire, chapeau.

Eppure, non riesco a digerirla. Sia chiaro, gioisco per i suoi successi. Sono nazionalista come pochi, figurarsi. Non ho ancora del tutto capito come abbia fatto a perdere i 400 stile libero all’Olimpiade di Pechino (andava due secondi più veloce delle altre, è arrivata quinta…), me ne ricorderò sino a Londra 2012, ma quello è un altro discorso. La verità è che mi è antipatica, come del resto la Vezzali, altra grande interprete del nostro sport. Io simpatizzo per le loro rivali storiche: Alessia Filippi nel nuoto, Margherita Granbassi nella scherma.

Margherita Granbassi, esempio di femminilità abbinata allo sport. Insieme ad Alessandra Mastronardi, la mia donna ideale

Bellezza a parte (ho visto dal vivo tutte e quattro ai Giochi del Mediterraneo quest’estate, non c’è proprio partita…), è il loro modo di essere a renderle diverse. Anche loro vincono e sono campionesse. Ma non se la tirano. La Pellegrini, e torno a lei per poi concludere, cerca di fare la finta umile. Ed è la cosa peggiore.
Ho letto ieri, ad esempio, un’intervista in cui diceva: “Il segreto del mio successo è l’umiltà”. Bene, vado quindi a citarvi alcune perle della ragazza in questa stagione. Prendete nota e imparate ad essere umili, mi raccomando.
Frase 1:Miss Italia? Se partecipassi, penso che potrei vincere” (ma quando mai, sei più palestrata di Massimo del Grande Fratello. La femminilità non abita qui…)
Frase 2:Sono la più grande sportiva italiana della storia” (riparliamone a fine carriera, magari. Intanto ricordati di qualche campionessa vera, nella vita e nello sport: Deborah Compagnoni, Stefania Belmondo, Manuela Di Centa. Quando avrai vinto quello che hanno vinto loro alle Olimpiadi, fammi un fischio…)

Frase 3:Il segreto delle mie vittorie è Luca Marin

Ecco, qui va speso un discorso a parte. Sanno tutti che il ragazzo, prima della Pellegrini, stava con Laure Manaudou. Che all’epoca vinceva, quindi il siciliano deve comunque saperci fare alla luce dei risultati (delle compagne…). Federica già sbavava per lui da anni, poi quando i due si sono mollati gli si è avvinghiata. Una ruota di scorta? Brutto dirlo. Parliamo piuttosto del rendimento del ragazzo da quando è fidanzato con la compagna: non ha più vinto nulla. E se la tira pure. Maddechè, dicono a Roma…

La Pellegrini cammina ad un metro da terra, ma almeno vince. Lui non vince una mazza. Gli piacciono tantissimo le copertine, quelle sì. Voleva anche diventare attore e partecipare ai cinepattone di De Sica and company. Vista la portata di queste pellicole, magari farebbe pure la sua figura. Ma ne parleremo un’altra volta.

In chiusura, quindi, un messaggio a Federica. Sei brava, bravissima. Non sei una strafiga (cit.). Tiratela pure, ma non troppo…
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Edwin e Tiger, uguali e diversi

dicembre 30, 2009

Edwin Van der Sar si è fermato. Non ha detto stop al calcio, quello no. Nonostante i suoi 39 anni e l’etichetta di bidone che gli era stata affissa ai tempi della Juventus, il portierone olandese continua a difendere con successo i pali della Nazionale e del Manchester, con cui ha vinto tutto dopo aver già fatto indigestione di titoli ai tempi dell’Ajax.

Edwin si è fermato per stare vicino a sua moglie, colpita da un ictus il 23 dicembre e ancora in gravi condizioni. Ora è in Olanda, tornare in Inghilterra non avrebbe avuto senso. Con che spirito avrebbe indossato i guantoni sapendo che, qualche centinaio di chilometri più in là, sua moglie stava lottando da sola contro la morte? La scelta di Van der Sar è da elogiare. Purtroppo, in Italia, era già successo a Cesare Prandelli, bresciano come me. Aveva destato scalpore quel suo anno ai box per assistere la moglie malata. Mi chiedo peraltro perchè delle decisioni del genere, scelte umane in un ambiente troppo legato allo show business, debbano stupire. I calciatori e gli allenatori, a differenza di qualunque lavoratore normale, possono permettersi di fermarsi senza che il conto in banca ne risenta. Quindi, dov’è la sorpresa?
Il caso di Van der Sar mi dà inoltre modo di parlare dell’affare Tiger Woods. Ho una considerazione che mi frulla in testa da giorni ed è l’occasione giusta per metterla sul blog. Il golfista americano, scoperto con le mani nella marmellata dopo aver tradito la moglie con l’amante (una delle tante, si è poi capito…), ha deciso di ritirarsi dal green per “diventare un padre migliore“.

La domanda sorge spontanea: che senso ha? Pulirsi forse la coscienza? Qualora fosse un tentativo di salvare in extremis il matrimonio, le notizie raccolte sui giornali di oggi hanno smentito la teoria (peraltro balzana): la moglie l’ha mollato e lui passeggia mano nella mano con la donna che ha fatto scoppiare lo scandalo. Quindi, che diavolo ti ritiri a fare Tiger?
Valentino Rossi si è forse fermato quando il fisco lo ha messo alle strette? Non mi risulta, anzi l’anno dopo è tornato a vincere il Mondiale dopo un periodo grigio. Silvio Berlusconi – lo cito altrimenti si offende… – si è forse dimesso dopo i suoi retroscena sulle sue prodezze nel lettone di Putin con la D’Addario e qualche altra dozzina di escort? Non mi pare proprio, anzi…

E allora, caro Tiger, torna a giocare a golf che è meglio. Dio ti ha dato un talento con la mazza (da golf, si intende…), vedi di sfruttarlo ancora. Ti conviene tornare a vincere in fretta, per riprenderti l’immagine da vincente persa in una notte sciagurata. Altrimenti ti salutano anche quei pochi sponsor che sono rimasti, ascolta un cretino…

Coglione sì, ma non troppo…


Non accetto lezioni (di calcio e di gnocca) dagli inglesi

dicembre 29, 2009

La mia vicina di casa è tornata per le feste da Londra, dove ormai vive e lavora da due anni. E’ del 1981, il suo iter universitario è stato pressochè uguale al mio. Solo che lei pala l’inglese come l’italiano (io ci riesco, ma solo con il dialetto bresciano) e ha fatto il tirocinio nel Regno Unito, appunto. Divisione marketing di una multinazionale. Tre mesi di prova, la laurea in Italia. E poi l’assunzione, a tempo indeterminato, da loro. Uguale a quello che avviene dalle nostre parti, davvero…L’ho vista e le ho chiesto: “Non hai nostalgia dell’Italia?”. Risposta: “Là si sta da favola. C’è lavoro, c’è meritocrazia. Perchè dovrei tornare?“. Come darle torto…

Prendo spunto da questo aneddoto, ma solo per parlare di sport. Meglio, di calcio. Vi eviterò pipponi sul nazionalismo, sulla lettera di Celli che consigliava a suo figlio di espatriare. Basta, non se ne può più. Il disfattismo non abita da queste parti, lo dico subito.

Io adoro l’Inghilterra, mi piace tantissimo. Tutto sommato apprezzo pure gli inglesi, nonostante la loro naturale boria (mai come i francesi, comunque…) e quel colore rossiccio naturale che, nelle ragazze, non ho mai amato. In quanto a gnocca (l’avevo detto che sul blog avrei parlato in libertà), tanto per capirci, noi italiani siamo messi molto meglio. Vuoi mettere una bella mora mediterranea tutta curve e fascino? Vinciamo 2-0 facile, all’inglese come si suol dire. E anche nel calcio – adesso arrivo al dunque del mio post – gli amici inglesi non hanno nulla da insegnarci.
La Premier League in questo momento è di gran lunga il campionato più bello del mondo, non si discute. Spettacolo, equilibrio, campioni veri anche in squadre di media-bassa classifica. E il famoso fair play per cui tanto si vantano. A ragione. Ma, cari i miei inglesoni, quanti allenatori indigeni vi sono alla guida dei vostri top team? La risposta è zero, perchè Sir Alex Ferguson è scozzese. Come il tennista Andy Murray, che gli inglesi si sono autoassegnati dopo non aver visto un tennista vero per trent’anni. Interessante questa storia della Scozia, di cui diventano amici solo quando fa comodo a loro…

Torniamo però a bomba all’argomento principale. Allenatori, dicevamo. L’Arsenal dei giovani l’ha creato Wenger, fino a prova contraria francese al 100%. Il Chelsea, dopo lo Special One (lui è innominabile…), Grant e Hiddink, si è affidato al nostro Carletto Ancelotti per risorgere. Lo stesso dicasi del Manchester City, che ha soldi in quantità ma per provare a diventare competitivo ha cacciato Hughes e preso Bobbygol Mancini. Due vittorie su due per il Mancio, chapeau. Che dire poi del Liverpool? Benitez, spagnolo, è a mio giudizio tra i migliori allenatori del mondo. Con una squadra normale, nient’affatto stellare, ha raggiunto due finali di Champions in due anni. Buttatele via.


Dulcis in fundo, a chi si è affidata la Federazione inglese per ridare i connotati di una squadra vera alla propria Nazionale, dopo la vergognosa gestione McClaren (inglese)? A Fabio Capello, of course.
E prima ancora l’italosvedese Eriksson, sfortunato come pochi dal 2002 al 2006: tre volte uscito ai quarti, due volte ai rigori sempre con il Portogallo. Bilancio del goriziano, uno che di solito vince poco (cinque scudetti in Italia più i due revocati alla Juve, due su due nella Liga con il Real): nove vittorie su dieci e qualificazione per il Sudafrica ipotecata con largo anticipo. Vi dirò di più: se avete due soldi in tasca, andate a puntarli sull’Inghilterra campione del mondo a Luglio. Me lo sento, è il loro turno. Un cerchio che si chiude come fu per noi a Berlino. La squadra è fortissima, manca solo un attaccante centrale a far coppia con Rooney (ma Cole, Defoe e Agbonlahor non fanno schifo, se pensiamo che noi abbiamo vinto il Mondiale con Toni…) e un portiere decente. Già, un portiere. Pensate, qualche anno fa volevano naturalizzare il nostro Cuducini. Povera Regina…

In soldoni, dunque, di cosa si possono vantare al nostro cospetto gli inventori del calcio? Di poco, pochissimo. I numeri parlano chiaro. L’Italia ha vinto 4 Mondiali (due volte seconda ed una volta terza) ed un Europeo (quello del 2000 mi sta ancora qua). L’Inghilterra ha vinto il Mondiale del 1966 in casa, rubandolo. Poi il nulla, Europei inclusi dove il miglior risultato è stato un terzo posto nel 1996 (sempre ospitando l’evento). I club inglesi hanno vinto 11 Coppe dei campioni come i nostri, ma possiamo vantare sei finali in più (25 contro 19). Senza dimenticarci che la Coppa Uefa, sino alla fine degli anni Novanta, era per certi versi ancora più competitiva. E noi l’abbiamo vinta nove volte (15 finali), loro sei (10 finali). Palloni d’Oro? Cinque per noi, cinque per loro. Ma i vincitori, per 18 volte – contro le sei degli inglesi – sono stati espressi dalla serie A.

Insomma, giusto che gli inglesi ci diano lezioni di vita. Ma non troppo…


Nel calcio comandiamo ancora noi, almeno sino a luglio..
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Il perchè di un titolo

dicembre 28, 2009


Sportivo ma non troppo. Già. Perchè un titolo del genere che, sinceramente, dice tutto e niente?
Oltre alla naturale volontà di interessare il lettore ad aprire le mie pagine (per poi richiuderle, tra l’altro, dopo aver ne letto i contenuti…), c’è in realtà una spiegazione valida.
Sportivo…ma non troppo. Per tre motivi principali:

a) Non pubblico mie foto per scelta su questo blog, ma il mio fisico è il ritratto del perfetto pantofolaio. Quando ero ggiovane giocavo a basket, adesso tiro due pallettate a tennis e ogni tanto scatta la partitella di calcetto. Non chiedetemi di andare a correre, vi prego. Prendere la vita con calma è così bello, che fretta c’è? Fondamentalmente, quindi, lo sport preferisco guardarlo in tv. Sono sportivo, certo, ma non in quel senso…
b) “Sportivo”. Corrisponde a tale categoria chi osserva gli avvenimenti, specialmente se c’è un pallone in mezzo al campo, con lucido distacco e senso critico. Teoricamente, i giornalisti. Ossia quelli del “Ha vinto il migliore” e palle varie. Appunto, palle. Quando giocano la (le) mia (mie) squadra (e) del cuore, io faccio il tifoso. Godo nel vincere un derby (Milan-Inter o Brescia-Atalanta, fate voi…) al 90′ su autorete, o magari su un rigore che non c’era. Se la Pennetta vincesse Wimbledon per ritiro di un’avversaria, io esulterei. Se l’Italia del basket vincesse un Mondiale (impossibile, temo) con un canestro oltre la sirena, me ne infischierei altamente. Non per questo, vado in giro con il paraocchi. Anzi, a volte sono talmente critico che mi scambiano per interista. Quando succede, vi chiedo una cortesia, fatemi un fischio. Grazie. A tutto c’è un limite.
c) Infine, come ogni blog che si rispetti, credo sia giusto parlare un po’ di quel che mi pare. Con sincerità, senza barriere. E allora, quando ne avrò voglia (capiterà spesso, credo…), questo blog diventerà uno spazio in cui parlare di tutto. A 360 gradi. Da Belen a Obama, passando per Silvio. Altrimenti si offende…

Ecco perchè questo blog si chiama così, Proverò a farlo. Di una cosa vi rassicuro: non sarò calcio dipendente, lo prometto. Amo tutto lo sport. Anche troppo…

Ecco perchè, tra le altre cose, ho scelto l’immagine di Usain Bolt come simbolo di queste pagine. Perchè è il più grande sportivo vivente…perchè non si prende troppo sul serio…perchè sbeffeggia gli avversari dall’alto della sua superiorità…perchè si mangia il pollo fritto a colazione e poi corre i 200 metri in 19″18…

SPORTIVO, MA NON TROPPO…


Hello world!

dicembre 27, 2009

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