Beatrice, ti stimo. Ma ripensaci…

Beatrice Adelizzi, 21 anni e una medaglia di bronzo agli ultimi mondiali di nuoto sincronizzato tenutisi a Roma, ha annunciato ieri il suo ritiro dall’attività agonistica. Infortuni? No. Vuole dedicare il suo tempo allo studio, per laurearsi nel più breve tempo possibile ed inserirsi nel mondo del lavoro…

Decisione insolita, converrete. Specie di questi tempi, in cui lavoro ce n’è poco e spesso non premia chi ha un foglio di carta da poter esibire (la mia generazione lo sa bene). Anche se di nuoto sincronizzato non si campa (e ti tanti altri sport cosiddetti minori) non si campa, avere il coraggio di lasciare una carriera sportiva avviata a livello mondiale per investire sul proprio futuro non è da tutti. Io apprezzo il suo coraggio, sono sincero. Ma, con altrettanta sincerità, mi levo dal coro unanime di lodi seguite alla sua scelta.

Per me ha sbagliato. Spero ci ripensi alla svelta.

Premessa, intanto, per quanti non ne conoscessero la storia sportiva. L’Italia, prima del suo terzo posto a Roma2009, non aveva mai centrato un podio mondiale nella storia del nuoto sincronizzato. Disciplina nella quale, essendo le atlete giudicate con dei voti dall’uno al dieci, scalare posizioni in classifica è un’impresa titanica. Talvolta, anzi spesso, una questione meramente politica. Vincono sempre le stesse, servono anni per guadagnare terreno ed entrare nel ristretto club delle più forti. Nella ginnastica ritmica, dove siamo diventati campioni del mondo dopo lo scippo di Pechino in favore delle cinesi (le italiane giunsero quarte).

Lei ci è riuscita, a 21 anni, non a caso a Roma nei mondiali di casa. Tra trenta mesi ci sono le Olimpiadi e molla sul più bello? Che senso ha? Se è vero che un lavoro cambia la vita, un’Olimpiade eleva la vita di uno sportivo dalla mediocrità ad un livello di eccellenza, specie se – come nel suo caso – vi sono possibilità concrete di andare medaglia. Sarà che il mio sogno, da bambino, era di partecipare alle Olimpiadi (ora rimane il medesimo, però da giornalista) e le ritengo sacre quanto il mio Milan…ma resto convinto che Beatrice stia facendo una sciocchezza.

E’ giovane, direte. Può tornare quando vuole a gareggiare. Palle. Nel tennis accade di frequente con successo (Henin e Clijsters ne sono la dimostrazione, lo stesso Agassi in passato), ma il nuoto sincronizzato è disciplina che, oltre a regalare un fisico scultoreo (formose, toniche, aggraziate…tanta roba!), necessita di allenamento costante e maniacale. Dietro a quei tre minuti di esercizio c’è il lavoro di mesi, spesso di anni. La Adelizzi lo sta buttando via e il nostro sport sta così perdendo una delle più grandi rivelazioni dell’ormai defunto 2009.

Qualcuno si affretti a farglielo capire, magari offrendole un lavoro in federazione dopo il 2o12. Un raccomandato in più o in meno non cambierebbe la vita, stavolta sarebbe pure per una giusta causa. In quanto alla laurea, cara Beatrice, per quella c’è sempre tempo.  L’Olimpiade invece è un treno che non passa di frequente e questo è il momento giusto per salirci.

Scendi alla fermata preferita, prima però passa da Londra.

Secchiona sì, ma non troppo…

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