Io stanotte rimango in piedi…

I tre assi del nostro basket (da sx a dx Belinelli, Gallinari e Bargnani)

Tranquilli, niente porno a sto giro. Rimango sveglio, pur dovendo domani mattina mettermi in viaggio verso Padova, per gustarmi una partita storica per il nostro basket (ore 2, su Sky Sport2 con il commento di Flavio Tranquillo e Gianmarco Pozzecco). Mai si erano visti, contemporaneamente, tre italiani in campo nella stessa gara in NBA.

Bene, stavolta accadrà. Da una parte Belinelli e Bargnani per Toronto, dall’altra Gallinari per New York. Non è una partita decisiva per le sorti del campionato: in NBA, da sempre, l’agonismo vero arriva solo nei playoff. E questi ariveranno tra tre mesi, non so nemmeno se New York e Toronto ce la faranno ad arrivarci.

Oggi conta solo l’orgoglio di essere italiani, in uno sport nel quale spesso ci siamo sentiti inferiori. Anche se, a causa della gestione ridicola dell’ex ct Recalcati, la Nazionale ha toccato negli ultimi anni i suoi minimi storici, il nostro movimento ora ha delle stelle vere. Cinque anni fa, quando vincemmo uno storico argento ad Atene 2004 (calcio a parte, la mia più grande emozione sportiva), avevamo un gruppo coeso. Ma nessun giocatore super.

Gallinari e Bargnani possono aspirare a tale definizione. Li adoro. Il Gallo è il più pronto (pur essendo il più giovane coi suoi 21 anni) mentalmente dei tre:  se i Knicks l’anno prossimo prendono Lebron James, rischia di vincere il titolo da protagonista. Dopo aver passato un anno, quello scorso, con la schiena a pezzi e le orecchie che fumavano per i borbottii di un pubblico di americani beoti che non capiva la sua scelta al Draft.

Il Mago è stato addirittura scelto con il numero uno. Dicono che non abbia le palle per essere un leader. Può essere vero. In Nazionale non lo è mai stato. Guardate le cifre, però: sta diventando un giocatore da All Star Game. E’ una certezza.

Belinelli, dei tre, è quello che amo di meno. E’ pure quello che gioca di meno, a dirla tutta. In Canada, tuttavia, si sta ritagliando uno spazio di tutto rispetto: gioca i suoi venti minuti, prende i suoi tiri e mette in campo la sua velocità e il suo istinto.

Ecco perchè sarà la notte dell’Italian Pride. La mia squadra di fantabasket si chiama così. E loro tre ne fanno parte, ovviamente…

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