Mio figlio lo vorrei come Gallinari

Posa plastica per il Gallo

Di solito, quando penso al mio futuro figlio (mamma, tranquilla, non ho messo nessuna incinta…), immagino il nome con cui lo chiamerò. Sostengo da sempre che la scelta del nome potrebbe essere uno dei motivi principali per cui divorziare. Tra i maschi, il ventaglio della scelta si restringe a: Diego, Niccolò, Francesco, Marco (in netta discesa rispetto a quando, da piccolo, il mio idolo era Van Basten…). Niente robacce esotiche, americanate o vecchiumi tipo il nome del trisavolo o del nonno. Donne, siete avvisate. Qualora fosse una bambina, invece, la scelta è ampia e di ottimo livello…

Detto questo, l’ho presa un po’ alla lontana per dire che, da un po’ di tempo, penso a Danilo Gallinari come il vero modello da seguire per qualsiasi giovane che si avvicina all’attività sportiva. E’ un grandissimo. E non lo dico perchè gioca a basket, da sempre il mio sport del cuore (calcio escluso).

Gallinari ha 21 anni, da due stagioni gioca nell’NBA. L’Olimpo della pallacanestro, dove arrivano solo i migliori. Lui è stato scelto al Draft dai New York Knicks con il numero sei. Bargnani, che come giocatore apprezzo alla pari di Danilo ma non come uomo, venne scelto con il numero uno. Non conta nulla. Nell’anno di Gallinari, il 2008, c’era gente molto più forte con cui competere rispetto al 2006.

La mia stima per il ragazzo lodigiano, già mio idolo quando giocava a Milano, nasce da come ha saputo gestire l’esperienza nella Grande Mela. In quanto italiano, da subito è stato fischiato dagli americani: pesnavano fosse un raccomandato di D’Antoni, il coach, che in Italia giocava insieme a suo padre. Lo chiamavano ‘Big Cock‘ (dal soprannome, Gallo) oppure ‘The Italian Stallion‘. Insomma, elogiavano solo le sue capacità a letto. Del resto, Italians do it better. E’ noto…

Come se non bastasse, Danilo è stato bloccato per tutta la prima stagione da un fastidiosissimo problema alla schiena: ha iniziato a giocare a febbraio dopo uno stop di sei mesi, ma non era lui. Ha provato a stringere i denti sino ad aprile, poi si è fatto operare. Nessuno scommetteva più una lira sul suo ritorno a grandli livelli, in una realtà totalmente opposta a quella italiana. Tanto per fare un esempio, al fantaNba (cui partecipo in rete con solio stranieri), tutti mi deridevano quando a novembre l’ho inserito con convinzione nella mia squadra.

Gallinari ha dimostrato che non mi sbagliavo. In breve tempo, ha conquistato una città come New York che non si lascia contagiare presto da facili entusiasmi. Specie nel basket, dove non vincono più nulla dalla notte dei tempi. La sua maglia è la più venduta della sua franchigia, è stato convocato per l’All Star Game. Segna da tre punti con la stessa facilità con cui spezza in due le difese per andare a schiacciare ed è stato scelto anche come testimonial per raccogliere fondi per le popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti. Un fenomeno. Gliel’ha messa in quel posto, per usare un francesismo…

Dettaglio non trascurabile, non se la tira per nulla. Accetta l’amicizia di chiunque su Facebook. In una parola, è umile. Parla un ottimo inglese, alla faccia di chi pensa che gli italiani siano delle capre. Piace alle donne, è tra gli scapoli più ambiti di tutta New York. Tifa pure al Milan, cosa volere di più?

Con soli 21 anni sulle spalle, lui è un esempio positivo per la mia generazione e per le future. E’ uno che ce l’ha fatta. Con il talento tipico degli italiani. E l’umiltà dei giovani italiani migliori.

Quelli veri, cioè la maggior parte. Che non sono bamboccioni. Alla faccia di Brunetta…

Nei link qui sotto, il Gallinari fischiato nella notte della scelta e le sue prodezze attuali. Tanto per gradire.

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