Razzoli è Razzoli ma…Tomba è leggenda

febbraio 28, 2010

L’Olimpiade azzurra aVancouver è stata talmente raccapricciante che non ho nemmeno visto lo slalom speciale di ieri sera. Per quanto mi riguarda, da sempre, La Gara. L’ha vinta un italiano, grazie a Dio. Si chiama Giuliano Razzoli, viene da un paese in provincia di Reggio Emilia e sin qui aveva vinto solo una gara nella sua carriera. Avevo detto alla vigilia: “O vince o inforca”.

Buona la prima, per fortuna di tutti. Anche del presidente del Coni Gianni Petrucci che, se avesse un minimo di dignità, dovrebbe comunque dimettersi dopo la gramissima figura in Canada. Cinque medaglie sin qui, forse saranno sei dopo la 50 km di fondo di stasera. Anche se fosse, rimane un’Olimpiade ignobile. Da 4 in pagella. Altro che cinque e mezzo. E’ stato un flop. Presidente, se ne vada e ci dica che fine hanno fatto gli impianti costruiti per Torino 2006 ed ora già destinati ad altri fini. O addirittura abbattuti…

Un aspetto, tuttavia, mi preme più di ogni altro. E’ bastato un oro alle Olimpiadi, nello slalom speciale, per dire che Razzoli è il nuovo Tomba. D’accordo, sono emiliani tutti e due. E abbastanza “pazzi”, nel senso buono della parola.

All’età di Razzoli, tuttavia, Albertone aveva già vinto due ori olimpici in due specialità diverse (Razzo fa solo lo slalom, Tomba faceva pure il gigante) e qualche decina di gare in Coppa del Mondo.

Tomba rimarrà per sempre la leggenda di questo sport. Uno dei più grandi sportivi della storia italiana. Un vincente nato. Un istrione, per di più, che ha reso popolare uno sport diventato da “Lambrusco e pop corn” dopo essere stato da “Wurstel e crauti” per una vita.

Io non ho mai amato nessuno come lui, calcio a parte, nella mia vita di tifoso. Per questo, quando partono i paragoni, mi viene l’orticaria. Quando qualcuno, in Italia, saprà superare i numeri di Alberto, io mi toglierò il cappello e mi alzerò in piedi ad applaudirlo.

Ma, se accadrà, sarà tra qualche secolo. Non ne ho la certezza, ma credo che sarò già morto. Berlusconi, forse, sarà ancora vivo. Ci penserà Silvio, nel caso, a fare le mie veci…

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Ancora qualche interista che rimpiange Ibra?

febbraio 25, 2010

Quando quest’estate Ibrahimovic ha lasciato l’Inter per andare al Barcellona, ho visto molti tifosi nerazzurri lasciarsi andare alla depressione. In verità, ne ho visti anche molti contenti. Non tanto per la sua dipartita, quanto per l’avvento di Samuel Eto’o cui il munifico Laporta ha aggiunto 45 milioni per l’amico Moratti.

Detto che il camerunense è stato sin qui il più deludente – rispetto alle aspettative – tra gli acquisti dell’Inter, la vittoria di stasera contro il Chelsea credo abbia convinto anche l’ultimo degli incrollabili tifosi di Ibra: senza di lui, l’Inter è diventata una squadra vera. Più forte. Pronta, se farà fuori i Bleus, a lottare per vincere il titolo continentale.

Ovviamente io tifo per Ancelotti and company, stasera al gol di Kalou ho esultato come quando, sul treno di ritorno da Milano, mi hanno comunicato via sms prima il pareggio di Huntelaar e poi la rete di Pato negli ultimi dieci minuti a Firenze. Però, da giornalista neutrale e quindi oggettivo, non posso che rilevare i miglioramenti dei nerazzurri rispetto al passato.

Hanno personalità, hanno un’identità tattica. Hanno giocatori con le palle. Quelle che, forse, lo svedese in Europa non ha mai dimostrato di avere. Senza di lui, l’Inter di Mourinho è “obbligata” a giocare a calcio. La palla lunga è vietata. Trame di prima, con Sneijder dietro alle punte e Lucio in difesa viene tutto più facile. Due giocatori presi a poche lire, scartati o quasi da Bayern Monaco e Real Madrid. E poi, scusate, c’è Milito

Mi dicono fonti affidabili che il Milan l’avesse già preso dal Genoa, un annetto fa, quando aveva venduto Kakà al Manchester City. Pochi mesi dopo, ha lasciato il brasiliano al Real per la metà dei soldi, l’argentino all’Inter e ha preso Huntelaar. Braida e Galliani: due geni assoluti, nulla da dire…

Il Principe è attualmente uno dei cinque centravanti più forti al mondo (insieme a lui metto Rooney, Ibra stesso, Drogba, Dzeko) e, se non fosse stato per il Genoa, due estati fa sarebbe rimasto al Saragozza in serie B spagnola senza che nessuno facesse un tentativo per prenderlo. Stranezze del calcio.

Strano, vero, questo sport. A volte, però, i numeri tornano. E’ partito Ibra (uno) e sono arrivati Lucio, Motta, Sneijder, Mariga, Pandev, Milito, Eto’o (sette). Aggiungiamoci pure la crescita di Balotelli, che stasera ha dimostrato di valere qualcosina…

In sintesi, c’è ancora qualcuno che rimpiange Ibra? Non credo proprio. Se l’Inter passa, ne sono certo, anche quei pochi nostalgici rimarrano tristemente soli come i capelli rimasti sulla mia testa…


Non ci sono più gli altoatesini di una volta

febbraio 22, 2010

Un classico esempio di come sia sentita l'appartenenza al nostro paese da quelle parti...

Le Olimpiadi di Vancouver stanno andando malissimo per i nostri colori. Non che avessi grandi aspettative – ho già ricordato come, statisticamente, dopo i Giochi in casa vi sia sempre un calo – però, a sei giorni dalla fine dello spettacolo, siamo ancora fermi a quattro medaglie. Pochine, per di più con un solo argento e tre bronzi all’attivo. Se arriviamo a dieci, è un successo. Firmerei, oggi, per garantire almeno due ori che in parte salverebbero capre e cavoli.

Non è tanto la flessione dei nostri atleti a preoccuparmi, tuttavia. La notizia vera è un’altra. E’ il crollo degli altoatesini.

Quand’ero piccolo e andavo in montagna dalle loro parti, mi chiedevo sempre per quale bizzarro motivo dovessero scrivere i nomi delle varie città prima in tedesco e poi in italiano. “Bozen” e non “Bolzano”, ad esempio. E, se parlavi in italiano, a loro scocciava di doversi sforzare a parlare una lingua a tutti gli effetti “straniera”. Mi chiedevo, insomma, che diavolo ci stessero a fare in Italia. Cioè, se a loro era sgradita l’annessione al nostro Paese, se ne tornassero pure da dove erano venuti…

Poi, ho capito la loro utilità. Mondiali di sci, Giochi invernali. Una manna dal cielo. Slittino, bob, biathlon, sono sport vissuti per anni – parzialmente anche oggi – solo sulle spalle di questi personaggi dal nome chilometrico (Plankensteiner, Haselrieder, Weissensteiner, Pahluber…) e dalla confidenza con l’italiano pari a quella di Vujadin Boskov. Mourinho, tanto per dirne uno, parla la nostra lingua molto meglio di loro. Leonardo, in confronto, è un napoletano tutto pizza e tarantella…

Mi sono sempre stati sulle palle. Però vincevano. Ed io ero contento. Quest’anno, invece, un disastro. A parte quel fenomeno di nome Zoeggeler, nei confronti del quale mi sono già tolto il cappello (il capello no, lasciatemene almeno uno…), nessuno squillo. I nostri uomini di punta sono quasi tutti friulani o veneti, al massimo piemontesi. Addirittura, nello slalom, puntiamo forte su Razzoli che è emiliano al pari di Tomba. Oberstolz e Gruber potevano farci ricredere, invece sono arrivati quarti  nello slittino. Moelgg e la Kostner possono ancora farci sognare, ma ormai parlano bene l’italiano dopo tanti anni sulla cresta dell’onda. Una loro vittoria non avrebbe lo stesso gusto.

La domanda, quindi, è: non è che gli altoatesini sono diventati sin troppo “italiani” e si siano stufati di sgobbare per noi?

Italiani sì, che bello…ma non troppo…


I veri vincitori di Sanremo: De Filippi, Jurman. E il televoto…

febbraio 21, 2010

Era l'unica immagine che ho trovato a rendere vagamente l'idea del concetto...

Alla fine ho ceduto. Prima ho guardato Inter-Sampdoria, imbestialendomi contro Del Neri che è stato in grado di non creare un’occasione da gol con due uomini in più a San Siro. La sua squadra è compatta, ma ha zero qualità. Senza Cassano, in primavera, di partite non ne vincerà tante. Poi ho girato su Sanremo. Sino ad oggi avevo solo assistito da esterno alle polemiche e mi ero incuriosito. La finale non potevo perderla, almeno uno spezzone andava visto. E, devo dire, mi è bastato…

Ha vinto Valerio Scanu, ma la cosa non mi stupisce più di tanto. Se decidi di metterti (prima al 50% e poi interamente, nella finale a tre) nelle mani del pubblico a casa, sai già dove vai a parare. L’anno scorso ha vinto Carta davanti a Sal Da Vinci, per cui votavano tutti gli esaltati amici di D’Alessio. E’ stato battuto da un Amico…di Maria, però. Ecco, appunto, la De Filippi. Credo che, anche quest’anno, la vera vincitrice sia lei. Ma non solo.

Ha vinto la De Filippi perchè, dopo Carta, trionfa a Sanremo un prodotto di Amici a meno di un anno dal termine del programma. C’è gente che a 28 anni ancora partecipa tra i Giovani, chi passa dal suo show ha invece spalancate le porte del Paradiso. Scanu, per inciso, ad Amici nemmeno aveva vinto. Era stato battuto da Alessandra Amoroso, per la quale tra l’altra stravedo. Ma il capolavoro di Maria quest’anno è stato globale. La canzone (dei suoi laghi ho già parlato e non mi dilungo…) è stata scritta da un concorrente di quest’anno, tale Pierdavide Carone; l’orchestra era diretta dal sempiterno Peppe Vessicchio, che una volta dirigeva tutti i cantanti e ora invece viene schifato dai più proprio perchè ha prestato il fianco a Mediaset; nella serata dei duetti, infine, la presenza della stessa Amoroso – oltre a rivalutare il brano, che con lei appariva quasi carino alle mie orecchie – ha consentito a Scanu di essere ripescato e poi di andare in finale. Con Costanzo a fare da cerimoniere. Un trionfo.

Ha vinto Luca Jurman perchè, come già accaduto con Marco Carta, senza di lui anche Valerio Scanu sarebbe stato messo in un angolo in quanto “piccolo e sardo”. Il maestro più amato dalle teenager (io lo stimo per la sua calvizie ben portata…) ha puntato forte su questi due cavalli, insieme alla Amoroso, ed ha stravinto. Quest’anno non ha partecipato ad Amici se non come ospite, chissà che l’anno prossimo sia la volta buona per rompere questo dominio defilippiano a Sanremo. Sempre che non partecipi Alessandra Amoroso, la cui vittoria sarebbe scontata. Oppure ci provi lui in prima persona ad entrare in gara. Quest’anno, a quanto so, è stato scartato. Eppure è una delle migliori voci italiane.

Ha vinto il televoto, infine. Già. Primo un concorrente di Amici, secondo il vincitore di Ballando con le Stelle, terzo il vincitore di X Factor e quarta un’altra esclusa da X Factor, Noemi. Tra l’altro, se Morgan avesse partecipato, sono certo che avrebbe vinto lui poichè sarebbe stato l’unico a mettere d’accordo musicisti e pubblico da casa. Insomma, i talent show o presunti tali stanno ormai monopolizzando la tv italiana. Chiaro il livello medio della gente che vota: ragazzine sui 13-14 anni, alcune invasate e in crisi ormonale (sulla mascolinità di Carta, Scanu e Mengoni non sarei disposto a scommettere), disposte anche a spendere intere ricariche – purtroppo ne ho le prove – per far vincere il proprio amato. A quale scopo non si sa, però loro si sentono realizzate così. Insoddisfatte della loro vita, affamate più di cibo che di cultura, si nutrono di tv e nutrono la tv stessa, con i propri soldi (anzi, quelli di papà e mamma). Un circolo vizioso nel quale tutti ci sguazzano. Altrimenti non si spiegherebbe perchè il vincitore del Festival non debba essere deciso dalle giurie demoscopiche come una volta. Il gioco perverso è sin troppo facile da spiegare: porto gli idoli dei talent show in gara, svecchio il pubblico medio, alzo l’audience e mi arricchisco con i loro soldi. Che amarezza.

Detto ciò, due precisazioni.

La prima: anche mia madre, putroppo, in passato ha televotato. Per Yuri, bresciano, a X Factor. Mio padre pensò per un attimo alla separazione, poi si ricordò che mia madre è un’ottima cuoca e fece finta di nulla…

La seconda: avrei gradito una vincitrice donna tra Malika Ayane, Irene Grandi o Noemi. Cristicchi sarebbe comunque andato bene e, lo ammetto, Marco Mengoni non lo disprezzo affatto. Ha personalità da vendere, si muove sul palco come una star. Dovrebbero solo dargli dei testi decenti. Magari chieda a Morgan di scrivere per lui, dato che è stato il suo padrino ad XFactor…

Anzi, c’è una terza nota: va benissimo che abbia vinto Scanu. A un certo punto ho temuto che il trio delle meraviglie facesse lo scherzetto. Sarebbe stato troppo. Ma solo perchè io a Pupo voglio bene, ‘Su di noi’ al karaoke è un mio cavallo di battaglia. Non avrei più avuto il coraggio di cantarla…


Silvio, caccia i soldi. Oppure taci. Che è meglio…

febbraio 19, 2010

L’ha fatto ancora. Dopo aver spalato fango (perchè siamo in Quaresima…) su Ancelotti l’anno scorso, Silvio Berlusconi torna all’attacco. Il Milan perde? La colpa, come sempre, è dell’allenatore. Stavolta tocca al povero Leonardo, obbligato dallo stesso premier a sedersi su una panchina. Lui che, in cuor suo, avrebbe sperato di rimanere dirigente a vita perchè preferiva la scrivania al lavoro sul campo. E noi, per inciso, lo avremmo preferito a Galliani e Braida dato che gli unici colpi veri del Diavolo in questi anni (Pato, Kakà, Thiago Silva) li ha fatti lui…

“Il Milan? Sarebbe bello se lo facessero giocare bene…”, ha detto Berlusconi ai soliti commensali del Pdl durante una cena a Palazzo Grazioli. Immagino che nessuno si sia permesso di obiettare nulla. Figurarsi, di fronte a sua Maestà. Invece, qualunque tifoso del Milan ora ne direbbe quattro a Silvio…

Perchè, lo affermo da tifoso, siamo stufi. Pur odiando questo personaggio politicamente, io non ho mai potuto che ringraziarlo per i successi cui mi ha fatto assistere in questi anni di passione rossonera. Ho visto la mia squadra vincere 5 Champions League, 7 scudetti, 3 Intercontinentali. Insomma, non mi posso lamentare affatto. Alcuni amici interisti, per arrivare a un palmares del genere, dovranno attendere di diventare nonni. Forse.

Detto ciò, negli ultimi tempi Berlusconi non sta più investendo una lira sul Milan. E si permette pure di criticare. Ha preso un allenatore aziendalista perchè non aveva i soldi per permettersi di ingaggiare uno Spalletti, tanto per dirne uno. Ha venduto Kakà e l’ha sostituito con Huntelaar. Ha rinnovato il contratto a un portiere che è un misto tra una saponetta e un citofono. La rosa non ha riserve all’altezza dei titolari e, a gennaio, arrivano Beckham e Mancini. Due esterni (ovviamente a costo zero) che non hanno più “birra” per correre. E in difesa, quando viene l’influenza a qualcuno, ci tocca far giocare Favalli che ha quarant’anni.

Eppure, nonostante un organico da quarto posto, Leonardo sta facendo miracoli. Alcune scelte non le ho capite, ma – diamine – ha dato un gioco alla squadra, con una formula tanto spregiudicata quanto redditizia. E’ terzo, virtualmente secondo. Derby a parte, se vincerà il recupero con la Fiorentina, ha fatto gli stessi punti di Mourinho. Al quale Moratti, in estate, ha sì venduto Ibrahimovic ma ha regalato Lucio, Sneijder, Motta, Milito, Eto’o, Pandev. E scusate se è poco…

Berlusconi, tra l’altro, è uno che di calcio se ne intende. Come può ritenere questo Milan all’altezza delle più grandi? Gli anni passano per tutti, caro Silvio. Anche per i nostri senatori.

E pure per te, temo. Intenditore, ma non troppo

PS: di gnocca rimani invece un super esperto, non ti preoccupare!


I peggiori testi del Festival: i laghi di Scanu, gli aeroplani di Toto…ma il più grande (almeno qui) è Pupo

febbraio 18, 2010

Non ho ancora visto un minuto di Sanremo. Può essere che non senta nemmeno una canzone in diretta da qui alla fine del Festival, ma non per questo ho evitato di sentire le canzone e soprattutto dare un’occhiata ai testi. Alcuni apprezzabili. E forse sono influenzato dalla mia stima per artisti come Irene Grandi, Malika Ayane (due tra le mie cantanti preferite), Simone Cristicchi (geniale la sua canzone su Carla Bruni. Solo qualche minchione può non aver capito il reale significato del testo, con il quale la Premiére Dame non c’entra un bel nulla), qualche emergente come Noemi a cui va la mia stima.

Per il resto, però, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le orecchie. Ecco, nel dettaglio, alcune gemme trash scovate tra i testi delle 15 canzoni in gara:

Arisa: Il suo personaggio ha veramente scocciato. Simpatica per due, tre giorni, poi inizi a odiarla. Quest’anno cambia look, ma la nenia è sempre la stessa: “Può scoppiare in un attimo il sole, tutto quanto potrebbe finire…ma l’amore, ma l’amore no“. Arì, ma chi te se piglia?

Fabrizio Moro: ha scritto una canzone che ritengo un capolavoro, ‘Eppure mi hai cambiato la vita’. Quest’anno sbraca: “Questa è la mia vita, non è una prigione. Perchè la mia vita è una grande occasione. Questa è la mia vita non è una canzone, la la la la la la”. E allora che canti a ffà?

Marco Mengoni: questo mi piace, lo dico subito. Personalità, carisma, artista potenzialmente internazionale. Ma gli danno in mano canzoni indegne. Dopo X Factor, un’altra nenia senza capo nè coda che diventa dignitosa solo grazie alla sua performance: “Ora hai le mie mani, tienile ancora. Adesso puoi fidarti non ti perderò (forse sì forse no)”. A Mengò, decidete!!

Nino D’Angelo: io adoro quest’uomo, premetto. Dai Ragazzi della Curva B alle sfuriate contro Corbelli quando era presidente del Napoli (“Dove so’ finiti i soldi de Strimme??”, rido ancora adesso), ha regalato tante emozioni. Citerei anche una indimenticabile ‘Senza giacca e cravatta accussì sò venuto…’. Però, a sto giro, cade un po’ nel clichè del meridionale incompreso: “Jammo jà ca sta vita va ‘e press Nuie simmo ‘a casa de vase e ‘d carezze Ma fa nutizia sultanto ‘a munnezza Cu sta mafia cu ‘o mandolino Ca ce hanno mise da sempe ncuolle Simmo ‘a faccia ‘e ‘na cartulina Ca ce svenne pe tutt’ ‘o munno”. Tranquillo Nino, c’è anche la pizza…

Povia: basta, non ne possiamo più. Un uomo figlio dell’ipocrisia, del finto perbenismo, riemerge ogni anno solo per proporci la sua lagna al Festival prendendo spunto da fatti di cronaca per imbastire una canzoncina e far parlare di lui. Versi melensi e di dubbia utilità: “La verità è che io voglio vivere, la verità è che io voglio sopravvivere, per favore la spina non staccare, lo sai che io posso ancora procreare, c’è chi sogna che il mondo un giorno può cambiare, ma non serve perchè tanto la gente resta uguale”. Staccategli la spina (e ridatemi il piccione)

Sonohra: gruppo dal nome inutile, confeziona la solita canzonetta da teenager che farà innamorare qualche sedicenne incapace di capire che almeno uno dei due è gay. Propongo, a memoria dei posteri, il verso della canzone con cui vinsero Snremo giovani due anni fa: “L’unica certezza è gli occhi che io ho di te…”. L’analisi logica, grazie…

Toto Cutugno: canzone inascoltabile, ma c’è una valida ragione per tifare per lui. Ha promesso un duetto con Belen. Almeno ci si potrà rifare gli occhi, dopo aver sentito questo strazio: “Amore mio apri le tue ali E voleremo come aeroplani Verso l’alto più su Dove il cielo sei tu Oltre le nuvole Dai proviamo ancora Come la prima volta A far scoppiare il cuore E ricominciare Amore mio Stringimi forte”. Televotiamolo!!!

Valerio Scanu: qui il caso è complicato. Il ragazzino sardo è antipatico come pochi e la prospettiva di veder vincere Sanremo ancora una volta da un sardo è fastidiosa. Non per me, quanto per i Tazenda: loro sì, ai tempi, avrebbero meritato. Eppure la canzone, a furia di ascoltarla dalla collega Ravizza, inizia quasi a piacermi. E il duetto con Alessandra Amoroso, capace di rendere ascoltabili delle melasse insipide, potrebbe far guadagnare terreno. Anyway, queste righe sono ormai nella storia del trash: “Come se un giorno freddo in pieno inverno nudi non avessimo poi tanto freddo perchè
noi coperti sotto il mare a far l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi in tutti i laghi in tutto il mondo l’universo, l’universo, l’universo…”. Ma che vvo ddì?

Pupo, Filiberto e il tenorazzo: le mie parole sarebbero inutili e superfle per raccontare lo strazio e l’imbarazzo nell’udire questo inno trash. ‘Italia’ di Mino Reitano, in confronto, era un capolavoro. Vi lascio al video………..


Scusa Antonellina ma stasera…

febbraio 16, 2010

Antonellina con il suo aitante compagno Eddy. Un classico esempio di matrimonio d'amore...

Tra poco inizia il Festival di Sanremo. Da personaggio nazionalpopolare quale sono, in linea di massima, è un appuntamento che seguo. Mi piace la musica, amo le competizioni. E soprattutto non sono ipocrita. Perchè fingere di non guardarlo quando lo guardano tutti?

Stasera, però, Antonellina, mi devi scusare. La tua prima nella città dei fiori me la perderò. Penso che, per motivi di lavoro, dovrò saltare a piè pari anche le prossime serate. Sorry. In qualche modo rimarrò aggiornato, lo prometto. Anche se – lancio un sassolino – mi chiedo come mai tutto sto casino per Morgan quando la Clerici, in un’altra intervista, ha dichiarato di assumere pillole per dimagrire in vista di Sanremo. L’anoressia è forse meno grave della droga? Mah, non ne sarei affatto sicuro…

Ad ogni modo, smaltita la parentesi Festival, passiamo a stasera. E quindi Milan-Manchester. Ottavi di Champions. Questa è una di quelle gare che vanno annoverate a pieno titolo nel novero delle Partite, quelle con la P maiuscola. E quindi, come tale, va guardata in modo religioso.

Le sfide che contano amo vederle da solo o quasi. Divano di destra del mio salotto, piedi sul bracciolo, mio padre alla sinistra nel divano più grande. Donne a casa, anzi in cucina. Stasera c’è pure il Festival, sono fortunate. Mia madre, una volta, osò spolverare il televisore facendoci perdere un gol e ancora si ricorda gli improperi. Era tra l’altro un’inutile gara di campionato. Per la Champions sa che deve stare al suo posto e non scassa i cosiddetti…

I ricordi più nitidi della mia vita di tifoso rossonero sono abbinati alle gare più belle del Milan nelle Coppe europee. Lasciamo perdere le finali, parliamo dei “mercoledì da leoni” e del loro profumo speciale. Penso a un lontano Bayern-Milan 1-1, semifinale del 1990 con la rete del povero Borgonovo; a un Paris SG-Milan 0-1, altra semifinale nel 1995 quando Boban segnò nei minuti di recupero dopo 90′ in trincea; ricordo più di tutte Milan-Ajax 3-2 e il doppio derby con l’Inter nel 2003. Gare per le quali faticavo a dormire la notte precedente.

Lo dico spesso: anche a causa del mio lavoro, con il tempo sono maturato e non soffro più per il calcio come una volta. Certe notti, però, la passione torna forte come quando ero piccolo e dal risultato del Milan dipendeva il mio umore quotidiano.

Certe notti hai qualche ferita che…il tuo Milan disinfetterà. Spero stanotte sia una di quelle notti. Una notte da Pippo Inzaghi, magari. Una notte da Milan-Manchester, nel ricordo delle fenomenali vittorie targate 2003 e 2007.

Che notti, quelle notti. Antonellina capirà…