I peggiori testi del Festival: i laghi di Scanu, gli aeroplani di Toto…ma il più grande (almeno qui) è Pupo

Non ho ancora visto un minuto di Sanremo. Può essere che non senta nemmeno una canzone in diretta da qui alla fine del Festival, ma non per questo ho evitato di sentire le canzone e soprattutto dare un’occhiata ai testi. Alcuni apprezzabili. E forse sono influenzato dalla mia stima per artisti come Irene Grandi, Malika Ayane (due tra le mie cantanti preferite), Simone Cristicchi (geniale la sua canzone su Carla Bruni. Solo qualche minchione può non aver capito il reale significato del testo, con il quale la Premiére Dame non c’entra un bel nulla), qualche emergente come Noemi a cui va la mia stima.

Per il resto, però, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le orecchie. Ecco, nel dettaglio, alcune gemme trash scovate tra i testi delle 15 canzoni in gara:

Arisa: Il suo personaggio ha veramente scocciato. Simpatica per due, tre giorni, poi inizi a odiarla. Quest’anno cambia look, ma la nenia è sempre la stessa: “Può scoppiare in un attimo il sole, tutto quanto potrebbe finire…ma l’amore, ma l’amore no“. Arì, ma chi te se piglia?

Fabrizio Moro: ha scritto una canzone che ritengo un capolavoro, ‘Eppure mi hai cambiato la vita’. Quest’anno sbraca: “Questa è la mia vita, non è una prigione. Perchè la mia vita è una grande occasione. Questa è la mia vita non è una canzone, la la la la la la”. E allora che canti a ffà?

Marco Mengoni: questo mi piace, lo dico subito. Personalità, carisma, artista potenzialmente internazionale. Ma gli danno in mano canzoni indegne. Dopo X Factor, un’altra nenia senza capo nè coda che diventa dignitosa solo grazie alla sua performance: “Ora hai le mie mani, tienile ancora. Adesso puoi fidarti non ti perderò (forse sì forse no)”. A Mengò, decidete!!

Nino D’Angelo: io adoro quest’uomo, premetto. Dai Ragazzi della Curva B alle sfuriate contro Corbelli quando era presidente del Napoli (“Dove so’ finiti i soldi de Strimme??”, rido ancora adesso), ha regalato tante emozioni. Citerei anche una indimenticabile ‘Senza giacca e cravatta accussì sò venuto…’. Però, a sto giro, cade un po’ nel clichè del meridionale incompreso: “Jammo jà ca sta vita va ‘e press Nuie simmo ‘a casa de vase e ‘d carezze Ma fa nutizia sultanto ‘a munnezza Cu sta mafia cu ‘o mandolino Ca ce hanno mise da sempe ncuolle Simmo ‘a faccia ‘e ‘na cartulina Ca ce svenne pe tutt’ ‘o munno”. Tranquillo Nino, c’è anche la pizza…

Povia: basta, non ne possiamo più. Un uomo figlio dell’ipocrisia, del finto perbenismo, riemerge ogni anno solo per proporci la sua lagna al Festival prendendo spunto da fatti di cronaca per imbastire una canzoncina e far parlare di lui. Versi melensi e di dubbia utilità: “La verità è che io voglio vivere, la verità è che io voglio sopravvivere, per favore la spina non staccare, lo sai che io posso ancora procreare, c’è chi sogna che il mondo un giorno può cambiare, ma non serve perchè tanto la gente resta uguale”. Staccategli la spina (e ridatemi il piccione)

Sonohra: gruppo dal nome inutile, confeziona la solita canzonetta da teenager che farà innamorare qualche sedicenne incapace di capire che almeno uno dei due è gay. Propongo, a memoria dei posteri, il verso della canzone con cui vinsero Snremo giovani due anni fa: “L’unica certezza è gli occhi che io ho di te…”. L’analisi logica, grazie…

Toto Cutugno: canzone inascoltabile, ma c’è una valida ragione per tifare per lui. Ha promesso un duetto con Belen. Almeno ci si potrà rifare gli occhi, dopo aver sentito questo strazio: “Amore mio apri le tue ali E voleremo come aeroplani Verso l’alto più su Dove il cielo sei tu Oltre le nuvole Dai proviamo ancora Come la prima volta A far scoppiare il cuore E ricominciare Amore mio Stringimi forte”. Televotiamolo!!!

Valerio Scanu: qui il caso è complicato. Il ragazzino sardo è antipatico come pochi e la prospettiva di veder vincere Sanremo ancora una volta da un sardo è fastidiosa. Non per me, quanto per i Tazenda: loro sì, ai tempi, avrebbero meritato. Eppure la canzone, a furia di ascoltarla dalla collega Ravizza, inizia quasi a piacermi. E il duetto con Alessandra Amoroso, capace di rendere ascoltabili delle melasse insipide, potrebbe far guadagnare terreno. Anyway, queste righe sono ormai nella storia del trash: “Come se un giorno freddo in pieno inverno nudi non avessimo poi tanto freddo perchè
noi coperti sotto il mare a far l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi in tutti i laghi in tutto il mondo l’universo, l’universo, l’universo…”. Ma che vvo ddì?

Pupo, Filiberto e il tenorazzo: le mie parole sarebbero inutili e superfle per raccontare lo strazio e l’imbarazzo nell’udire questo inno trash. ‘Italia’ di Mino Reitano, in confronto, era un capolavoro. Vi lascio al video………..

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9 Responses to I peggiori testi del Festival: i laghi di Scanu, gli aeroplani di Toto…ma il più grande (almeno qui) è Pupo

  1. Arthur ha detto:

    La canzone è imbarazzante almeno quanto la tristissima e preparatissima intervista a Cassano… Ke squallore!!!
    Bell’articolo Berta… Anche se continuerò a boicottare il festival!

  2. Come da te pronosticato, stasera la Amoroso ha dato una svolta alla canzone di Scanu. Cantata da lei sembrava un’altra cosa…..
    Belen non ha avuto lo stesso effetto sul testo di Toto. Entrambi hanno steccato moltissimo, lui anche più di lei….inascoltabili.
    Sull’improbabile trio Emanuele Filiberto, Pupo e tenore, dico solo una cosa: spero che Pupo e il tenore siano stati pagati molto bene.

  3. Arthur ha detto:

    Il miglior commento alla canzone del principe!
    Geniale…

  4. mister g ha detto:

    gli ultimi 2 anni vincitori strazianti. ne che gli altri fossero molto meglio..ù
    tolta la ayane (o come cazzo si chiama) e ruggeri il resto mi pareva davvero poca roba..

  5. My Page ha detto:

    My Page

    I peggiori testi del Festival: i laghi di Scanu, gli aeroplani di Toto…ma il più grande (almeno qui) è Pupo | Sportivo…ma non troppo

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