Non ci sono più gli altoatesini di una volta

Un classico esempio di come sia sentita l'appartenenza al nostro paese da quelle parti...

Le Olimpiadi di Vancouver stanno andando malissimo per i nostri colori. Non che avessi grandi aspettative – ho già ricordato come, statisticamente, dopo i Giochi in casa vi sia sempre un calo – però, a sei giorni dalla fine dello spettacolo, siamo ancora fermi a quattro medaglie. Pochine, per di più con un solo argento e tre bronzi all’attivo. Se arriviamo a dieci, è un successo. Firmerei, oggi, per garantire almeno due ori che in parte salverebbero capre e cavoli.

Non è tanto la flessione dei nostri atleti a preoccuparmi, tuttavia. La notizia vera è un’altra. E’ il crollo degli altoatesini.

Quand’ero piccolo e andavo in montagna dalle loro parti, mi chiedevo sempre per quale bizzarro motivo dovessero scrivere i nomi delle varie città prima in tedesco e poi in italiano. “Bozen” e non “Bolzano”, ad esempio. E, se parlavi in italiano, a loro scocciava di doversi sforzare a parlare una lingua a tutti gli effetti “straniera”. Mi chiedevo, insomma, che diavolo ci stessero a fare in Italia. Cioè, se a loro era sgradita l’annessione al nostro Paese, se ne tornassero pure da dove erano venuti…

Poi, ho capito la loro utilità. Mondiali di sci, Giochi invernali. Una manna dal cielo. Slittino, bob, biathlon, sono sport vissuti per anni – parzialmente anche oggi – solo sulle spalle di questi personaggi dal nome chilometrico (Plankensteiner, Haselrieder, Weissensteiner, Pahluber…) e dalla confidenza con l’italiano pari a quella di Vujadin Boskov. Mourinho, tanto per dirne uno, parla la nostra lingua molto meglio di loro. Leonardo, in confronto, è un napoletano tutto pizza e tarantella…

Mi sono sempre stati sulle palle. Però vincevano. Ed io ero contento. Quest’anno, invece, un disastro. A parte quel fenomeno di nome Zoeggeler, nei confronti del quale mi sono già tolto il cappello (il capello no, lasciatemene almeno uno…), nessuno squillo. I nostri uomini di punta sono quasi tutti friulani o veneti, al massimo piemontesi. Addirittura, nello slalom, puntiamo forte su Razzoli che è emiliano al pari di Tomba. Oberstolz e Gruber potevano farci ricredere, invece sono arrivati quarti  nello slittino. Moelgg e la Kostner possono ancora farci sognare, ma ormai parlano bene l’italiano dopo tanti anni sulla cresta dell’onda. Una loro vittoria non avrebbe lo stesso gusto.

La domanda, quindi, è: non è che gli altoatesini sono diventati sin troppo “italiani” e si siano stufati di sgobbare per noi?

Italiani sì, che bello…ma non troppo…

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