Schumi, va ‘n pensiù (Schumi, vai in pensione)

aprile 22, 2010

Dato che i miei amici siciliani sembrano gradire molto il nostro dialetto (“Ma ‘nculet”, ‘Terù”, i termini ultimanente più usati), ho deciso di intitolare questo post in bresciano stretto. Anche se, dopo aver visto la sceneggiata di Adro questa sera ad ‘Annozero’, talvolta mi vergogno di essere accomunato geograficamente a certa gente. Io sono terrone inside, lo dico sempre. In realtà, i bresciani hanno tante buone qualità che non sempre emergono. E non è nemmeno il caso di spiegare qui…

Anche perchè voglio parlare di Schimacher da un po’ di tempo. Ero elettrizzato, a marzo, all’idea di vederlo ancora in pista. Pensavo che sarebbe stato un grande volano per il rilancio della Formula Uno. In effetti, i primi quattro Gran Premi della stagione sono stati entusiasmanti. Ma non per merito del Kaiser…

Ora, io dico. A 41 anni, che motivo hai di rimetterti il casco e metterti su un sedile se hai già vinto tutto? Che motivo hai di farlo se lasci la Ferrari, cui avevi promesso amore eterno, per andare alla Mercedes? Mi vengono in mente solo i soldi, come motivo valido. E non credo ne avesse bisogno. In realtà, la motivazione vera si chiama passione. Voglia di rilanciarsi. Schumacher si sentiva ancora il più forte di tutti, sapeva di avere una macchina molto competitiva (le Brawn l’anno scorso hanno stravinto il Mondiale, acquistate dalla Mercedes certo non ci hanno perso…) e fremeva dalla voglia di dare la paga ai giovani rampanti come Alonso ed Hamilton. Probabilmente non aveva neppure molto da fare durante il giorno. E così è tornato…

Per quanto stiamo vedendo sin qui, era meglio stesse a casa. Lasciare all’apice è la cosa più bella. Lui c’era riuscito e ora sta ronvinando tutto. Non può essere il vero Schumi uno che viene massacrato, con le stesse armi, da un Nico Rosberg qualsiasi che sin lì in carriera aveva collezionato solo due podi. La macchina va, è lui a non essere competitivo.

Questi ritorni lasciano in me sempre molta amarezza. Accadono ovunque. Nel basket, Jordan è tornato sul parquet due volte; negli sport individuali, in tanti avevano detto basta per poi riprendere l’attività in vicinanza delle Olimpiadi. Non parliamo poi del pugilato, dove fenomeni analoghi sono all’ordine del giorno. Nel tennis, non me lo dimenticherò mai, ero cresciuto da bambino nel mito di Borg: non lo avevo mai visto in tv, per me era un’immagine quasi sacra. Poi lo svedese, afflito dai debiti e dal matrimonio con Loredana Bertè, decise di riprovarci in un torneo a Montecarlo.

Non mi pareva vero poterlo vedere in carne ed ossa. Il Mito. Fu una debacle impietosa: venne stritolato al primo turno, da un attorino spagnolo qualsiasi come Jordi Arrese. Tornò subito sui suoi passi. Lo fece per denaro, almeno: ebbe il coraggio di ammetterlo.

Schumi di soldi non ha bisogno. E’ ricco sfondato e, da buon tedesco, sa investire bene il grano. Può andare in pensione e lasciarci il ricordo delle sue gesta da campione. A fine anno, forse, lo farà. La speranza è che, nei prossimi appuntamenti sui circuiti, regali almeno un lampo, un guizzo della sua classe che basti a farcelo ricordare con il sorriso. Per com’era e non per com’è diventato adesso.

Perchè anche i campioni, qualunque sia il loro nome, si arrendono all’età che avanza. Giovani dentro…ma non fuori…

Annunci

Anche gufare, in fondo, non è tanto male…

aprile 19, 2010

La mia infanzia sportiva è stata serena. Quando ero alle elementari, il Milan vinceva in Europa e in campionato. Alle medie, più o meno, la musica non cambiò. Soffrii di più alle superiori ma, in fondo, gli insuccessi dell’Inter in quel periodo mi aiutarono a non essere solo. In quanto tifoso di una squadra vincente, tra l’altro con pochi amici milanisti a darmi sostegno, ho conosciuto subito la sindrome del gufaggio. Erano tutti coalizzati contro il Diavolo. Quando vincevamo, sai che gioia poterli deridere. Ma quando perdevamo, e ricordo almeno due finali di Champions contro Marsiglia e Ajax oltre al campionato gettato al vento nel 1990, erano bastonate…

Questo preambolo per dire che ho sempre odiato i gufi. Ora, a 28 anni, mi accorgo invece che gufare non è affatto male e regala soddisfazioni non indifferenti. Da almeno tre anni, odio l’Inter come mai mi ero capitato prima. Se giocano i nerazzurri, sento le partite come quando c’è in campo il Milan. Il mio tifo a favore per il Diavolo si trasforma in “tifo a sfavore” della peggior specie. E mi diverto molto…

Ieri, in tal senso, è stata una giornata sublime. Già me li vedevo gli interisti, sul rigore di Floccari, pensare allo scudetto di nuovo cucito sul petto. Invece è andata male. Alla doppietta di Vucinic ho fatto partire un urlo beluino, come non mi accadeva da tempo. Per me, se la Roma vincerà lo scudetto (ci sono discrete possibilità, qualora passi indenne domenica l’ostacolo Sampdoria), equivarrà (quasi) ad averlo vinto con il mio Milan.

Idem con patate per la Champions. Fino ad ora, il doppio impegno di Mourinho e soci giovava all’interesse del campionato e ho incassato quasi con soddisfazione la loro semifinale. Domani, però, si tifa Barcellona. Si tifa Guardiola, uno dei miei idoli di sempre da quando, nel 2001, ha deciso di indossare la casacca del Brescia. Vedo Baggio e lui con la V bianca sul petto e ancora mi commuovo, a distanza d’anni…

Già sento chi dirà che nelle coppe europee bisogna tifare per le squadre italiane. Mi trovo d’accordo a metà. Io tifo per tutte, quando la Juventus è uscita contro il Bayern mi è sinceramente dispiaciuto. Pensa te. Ma l’Inter no. Non potrò mai tifare per loro nella mia vita. Li odio. Sportivamente parlando, si intende. Quanto sarà bello gufare. Incrociamo le dita. Anzi, iniziamo il gufaggio…

Del resto…sportivo ma non troppo


Io dovrò gufare, ma voi godetevela…

aprile 6, 2010

Martedì 20 a San Siro, mercoledì 28 al Camp Nou

Egoisticamente, da milanista, meglio che Inter-Barcellona capiti in semifinale. I blaugrana sono più forti dei miei odiati cugini, nella doppia sfida hanno più possibilità di tenere fede al pronostico. In una gara secca, invece, li avrei dati 50 e 50. Ora diciamo che dico 55 Barcellona e 45 Inter, dove quel 10% di divario sta tutto in Leo Messi. Un giocatore divino, sontuoso. Una storia magica, la sua. Troppo piccolo per poter fare sport, adesso c’è chi dice che sia già il più grande di tutti i tempi. A soli 22 anni.

Come ho già avuto modo di dire recentemente a qualche collega, gli manca solo uno step per superare Diego Armando Maradona. Deve vincere un Mondiale con l’Argentina. El Pibe de Oro ci riuscì, con una squadra di carcasse, nel 1986. A Italia 90 portò in finale gente come Dezotti e Troglio che faticavano a giocare nella Cremonese. A Usa 94, se non lo avessero fermato per doping, avrebbe vinto con una gamba sola insieme a un’Argentina siderale con Redondo, Batistuta, Balbo e Simeone al top della forma. Rimango convinto che l’Inghilterra sia la grande favorita in Sudafrica ma, se Capello fosse sulla panchina sudamericana e Maradona (scarso, molto scarso come tecnico) su quella inglese, forse il Mondiale potremmo anche fare a meno di giocarlo. Messi, Milito, Higuain, Aguero, Tevez e qualcun altro che ora mi sfugge in attacco. Fate voi…

Torniamo a Inter-Barcellona. E’ una finale anticipata, perchè sono le due squadre più forti. Diffidate da chi elogia il Manchester: domani con il Bayern farà molta fatica a vincere senza Rooney, l’unico grande talento a disposizione di Ferguson. L’anno scorso, con Ronaldo e Tevez, la musica era diversa. Starei piuttosto attento alle francesi, ma non si scappa: chi vince tra Guardiola e Mourinho va a Madrid e si prende la coppa.

Sarà una sfida bellissima, piena di duelli. Pensate ai fratelli Milito che forse si marcheranno l’un con l’altro, pensate a Ibra ed Eto’o che sino a un anno fa vestivano maglie diverse, oppure al talento emergente di Pedrito e Balotelli. Messi non ha rivali, ma Sneijder è un gran bel vedere: il Real Madrid ha preso Kakà per 66 milioni e venduto l’olandese a 15. Un flop clamoroso. L’Inter ride e sa una cosa. Il suo asso è in panchina. Lo Special One avrà però filo da torcere con un predestinato come Pep Guardiola, un uomo a cui da bresciano devo molto. Vederlo con la maglia delle rondinelle è stato emozionante quasi come con Roberto Baggio. Tuttora dice: “Se torno in Italia, vado ad allenare il Brescia”. Le donne lo amano, ma con lui divento un po’ gay anch’io, devo ammetterlo…

Vinca il migliore, allora. E lo dico forte, perchè sarebbe il Barcellona. Pur rendendo omaggio all’Inter per la stagione da protagonista che stanno portando avanti, guferò senza pietà. Proprio come loro hanno fatto con noi per oltre vent’anni. E’ un po’ triste, ma va così.

E ricordatevi. A voler troppo, spesso, si finisce per restare con il piatto vuoto. La Roma, da stasera, ha una speranza in più. Ma resto convinto di una cosa: Zanetti e soci pareggeranno al massimo una partita (calendario alla mano, se passano indenni la Fiorentina possono rischiare con Juventus e Atalanta a cavallo della doppia sfida in Europa), i giallorossi dovranno vincerle tutte. Derby incluso. Quella sarà la chiave…

Il Milan? D’accordo la fede però bisogna essere obiettivi: una squadra allo sfacelo come la nostra non ha chance.

Tifoso…ma non troppo…


Quella mosca tze-tze…

aprile 3, 2010

 

Maurizio Mosca non era un mio mito. Cioè, se devo pensare un giornalista a cui voglio somigliare, non lo prendo come punto di riferimento. Anche se la sua verve è in gran parte quella che anch’io cerco, nel mio piccolo, di mettere in ogni cosa che faccio.

E sarei altrettanto ipocrita se dicessi che la sua morte mi coglie di sorpresa. Era visibilmente malato. Giusto una settimana fa, vedendolo in tv, mi chiedevo se sarebbe arrivato a fine campionato. O al Mondiale. Nel 2006 lo operarono a pochi giorni dal trionfo in Germania, dicevano tutti che era ad un passo dalla morte. Invece si rialzò. E’ riuscito a sopravvivere ancora quattro anni, senza perdere la sua abituale vivacità. Anzi, proprio per quella sua evidente fragilità, era stato adottato da tutti. Diceva diverse cavolate, ma nessuno ormai si arrabbiava più.

Mosca mi ha fatto divertire. Tanto. Spesso mi è capitato di vedere su Youtube le sue migliori gag, riprese dalla Gialappa’s Band in Mai dire Gol.  Lo voglio ricordare allora così. Perchè, anche se è brutto dirlo, per la mia generazione lui è stato soprattutto uno showman prima che un giornalista. E la cosa, non per forza, deve andare a suo demerito.

Ciao Maurizio


E il trash sarebbe Amici?

aprile 1, 2010

Veramente un uomo affascinante...

Certe cose mi fanno incavolare. Non amo, per usare un eufemismo, i reality show. Tutti tranne due: ‘X Factor’ ed ‘Amici’, perchè li ritengo appartenenti ad un’altra categoria. Talent show, il che è diverso. Danno spazio alla musica o al ballo, sfornando a volte veri talenti. Un giorno, magari domani, vi racconterò ad esempio di quanto sia brava Alessandra Amoroso. Ma provo stima anche per Mengoni ed Emma Marrone, recenti vincitori delle ultime due edizioni dei programmi sopra citati. Discorso diverso per Carta o per Scanu, ma questo non c’entra…

Eppure c’è chi continua a sostenere che ‘Amici’ sia trash. De gustibus, sia chiaro. Ma come si può accomunare uno show basato sul talento a quella cozzaglia di individui dalla dubbia intelligenza chiamato ‘Grande Fratello’? Un programma dal quale, tra l’altro, tutte le trasmissioni di Canale 5 traggono poi spunto per le loro splendide trasmissioni. La D’Urso costruisce la sua domenica pomeriggio attorno alle disavventure e alla pochezza di questi reduci da reality, oggi anche la mia amata Federica Panicucci (i suoi capelli lunghi, da bambino, li ho sognati così tanto che poi ne sono rimasto senza…) è scaduta nel più scadente trash da borgata.

Durante ‘Mattino Cinque’, ha organizzato una gara di braccio di ferro tra il culturista del Grande Fratello Massimo Scattarella ed un certo Frank Rodriguez, che deve aver partecipato a qualche altro reality non so dove. Risultato: il primo ha perso e si è spezzato pure un braccio, dovendo essere portato d’urgenza all’ospedale. E la mia Federica che piangeva al ritorno in studio…

Una scena patetica. Mi spiace per Scattarella, ma fa molto ridere…clicca qui per il video!