Quella mosca tze-tze…

 

Maurizio Mosca non era un mio mito. Cioè, se devo pensare un giornalista a cui voglio somigliare, non lo prendo come punto di riferimento. Anche se la sua verve è in gran parte quella che anch’io cerco, nel mio piccolo, di mettere in ogni cosa che faccio.

E sarei altrettanto ipocrita se dicessi che la sua morte mi coglie di sorpresa. Era visibilmente malato. Giusto una settimana fa, vedendolo in tv, mi chiedevo se sarebbe arrivato a fine campionato. O al Mondiale. Nel 2006 lo operarono a pochi giorni dal trionfo in Germania, dicevano tutti che era ad un passo dalla morte. Invece si rialzò. E’ riuscito a sopravvivere ancora quattro anni, senza perdere la sua abituale vivacità. Anzi, proprio per quella sua evidente fragilità, era stato adottato da tutti. Diceva diverse cavolate, ma nessuno ormai si arrabbiava più.

Mosca mi ha fatto divertire. Tanto. Spesso mi è capitato di vedere su Youtube le sue migliori gag, riprese dalla Gialappa’s Band in Mai dire Gol.  Lo voglio ricordare allora così. Perchè, anche se è brutto dirlo, per la mia generazione lui è stato soprattutto uno showman prima che un giornalista. E la cosa, non per forza, deve andare a suo demerito.

Ciao Maurizio

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