Schumi, va ‘n pensiù (Schumi, vai in pensione)

Dato che i miei amici siciliani sembrano gradire molto il nostro dialetto (“Ma ‘nculet”, ‘Terù”, i termini ultimanente più usati), ho deciso di intitolare questo post in bresciano stretto. Anche se, dopo aver visto la sceneggiata di Adro questa sera ad ‘Annozero’, talvolta mi vergogno di essere accomunato geograficamente a certa gente. Io sono terrone inside, lo dico sempre. In realtà, i bresciani hanno tante buone qualità che non sempre emergono. E non è nemmeno il caso di spiegare qui…

Anche perchè voglio parlare di Schimacher da un po’ di tempo. Ero elettrizzato, a marzo, all’idea di vederlo ancora in pista. Pensavo che sarebbe stato un grande volano per il rilancio della Formula Uno. In effetti, i primi quattro Gran Premi della stagione sono stati entusiasmanti. Ma non per merito del Kaiser…

Ora, io dico. A 41 anni, che motivo hai di rimetterti il casco e metterti su un sedile se hai già vinto tutto? Che motivo hai di farlo se lasci la Ferrari, cui avevi promesso amore eterno, per andare alla Mercedes? Mi vengono in mente solo i soldi, come motivo valido. E non credo ne avesse bisogno. In realtà, la motivazione vera si chiama passione. Voglia di rilanciarsi. Schumacher si sentiva ancora il più forte di tutti, sapeva di avere una macchina molto competitiva (le Brawn l’anno scorso hanno stravinto il Mondiale, acquistate dalla Mercedes certo non ci hanno perso…) e fremeva dalla voglia di dare la paga ai giovani rampanti come Alonso ed Hamilton. Probabilmente non aveva neppure molto da fare durante il giorno. E così è tornato…

Per quanto stiamo vedendo sin qui, era meglio stesse a casa. Lasciare all’apice è la cosa più bella. Lui c’era riuscito e ora sta ronvinando tutto. Non può essere il vero Schumi uno che viene massacrato, con le stesse armi, da un Nico Rosberg qualsiasi che sin lì in carriera aveva collezionato solo due podi. La macchina va, è lui a non essere competitivo.

Questi ritorni lasciano in me sempre molta amarezza. Accadono ovunque. Nel basket, Jordan è tornato sul parquet due volte; negli sport individuali, in tanti avevano detto basta per poi riprendere l’attività in vicinanza delle Olimpiadi. Non parliamo poi del pugilato, dove fenomeni analoghi sono all’ordine del giorno. Nel tennis, non me lo dimenticherò mai, ero cresciuto da bambino nel mito di Borg: non lo avevo mai visto in tv, per me era un’immagine quasi sacra. Poi lo svedese, afflito dai debiti e dal matrimonio con Loredana Bertè, decise di riprovarci in un torneo a Montecarlo.

Non mi pareva vero poterlo vedere in carne ed ossa. Il Mito. Fu una debacle impietosa: venne stritolato al primo turno, da un attorino spagnolo qualsiasi come Jordi Arrese. Tornò subito sui suoi passi. Lo fece per denaro, almeno: ebbe il coraggio di ammetterlo.

Schumi di soldi non ha bisogno. E’ ricco sfondato e, da buon tedesco, sa investire bene il grano. Può andare in pensione e lasciarci il ricordo delle sue gesta da campione. A fine anno, forse, lo farà. La speranza è che, nei prossimi appuntamenti sui circuiti, regali almeno un lampo, un guizzo della sua classe che basti a farcelo ricordare con il sorriso. Per com’era e non per com’è diventato adesso.

Perchè anche i campioni, qualunque sia il loro nome, si arrendono all’età che avanza. Giovani dentro…ma non fuori…

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