Una serata nera. E poco azzurra. Ma anche no…

maggio 24, 2010

Hanno vinto tutto. E’ successo. Lo sapevo da tempo, purtroppo. Ci sono annate nelle quali capisci che c’è un disegno divino particolare contro cui non puoi fare nulla. Da milanista, per esempio, ammetto che vincemmo la Champions del 2007 pur senza avere una squadra stellare. Anzi, quel successo fu paradossalmente l’inizio dei nostri guai perchè Galliani e Braida, illuminati com’erano, pensarono di avere ancora in mano una squadra forte. E invece eravamo alla frutta.

L’Inter di quest’anno era forte. Fortissima. Dell’abilità di Branca e soci nella campagna acquisti ho già detto: han fatto un capolavoro. Senza spendere un euro o quasi. Poi, sono arrivati i classici “segni”. A Kiev, a quattro minuti dalla fine, l’Inter era già eliminata. Poi arrivò Milito, in sospetto fuorigioco. E a una fortunosa carambola di Sneijder. Quella sera temetti che poteva essere il loro anno. Contro il Chelsea, l’arbitro ha dato loro una mano all’andata. Al ritorno, hanno strameritato. Aspettavo la gara con il Barcellona per capire quanto valessero. E l’hanno vinta. Con qualche aiuto, d’accordo, ma giocando in dieci per un’ora al Camp Nou.

Se la sono meritata e con il Bayern era l’occasione della vita. Non potevano sbagliare, come accadde a noi ad Atene ritrovando il Liverpool dopo aver perso ad Istanbul. A un certo punto ho sperato perdessero almeno il campionato, ma la Roma ha buttato al vento il titolo in casa contro la Sampdoria.

E allora triplete fu. Al di là delle considerazioni tecniche, sento di poter dire una cosa. Da tifoso e da uomo di calcio. Sono milanista fino al midollo, vedere esultare una folla colorata di nerazzurro – tra l’altro ero a Milano… – è stata dura. Potevamo sfotterli ancora per un motivo: non vincevano in Europa da 45 anni. C’erano prese per il culo bellissime. Non ci saranno più. Questo triplete, in un certo senso, ridisegna la storia. Anche se adesso dovranno avere continuità a grandi livelli, quella che il Milan ha avuto con 8 finali europee in 18 anni. Quasi una ogni due, scusate se è poco.

Da uomo, posso dirne un’altra. Forse è quella che mi ha più stupito. L’incredibile gioia degli interisti di sabato, dopo anni di sofferenze immani, le loro grida di liberazione, in un certo senso mi hanno quasi fatto piacere. Sottolineo il “quasi”. In fondo, se la meritavano.

E, in fondo, è il segnale più eloquente che lo sport è una ruota che gira. E tornerà a girare dalla mia parte, spero, dopo una delle stagioni sportivi più funeree della mia storia.

Aspettando il Brescia. Meno il Mondiale…

Ottimista sì…ma non troppo…

PS: forse sto diventando grande. Qualche anno fa, un discorso del genere non l’avrei mai fatto…

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La Top Ten dei Promossi del campionato

maggio 24, 2010

MILITO, SNEIJDER, ETO’O E LUCIO: I quattro giocatori che hanno fatto compiere il salto di qualità all’Inter. Presi con i soldi di Ibrahimovic. E ne sono avanzati anche un po’. Capolavoro della dirigenza nerazzurra. Accusata per anni di spendere e spandere senza senso, è in questo momento l’unica società italiana a compiere acquisti oculati. In estate ha rischiato, privandosi del suo uomo simbolo per costruire un gruppo vero non più dipendente da un unico solista. E sta arrivando il triplete…
MOURINHO: vincere con l’Inter non è difficile, sono d’accordo. La tripletta, in Italia, non è però mai riuscita a nessuno e tutti sanno quanto sia più difficile ora, con la Champions League allargata, rispetto al passato. Per di più in una società, l’Inter, senza tradizione continentale (per usare un eufemismo) negli ultimi quarant’anni. Ha dato sicurezza all’ambiente, ergendosi da parafulmine per i suoi giocatori. Ha osato, cambiando ancora una volta modulo a stagione in corso. Nel 2008-09 convertì il suo 4-3-3 al 4-3-1-2, stavolta si è spinto verso un 4-2-3-1 ad alto tasso offensivo. L’ha usato sempre, anche in casa del Chelsea. Lo userà pure sabato a Madrid, vedremo se il campo gli darà ancora ragione.
RANIERI: è l’allenatore che ha fatto più punti di tutti, glieen va dato atto. Nessuno dava più un euro alla Roma a settembre, io incluso. Lui l’ha portata ad un passo del titolo. Copiando il modulo di Spalletti, vero. Ma ridando sicurezza ad un ambiente che aveva perso stimoli e si era pericolosamente appiattito. Un solo neo: quella gara con la Sampdoria, decisiva per lo scudetto, persa dopo aver dominato il primo tempo ed averlo chiuso “solo” sull’1-0. Anche se, a conti fatti, lo scudetto l’ha perso con il fanalino di coda Livorno cui ha regalato 5 punti su 6.
LEONARDO: terzo con il Milan di quest’anno. Cioè una squadra scarsa, logora, senza riserve. Alla sua prima esperienza da allenatore, ruolo che nemmeno ama troppo ed ha accettato per puro spirito aziendalista. Gli va fatto un monumento. Se avesse avuto Pato, Nesta e Beckham nel momento clou della stagione, se la sarebbe giocata fino alla fine anche per il tricolore. Il Diavolo ora si ritrova senza un uomo di grande spessore, ma soprattutto l’unico dirigente illuminato. Pato, Thiago Silva, Kakà li ha portati tutti lui a costi contenuti. Se aspettavamo Galliani e Braida, “goodnight to the dreamers”…
PAZZINI: va bè, bravo anche Del Neri. Per carità. Ma, senza le reti del Pazzo, la Sampdoria non arrivava neanche in Europa League. Attaccante splendido, da sempre tra i miei preferiti anche quando alla Fiorentina marciva in panchina. Punta vera, forte in area di rigore (la Roma ne sa qualcosa, l’uomo scudetto è lui…) quanto abile a far salire la squadra agendo da unico riferimento offensivo. Per me, deve giocare titolare al Mondiale. Non si discute.
MIHAJLOVIC E MAXI LOPEZ: quando il cambio d’allenatore fa bene alla salute. Sinisa è uno bravo in panca, lo si era capito già al Bologna l’anno scorso. A Catania ha fatto un miracolo, resuscitando una squadra discreta ma non irresistibile. Poi, va bè, a gennaio è arrivato uno che ha piazzato 11 gol in tre mesetti o poco più. Mica male l’argentino. Possibile che lui e Milito, per tornare in auge, siano dovuti passare prima da squadre di seconda fascia? Mah. Poi il Milan prende Oliveira e Huntelaar…
DESSENA: non ha disputato una stagione da ricordare a Cagliari, anzi. Quel gol al Catania, però, è magia. Come un cucchiaio di Nutella quando ha voglia di qualcosa di dolce. Che spettacolo…
VENTURA: il suo Bari, per mesi, ha giocato il calcio migliore della serie A. Con una squadra costruita con il meglio della serie B, rigorosamente low cost. Ha fatto le nozze con i fichi secchi. Un consiglio: se ha qualche offerta importante, prenda e se ne vada mister. Ripetere i miracoli è difficile e, nel calcio, del passato non c’è mai memoria…
MICCOLI: solo un allenatore ottuso (vincente, sia chiaro, ma ottuso resta) come Lippi poteva ignorarlo per il Sudafrica. Ha giocato una stagione commovente, dimostrando di essere diventato un leader vero oltre che un giocatore ormai maturo per grandi piazze. Tecnica sopraffina, gol da urlo, giocate al bacio per i compagni. Sembrava perso due anni fa a causa di Moggi, si è ritrovato. Con buona pace della Juve…
DI NATALE: 29 gol, che altro dire. Spaventoso. E’ la dimostrazione, tuttavia, che in una squadra non basta un attaccante prolifico per portare a termine una stagione convincente. L’Udinese quest’anno ha rischiato di retrocedere. Nonostante le sue magie. Ora la prova più difficile: dimostrare che in Nazionale ci può stare e non è solo un calciatore di provincia. Nel 2008 non ci riuscì, tradendo Donadoni (che lo mise peraltro fuori alla prima sconfitta) con l’errore dal dischetto nei quarti con la Spagna. Forse non vinceremo il Mondiale, anzi probabilmente andrà così. Una coppia Di Natale-Pazzini (o Borriello), almeno, può farci divertire. Speriamo…


Bertelli dixit: “Se io alleno l’Argentina arrivo nelle prime quattro. Diego non so…”

maggio 12, 2010

Trenta giorni a Sudafrica 2010, ci siamo. Tempo di pronostici, tempo soprattutto di convocazioni. Ed esclusioni. Eccellenti. La sorpresina di Marcello Lippi, che ha inserito Giuseppe Rossi al posto di Nicola Legrottaglie nell’elenco dei magnifici trenta, è nulla in confronto ai fuochi d’artificio che hanno riservato i ct delle altre nazionali favorite per il titolo. In Sudamerica, oggi, si parla solo di Dunga e Maradona, allenatori di Brasile e Argentina. Come sempre, tra le big più attese.

L’ex giocatore della Fiorentina, che può vantare una vittoria in Coppa America nel 2007 e nella Confederations Cup dello scorso giugno a differenza del ‘Pibe de Oro’, ha puntato sul gruppo. Vuole seguire l’esempio di Lippi nelle magiche notti tedesche. Il ct carioca, però, rischia grosso. Soprattutto nel reparto offensivo. Il parco attaccanti lasciato a casa fa impressione. Tutti, o quasi, delle nostre conoscenze: da Ronaldinho (inserito nelle 7 riserve) a Pato, passando per Adriano. Curiosa la scelta di Julio Baptista, quasi mai impiegato nella Roma quest’anno: a proposito di giallorossi, sorprende pure la convocazione di Doni come terzo portiere al posto di Julio Sergio, di cui è riserva tra i pali dell’Olimpico.

Dieguito, la cui esperienza da tecnico è ridotta, sta giocando con il fuoco. Consapevole di farlo. Qui, più che di gruppo da tutelare, ci sarebbe da discutere sulla natura tecnica di alcune decisioni. Sorprendenti? Di più. Assurde, viste dall’Italia. Nei trenta, ad esempio, c’è Bolatti che alla Fiorentina non si è mai ritagliato un ruolo da protagonista. A casa Cambiasso, tra i centrocampisti più forti del mondo. Non c’è spazio nemmeno per Javier Zanetti, il leader dell’Inter di cui parla tutto il globo. Milito si è ritagliato un posto in extremis, ma rischia di essere tagliato – i convocati finali saranno 23 – per fare spazio al napoletano Lavezzi o al 36enne Martin Palermo. In mezzo al campo, poi, Maradona si affida a Veron. Gran giocatore, ma con 37 primavere sul groppone. Rischia di soffrire le sette gare in un mese e il talento macroscopico del reparto offensivo (Messi, Tevez, Aguero, Higuain e tanti altri) potrebbe non bastare agli argentini per riportare a casa la coppa dopo Messico 86.

Anche Domenech, non potrebbe essere altrimenti, ha fatto parlare di sé. Benzema, reduce da una stagione mediocre al Real Madrid ma pur sempre il miglior talento francese degli ultimi anni, guarderà i compagni in tv così come Patrick Vieira, cui nemmeno il trasferimento al City di Mancini è bastato per riconquistare la fiducia del ct.

Capello, lui no, ha scelto secondo logica. Gli infortuni di Beckham e Owen hanno evitato, Oltremanica, tormentoni alla Balotelli. Il quale, insieme a Cassano, Totti e Miccoli, rimane L’Escluso eccellente della nostra spedizione. Lippi ha tenuto fede alle parole dei giorni scorsi. E’ tutto ben chiaro nella sua testa, probabilmente anche i nomi dei sette “epurati” del 18 maggio, quando diramerà la lista definitiva. I dubbi maggiori sono in attacco. Rossi e Quagliarella cercano un disperato recupero. Potrebbe farne le spese uno tra Borriello e Pazzini, più graditi alla gente. Ma l’uomo di Viareggio, si sa, ama andare controcorrente. Anzi, controvento. Il suo hobby è andare in barca. E allora…”finché la barca va, lasciala andare”.

PS: la mia frase iniziale? Una boutade…ma non troppo…


Basile e Ancelotti, io esulto con loro

maggio 10, 2010

Ieri ero contento. Sportivamente parlando, ça va sans dire. Ma come, direte voi? Ha perso il Milan, l’Inter si invola verso il titolo, persino il mio Carpenedolo sta retrocedendo nei Dilettanti… E invece sì, ero contento. Devo dire grazie, per questo, a due personaggi che stimo. Come persone, non solo come uomini di sport.

Parlo di Carlo Ancelotti e Gianluca Basile. Per il primo non c’è bisogno di presentazioni. E nemmeno di dire il motivo della mia gioia. Il grande Carletto, milanista vero, uno di noi, al primo anno in Premier League con il Chelsea ha scalzato il Manchester United dal trono e si appresta, spero, a vincere sabato pure l’FA Cup. Coppa che in Inghilterra vale qualcosa, mica come in Italia dove solo la gazzarra tra Roma e Inter ha attirato un briciolo di attenzione sull’evento.

Due su tre, al primo colpo. Senza un acquisto in estate, vale la pena ricordarlo. Lo United non aveva più Ronaldo, d’accordo, ma è sempre lo United. Ho tifato per lui quasi quanto per il Milan quest’anno. Una sola amarezza: quando giocò negli ottavi di Champions contro l’Inter, tifai per i miei odiati cugini nella speranza che il passaggio del turno li avrebbe penalizzati in campionato. A occhio e croce, facevo meglio a gufare come sempre…

Gianluca Basile, invece, forse non è noto ai più. E la cosa mi spiace. Insieme a Gianmarco Pozzecco, ma vincendo di più, è stato senz’altro il giocatore italiano di pallacanestro migliore nell’ultimo decennio. Anche di più. Nel 199 già vinceva l’oro agli Europei con la nazionale, a 24 anni. Quell’Italia che, da leader vero e da bomber, ha trascinato prima al bronzo europeo nel 2003 e poi all’argento olimpico del 2004. La sua gara in semifinale con la Lituania, piena di “tiri ignoranti” (tipica definizione per i suoi tentativi da tre punti, spesso fuori ritmo ma altrettanto spesso vincenti…), rimane tra i ricordi più belli della mia vita da sportivo. Uno sguardo d’intesa con Pozzecco, altro mio idolo assoluto, pieno di tutte quelle cose che ci si auspica da due giocatori in maglia azzurra: fierezza, fame, cattiveria agonistica, convinzione nei propri mezzi, intesa. Fantastico.

Bene, ieri il ‘Baso’ ha finalmente vinto la sua prima Eurolega. Con la maglia del Barcellona dove, da cinque stagioni, milita. Non è più la prima bocca da fuoco come in Italia, gli anni crescono per tutti e anche per lui. Il fuoriclasse di Ruvo di Puglia è diventato uno specialista da tre punti (due bombe ieri per lui) e un grandissimo difensore nonostante le 35 primavere sul groppone. E’ una persona che stimo, un giocatore che adoro, un italiano di successo.

Che ha vinto all’estero, diventando subito per gli spagnoli “uno di loro”. Proprio come King Carlo. Con buona pace dello Special One


Il lavoro, un diritto di tutti

maggio 1, 2010

Di cose da dire sullo sport ce ne sarebbero a milioni. Sicuramente, prima di parlare dell’Inter e dei gufi, ora me ne guarderò bene. E non perchè mi sia ripromesso di non gufare più in queste ultime settimane. Lungi da me. Piuttosto, il tema ha aperto una discussione infinita su questo blog e preferisco glissare. Complimenti a Mourinho e soci, ci si vede il 22 maggio a Madrid. Punto.

Domani, spero, il Chelsea del mio Carletto Ancelotti può mettere le mani sulla Premier vincendo in casa del Liverpool di un Benitez ormai destinato alla Juve. Complimenti, bel colpo. Il Milan, invece, lascia partire Leonardo per il solito effetto da mestruazioni del premier e dà spazio a Galli o a qualche altro bambinetto che costa due lire. Ci sarebbe Luciano Spalletti, volendo. Male non è. Che amarezza questo Diavolo…

Sta entrando nel vivo anche la stagione del basket, il tennis inizia a scaldarsi con i tornei su terra battuta, domani torna Valentino e la MotoGp. Insomma, di roba ce n’è di cui discutere.

Oggi però è il Primo Maggio e credo sia doverosa una riflessione. Non sul fatto che io debba lavorare anche oggi. Questo non importa a nessuno. Piuttosto, rimango sempre interdetto di quanto poco si parli di “lavoro” sui giornali, nei tg, in qualsiasi luogo che possa sviluppare una coscienza globale sull’argomento.

Il lavoro è il primo problema in questo paese. La situazione è gravissima. I giovani non trovano un posto perchè manca il ricambio generazionale, le aziende dal canto loro sono in crisi e tagliano il personale, ci sono quarantenni ancora precari e disoccupati di ogni età. E le morti sul lavoro, sempre meno sicuro, aumentano.

E’ il caso di fermarsi e riflettere. Qua c’è in gioco il futuro dell’Italia. La politica cosa fa, come reagisce? Pensa alle beghe di quartiere tra Fini e Berlusconi, l’opposizione (se esiste) dorme e l’agenda del giorno parla solo di immigrazione e giustizia.

Il lavoro è un diritto di tutti. Per questo DEVE venire prima.

Buon Primo Maggio. Lavorativo…ma non troppo