La Top Ten dei Promossi del campionato

MILITO, SNEIJDER, ETO’O E LUCIO: I quattro giocatori che hanno fatto compiere il salto di qualità all’Inter. Presi con i soldi di Ibrahimovic. E ne sono avanzati anche un po’. Capolavoro della dirigenza nerazzurra. Accusata per anni di spendere e spandere senza senso, è in questo momento l’unica società italiana a compiere acquisti oculati. In estate ha rischiato, privandosi del suo uomo simbolo per costruire un gruppo vero non più dipendente da un unico solista. E sta arrivando il triplete…
MOURINHO: vincere con l’Inter non è difficile, sono d’accordo. La tripletta, in Italia, non è però mai riuscita a nessuno e tutti sanno quanto sia più difficile ora, con la Champions League allargata, rispetto al passato. Per di più in una società, l’Inter, senza tradizione continentale (per usare un eufemismo) negli ultimi quarant’anni. Ha dato sicurezza all’ambiente, ergendosi da parafulmine per i suoi giocatori. Ha osato, cambiando ancora una volta modulo a stagione in corso. Nel 2008-09 convertì il suo 4-3-3 al 4-3-1-2, stavolta si è spinto verso un 4-2-3-1 ad alto tasso offensivo. L’ha usato sempre, anche in casa del Chelsea. Lo userà pure sabato a Madrid, vedremo se il campo gli darà ancora ragione.
RANIERI: è l’allenatore che ha fatto più punti di tutti, glieen va dato atto. Nessuno dava più un euro alla Roma a settembre, io incluso. Lui l’ha portata ad un passo del titolo. Copiando il modulo di Spalletti, vero. Ma ridando sicurezza ad un ambiente che aveva perso stimoli e si era pericolosamente appiattito. Un solo neo: quella gara con la Sampdoria, decisiva per lo scudetto, persa dopo aver dominato il primo tempo ed averlo chiuso “solo” sull’1-0. Anche se, a conti fatti, lo scudetto l’ha perso con il fanalino di coda Livorno cui ha regalato 5 punti su 6.
LEONARDO: terzo con il Milan di quest’anno. Cioè una squadra scarsa, logora, senza riserve. Alla sua prima esperienza da allenatore, ruolo che nemmeno ama troppo ed ha accettato per puro spirito aziendalista. Gli va fatto un monumento. Se avesse avuto Pato, Nesta e Beckham nel momento clou della stagione, se la sarebbe giocata fino alla fine anche per il tricolore. Il Diavolo ora si ritrova senza un uomo di grande spessore, ma soprattutto l’unico dirigente illuminato. Pato, Thiago Silva, Kakà li ha portati tutti lui a costi contenuti. Se aspettavamo Galliani e Braida, “goodnight to the dreamers”…
PAZZINI: va bè, bravo anche Del Neri. Per carità. Ma, senza le reti del Pazzo, la Sampdoria non arrivava neanche in Europa League. Attaccante splendido, da sempre tra i miei preferiti anche quando alla Fiorentina marciva in panchina. Punta vera, forte in area di rigore (la Roma ne sa qualcosa, l’uomo scudetto è lui…) quanto abile a far salire la squadra agendo da unico riferimento offensivo. Per me, deve giocare titolare al Mondiale. Non si discute.
MIHAJLOVIC E MAXI LOPEZ: quando il cambio d’allenatore fa bene alla salute. Sinisa è uno bravo in panca, lo si era capito già al Bologna l’anno scorso. A Catania ha fatto un miracolo, resuscitando una squadra discreta ma non irresistibile. Poi, va bè, a gennaio è arrivato uno che ha piazzato 11 gol in tre mesetti o poco più. Mica male l’argentino. Possibile che lui e Milito, per tornare in auge, siano dovuti passare prima da squadre di seconda fascia? Mah. Poi il Milan prende Oliveira e Huntelaar…
DESSENA: non ha disputato una stagione da ricordare a Cagliari, anzi. Quel gol al Catania, però, è magia. Come un cucchiaio di Nutella quando ha voglia di qualcosa di dolce. Che spettacolo…
VENTURA: il suo Bari, per mesi, ha giocato il calcio migliore della serie A. Con una squadra costruita con il meglio della serie B, rigorosamente low cost. Ha fatto le nozze con i fichi secchi. Un consiglio: se ha qualche offerta importante, prenda e se ne vada mister. Ripetere i miracoli è difficile e, nel calcio, del passato non c’è mai memoria…
MICCOLI: solo un allenatore ottuso (vincente, sia chiaro, ma ottuso resta) come Lippi poteva ignorarlo per il Sudafrica. Ha giocato una stagione commovente, dimostrando di essere diventato un leader vero oltre che un giocatore ormai maturo per grandi piazze. Tecnica sopraffina, gol da urlo, giocate al bacio per i compagni. Sembrava perso due anni fa a causa di Moggi, si è ritrovato. Con buona pace della Juve…
DI NATALE: 29 gol, che altro dire. Spaventoso. E’ la dimostrazione, tuttavia, che in una squadra non basta un attaccante prolifico per portare a termine una stagione convincente. L’Udinese quest’anno ha rischiato di retrocedere. Nonostante le sue magie. Ora la prova più difficile: dimostrare che in Nazionale ci può stare e non è solo un calciatore di provincia. Nel 2008 non ci riuscì, tradendo Donadoni (che lo mise peraltro fuori alla prima sconfitta) con l’errore dal dischetto nei quarti con la Spagna. Forse non vinceremo il Mondiale, anzi probabilmente andrà così. Una coppia Di Natale-Pazzini (o Borriello), almeno, può farci divertire. Speriamo…

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One Response to La Top Ten dei Promossi del campionato

  1. Ivano Pasqualino ha detto:

    mi sa che quest’articolo andrebbe aggiornato dopo la vittoria della Champions 😀
    soprattutto ai punti 1 e 2

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