BBG: Quei magnifici tre che sognare mi fan…

novembre 30, 2010

Bargnani, Belinelli, Gallinari. In rigoroso ordine alfabetico. Perché metterne uno davanti all’altro ora non avrebbe senso. Stanno giocando uno meglio dell’altro, stanno soprattutto portando alto il nome dell’Italia del basket in NBA. Il Mago è a Toronto, dove dal 2006 indossa la casacca dei Raptors. E’ stato il primo non americano ad essere scelto con il numero uno nel draft, accolto in Canada con molto scetticismo. Dicevano non fosse un vincente, uno attorno a cui era impossibile costruire una squadra per “mancanza di attributi”. Ha dimostrato con i fatti di essere diventato grande, ben al di là dei 25 anni che recita la sua carta d’identità. Sta provando a rendere dignitosa una squadra creata senza troppe pretese dopo le partenze dolorose – ma doverose, per il salary cap – di Bosh e Turkoglu: con una media punti superiore ai venti per gara, sogna addirittura l’All Star Game di febbraio. Sarebbe il primo italiano a riuscirci, battendo l’ennesimo record di una carriera già da incorniciare.

A fare compagnia al romano, l’anno scorso, in Canada, c’era anche Marco Belinelli: lui di anni ne ha 24 ma in America, a differenza del connazionale, ha faticato a trovare fortuna. Dopo un lungo peregrinare, quest’estate, la svolta. Approdo a New Orleans, in una franchigia che gli ha dato subito fiducia, con al fianco Chris Paul, il playmaker più forte della Lega. «Facile segnare così», dicono i critici. La verità è un’altra: Belinelli, ‘Il Beli’ per gli amici, ha scalzato una concorrenza folta nel ruolo di guardia, costringendo ad emigrare – proprio a Toronto, ironia della sorte – due big come Stojakovic e Bayless. Adesso vede tutti dall’alto in basso in classifica. Mica male. Last but non the least, come dicono in America, c’è il Gallo. Il più forte di tutti, lo si sa da sempre. Classe 1988, figlio d’arte, predestinato, da tre anni ai Knicks dove ha ritrovato in panchina quel Mike D’Antoni che giocava con suo padre a Milano. Nella Grande Mela già lo amano. Per descriverlo, basta questa frase: «Io non sono Lebron James, non sono una star. Però do il massimo in campo, non mollo mai». In breve tempo, è diventato il numero uno di New York dove adesso Italia non è più solo pizza e mandolino. Italia fa rima con Gallo.

E a noi non rimane che immaginare una nazionale finalmente vincente. Con loro, I Tre Tenori, è tutto possibile.

Annunci

Se l’Inter non vince a Roma, il Milan ha già vinto lo scudetto

novembre 30, 2010

Hanno vinto contro Twente e Parma, d’accordo. Ma l’Inter rimane in crisi e per Benitez risalire la china era, e resta, una scalata durissima in questo momento. Il K2 dello spagnolo sarà venerdì a Roma, contro la Lazio. E’ l’avversario ideale per capire la reale consistenza del risveglio nerazzurro. E’ secondo, ma in flessione. Una buona squadra, ma non troppo. Come questo blog…

Se l’Inter vuole tornare con autorità in lotta per lo scudetto, deve vincere. Altrimenti, giusto che si dedichi ad altro. Difficilmente il tricolore, con Ibra sulla sponda rossonera e quasi dieci punti di margine a Natale, potrebbe sfuggire al Diavolo. Un altro fallimento, inoltre, tornerebbe a far traballare la panchina di Benitez.

La sua panchina scotta. Nonostante tutto. Il patron, che già in estate aveva avallato la scelta dello spagnolo senza esserne troppo convinto, ha perso la fiducia nel tecnico. Prima delle sconfitte in serie erano arrivati i 21 infortuni, molti dei quali muscolari, i litigi in campo con qualche big (Chivu, Maicon su tutti). Soprattutto, balza agli occhi la mancanza di dialogo tra il tecnico e il gruppo. La squadra non segue l’allenatore, che dal canto suo invoca rinforzi aumentando la rabbia di Moratti.

Benitez non ha tutti i torti, sia chiaro. Balotelli è partito e la società non l’ha rimpiazzato, sazia dei successi ottenuti con Mourinho. Un ricambio, anche minimo, era invece necessario per dare stimoli ad un gruppo logoro e con tanti elementi reduce dal Mondiale. Quest’Inter, seppur con mezza squadra Primavera in panchina, deve però fare di più. Senza ma e senza se. Il monte ingaggi del Chievo non basta a pagare lo stipendio di Eto’o, che tra l’altro è l’unico sul campo a rendere per quanto vale. Senza di lui, tuttavia, davanti chi segna? Gli exploit di Stankovic e Cambiasso, centrocampisti goleador, non potranno durare in eterno. E il Materazzi che ha sofferto domenica un quasi ex giocatore come Hernan Crespo (uno dei miei centravanti preferiti di sempre, sia chiaro…), come si comporterà con Floccari e Zarate?

Insomma, gli interrogativi restano. Al Mondiale per club, forse, Benitez ci arriverà. Che lo vinca, ad oggi, non è più così sicuro. Anche il Pachuca e l’Internacional, oggi, possono fare paura ad un’armata non più invincibile che ancora non ha dimenticato il volto del suo condottiero partito per Madrid.

PS: ma per gli interisti il Mondiale per Club, nel 2007, non era il ‘Trofeo dell’Amicizia’?


Ecco perchè, se fossi juventino, sarei contento…

novembre 30, 2010

Doveva essere una stagione di transizione, il primo ciak di un nuovo progetto lungo tre anni che avrebbe dovuto riportare la Juventus a vincere lo scudetto. La Vecchia Signora, invece, ha voglia di affrettare le tappe. Si è tolta le rughe ed è tornata a sorridere. I rimedi non sono maschere di cetriolo o qualche potente crema antirughe. La ritrovata giovinezza bianconera fa rima con il genio di Aquilani (giocatore che mi fa impazzire da sempre. Anche la sua fidanzata, tra l’altro, Michela Quattrociocche…), tornato nel pieno della forma dopo due stagioni tribolate; la fame di Quagliarella, cacciato dalla sua Napoli e salito a Torino senza valigia di cartone per dimostrare di essere un attaccante completo; la corsa e la classe di Krasic, l’uomo in più di un gruppo che Delneri ha voluto disegnare seguendo la legge del suo fidato 4-4-2 nel quale sono gli esterni, e non il fantasista di turno, a fare la differenza.

Parlare di miracolo Juve è prematuro. In fondo, Chiellini – leader e trascinatore, quando Del Piero viene relegato in panchina – e soci sono quarti. Un piazzamento che, ad inizio stagione, forse non sarebbe stato sottoscritto dal nuovo gruppo dirigenziale guidato da Agnelli e Marotta: il trampolino di (ri)lancio deve essere il terzo posto, che regalerebbe l’accesso alla prossima Champions League senza preliminari. Un’altra estate come quella appena trascorsa, a Torino, non la vuole più passare nessuno. Giocatori presi e lasciati negli ultimi giorni di mercato, trasferte su campi di quarta serie in Irlanda e in Austria per qualificarsi in Europa League. Un cantiere aperto, con il cartello lavori in corso che non piaceva ai tifosi, sfiduciati come non mai. Ora il popolo di fede bianconera ha ritrovato la passione e la speranza. Pronuncia la parola scudetto a bassa voce: sei punti dal Milan sono recuperabili. Forse. Non è tuttavia il margine risicato dalla vetta a far sorridere. Gli juventini vedono un gruppo unito, una squadra che corre e ci crede. Sarà anche operaia, ma la classe operaia spesso va in Paradiso. Ecco perché sognare non è più reato.

PS: se poi andate avanti anche in Europa League, magari, è meglio…grazie


L’Inter è sazia e ha preso un allenatore grasso. Ecco perchè vincerà il Milan. E lo avevo detto…

novembre 16, 2010

Dove eravamo rimasti? Ah, sì. Ai miei pronostici prima del campionato. Bene, dopo dodici giornate ribadisco le mie previsioni che, se necessario, sono state addirittura fortificate dal primo scorcio di stagione. Andiamo con ordine.

Il Milan, seguendo quanto scritto su queste pagine, doveva vincere il titolo. La classifica, sin qui, non mente. I rossoneri sono più forti e completi rispetto alla passata annata, trascorsa tra gli stenti nonostante il buon lavoro di Leonardo. Che non aveva Ibrahimovic, come sempre decisivo in serie A, nemmeno Robinho e Boateng. Il vero acquisto del Diavolo versione 2010/11 è però Rino Gattuso e qui i meriti sono tutti di Allegri: ha rigenerato l’ex compagno al Perugia, ritenuto da tutti (me compreso, pur essendo uno dei suoi più grandi tifosi) sul viale del tramonto. Ringhio ora è tornato a correre per quattro, è l’anima di un gruppo che sta scoprendo di essere grande. Almeno in Italia, dove l’unica avversaria a tiro è la Lazio che tuttavia, nella migliore delle ipotesi, finirà in Europa League. In Europa, si sa, il gioco ‘Tutti per Ibra, Ibra per tutti’ non rende affatto. Non a caso, la qualificazione agli ottavi è ancora in bilico. Ma quest’anno la missione non è più europea, è tutta tricolore. Bisogna strappare lo scudetto ai cugini. In qualunque modo. E quindi, soprattutto, senza un Ronaldinho ormai sempre più ai margini. Finchè vince, e finchè la politica distrae il presidente, Allegri sa che Berlusconi non potrà dirgli nulla. Al primo ko importante, senza il Gaucho, si apriranno i processi e bisognerà vedere se il toscano avrà le spalle forti per sopportarli. Sta crescendo, tuttavia. Senza Pato e Inzaghi, paradossalmente, potrà giocare con un centrocampo più coperto e un attacco meno intasato. Il derby lo dimostra: questo atteggiamento tattico non sarà esteticamente gradevole, ma funziona. Finchè c’è Ibra, c’è speranza.

Veniamo all’Inter. Parlando di derby, viene spontaneo farlo. Dissi ad agosto che i nerazzurri avrebbero vinto solo il Mondiale per club. Ora, non sono più sicuro che vincano nemmeno quello. Anzi, lo vinceranno ma solo grazie al penoso livello delle avversarie: se gli spauracchi si chiamano Pachuca e Internacional, ammesso che abbattano in qualificazione le temibili rappresentanti del Congo e della Papua Nuova Guinea, Benitez può stare tranquillo. Sinceramente, tuttavia, la stagione dei ‘tripletisti’ in carica sta andando peggio di quanto pensassi (e sperassi). Immaginavo che il dopo Mourinho sarebbe stato problematico. Pensavo che Benitez non sarebbe stato l’uomo giusto per gestire una situazione che sarebbe stata peraltro difficile per chiunque. Non credevo, però, ad una lista così lunga di infortuni. Il conto è imbarazzante e l’allenatore non può non avere delle responsabilità. Penso che l’Inter, in primavera, tornerà quella di prima. Ritroverà un pizzico di fame con la vicinanza ai traguardi più importanti. Ora le ruote sono sgonfie, sgonfissime. E nel calcio, prima di qualunque logica, conta la fame. Quella che il Diavolo aveva ieri sera e di cui può disporre dopo sette anni di delusioni in serie A. Se il Milan sarà bravo a porre un margine di punti rassicurante – circa dieci – a metà campionato, la strada dello scudetto è segnata. Altrimenti, l’Inter potrebbe tornare protagonista anche se immaginarlo adesso è una chimera.

Veniamo a Roma e Juve, allora. L’inizio di campionato mi sta dando ragione anche su di loro, seppur in parte. Pronosticai una stagione “buca” per i giallorossi e le prime giornate avallavano sin troppo la mia teoria. Ora la Maggica si è ripresa e, guardando all’ampiezza della rosa, ha le carte in regola per essere addirittura l’anti Milan. Troppi attaccanti saranno però il boomerang di Ranieri: tra Vucinic, Totti e Borriello (senza parlare di Adriano…) ne possono giocare solo due e il capitano è intoccabile più per ragioni sociopolitiche che per argomentazioni tattiche. Possono arrivare in Champions, non di più. Il secondo posto dell’anno scorso rimarrà comunque una chimera. Sulla Juve, invece, mi ero espresso a favore di un cammino europeo nel quale gli uomini di Delneri stanno invece trovando più difficoltà che in Italia. Per avanzare in Europa League, la Vecchia Signora deve vincere le ultime due partite. In serie A, nonostante gli infortuni, i bianconeri stanno invece facendo bene. Avessero un attaccante da 20 gol, sarebbero già da titolo con un Aquilani tornato grande in mezzo al campo. Così, invece faticheranno. Ma si intravede un progetto, a San Siro hanno preso 4 punti su 6. Le basi sono buone, dopo due anni di nulla. I tifosi possono tornare a sperare…

SUlle altre: noto parecchie difficoltà per chi deve gestire il doppio impegno campionato-Europa League. Il Napoli, nonostante una panchina corta, sta facendo bene; il Palermo potrebbe fare molto di più dato che ha un attacco di livello europeo; la Sampdoria non andava male sin quando c’è stato Cassano. Ora, senza il barese e con un Pazzini ancora fermo a un gol (mannaggia a me che l’ho strapagato al fantacalcio…), pensare all’alta classifica è impossibile. In zona salvezza, resto certo della retrocessione di Cesena e Bologna che sono una spanna dietro le altre. Preoccupa il mio Brescia: ci ha fatto sognare per un mese, sfiorando la vetta della classifica, ora è tornato nei posti che – purtroppo – gli competono. L’attacco è buono, ma solo Diamanti sta rendendo secondo le attese e la Nazionale è un giusto premio per lui (nel suo ruolo, ne vedo pochi all’altezza). In difesa si balbetta, a centrocampo la coperta è corta e davanti non si fa gol. Dissi che ci saremmo salvati con una gara di anticipo. Se a gennaio non arriverà qualcuno, la preoccupazione di fallire il pronostico cui tengo di più è realistica.

Spero a maggio di poter dire allora…Indovino…ma non troppo…

PS: bentornati su queste pagine, prometto aggiornamenti più frequenti. Sperando che anche gli altri sport, e non solo il calcio, mi forniscano materiale di cui parlare.