BBG: Quei magnifici tre che sognare mi fan…

Bargnani, Belinelli, Gallinari. In rigoroso ordine alfabetico. Perché metterne uno davanti all’altro ora non avrebbe senso. Stanno giocando uno meglio dell’altro, stanno soprattutto portando alto il nome dell’Italia del basket in NBA. Il Mago è a Toronto, dove dal 2006 indossa la casacca dei Raptors. E’ stato il primo non americano ad essere scelto con il numero uno nel draft, accolto in Canada con molto scetticismo. Dicevano non fosse un vincente, uno attorno a cui era impossibile costruire una squadra per “mancanza di attributi”. Ha dimostrato con i fatti di essere diventato grande, ben al di là dei 25 anni che recita la sua carta d’identità. Sta provando a rendere dignitosa una squadra creata senza troppe pretese dopo le partenze dolorose – ma doverose, per il salary cap – di Bosh e Turkoglu: con una media punti superiore ai venti per gara, sogna addirittura l’All Star Game di febbraio. Sarebbe il primo italiano a riuscirci, battendo l’ennesimo record di una carriera già da incorniciare.

A fare compagnia al romano, l’anno scorso, in Canada, c’era anche Marco Belinelli: lui di anni ne ha 24 ma in America, a differenza del connazionale, ha faticato a trovare fortuna. Dopo un lungo peregrinare, quest’estate, la svolta. Approdo a New Orleans, in una franchigia che gli ha dato subito fiducia, con al fianco Chris Paul, il playmaker più forte della Lega. «Facile segnare così», dicono i critici. La verità è un’altra: Belinelli, ‘Il Beli’ per gli amici, ha scalzato una concorrenza folta nel ruolo di guardia, costringendo ad emigrare – proprio a Toronto, ironia della sorte – due big come Stojakovic e Bayless. Adesso vede tutti dall’alto in basso in classifica. Mica male. Last but non the least, come dicono in America, c’è il Gallo. Il più forte di tutti, lo si sa da sempre. Classe 1988, figlio d’arte, predestinato, da tre anni ai Knicks dove ha ritrovato in panchina quel Mike D’Antoni che giocava con suo padre a Milano. Nella Grande Mela già lo amano. Per descriverlo, basta questa frase: «Io non sono Lebron James, non sono una star. Però do il massimo in campo, non mollo mai». In breve tempo, è diventato il numero uno di New York dove adesso Italia non è più solo pizza e mandolino. Italia fa rima con Gallo.

E a noi non rimane che immaginare una nazionale finalmente vincente. Con loro, I Tre Tenori, è tutto possibile.

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