BBG: Quei magnifici tre che sognare mi fan…

novembre 30, 2010

Bargnani, Belinelli, Gallinari. In rigoroso ordine alfabetico. Perché metterne uno davanti all’altro ora non avrebbe senso. Stanno giocando uno meglio dell’altro, stanno soprattutto portando alto il nome dell’Italia del basket in NBA. Il Mago è a Toronto, dove dal 2006 indossa la casacca dei Raptors. E’ stato il primo non americano ad essere scelto con il numero uno nel draft, accolto in Canada con molto scetticismo. Dicevano non fosse un vincente, uno attorno a cui era impossibile costruire una squadra per “mancanza di attributi”. Ha dimostrato con i fatti di essere diventato grande, ben al di là dei 25 anni che recita la sua carta d’identità. Sta provando a rendere dignitosa una squadra creata senza troppe pretese dopo le partenze dolorose – ma doverose, per il salary cap – di Bosh e Turkoglu: con una media punti superiore ai venti per gara, sogna addirittura l’All Star Game di febbraio. Sarebbe il primo italiano a riuscirci, battendo l’ennesimo record di una carriera già da incorniciare.

A fare compagnia al romano, l’anno scorso, in Canada, c’era anche Marco Belinelli: lui di anni ne ha 24 ma in America, a differenza del connazionale, ha faticato a trovare fortuna. Dopo un lungo peregrinare, quest’estate, la svolta. Approdo a New Orleans, in una franchigia che gli ha dato subito fiducia, con al fianco Chris Paul, il playmaker più forte della Lega. «Facile segnare così», dicono i critici. La verità è un’altra: Belinelli, ‘Il Beli’ per gli amici, ha scalzato una concorrenza folta nel ruolo di guardia, costringendo ad emigrare – proprio a Toronto, ironia della sorte – due big come Stojakovic e Bayless. Adesso vede tutti dall’alto in basso in classifica. Mica male. Last but non the least, come dicono in America, c’è il Gallo. Il più forte di tutti, lo si sa da sempre. Classe 1988, figlio d’arte, predestinato, da tre anni ai Knicks dove ha ritrovato in panchina quel Mike D’Antoni che giocava con suo padre a Milano. Nella Grande Mela già lo amano. Per descriverlo, basta questa frase: «Io non sono Lebron James, non sono una star. Però do il massimo in campo, non mollo mai». In breve tempo, è diventato il numero uno di New York dove adesso Italia non è più solo pizza e mandolino. Italia fa rima con Gallo.

E a noi non rimane che immaginare una nazionale finalmente vincente. Con loro, I Tre Tenori, è tutto possibile.

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Ecco perchè, se fossi juventino, sarei contento…

novembre 30, 2010

Doveva essere una stagione di transizione, il primo ciak di un nuovo progetto lungo tre anni che avrebbe dovuto riportare la Juventus a vincere lo scudetto. La Vecchia Signora, invece, ha voglia di affrettare le tappe. Si è tolta le rughe ed è tornata a sorridere. I rimedi non sono maschere di cetriolo o qualche potente crema antirughe. La ritrovata giovinezza bianconera fa rima con il genio di Aquilani (giocatore che mi fa impazzire da sempre. Anche la sua fidanzata, tra l’altro, Michela Quattrociocche…), tornato nel pieno della forma dopo due stagioni tribolate; la fame di Quagliarella, cacciato dalla sua Napoli e salito a Torino senza valigia di cartone per dimostrare di essere un attaccante completo; la corsa e la classe di Krasic, l’uomo in più di un gruppo che Delneri ha voluto disegnare seguendo la legge del suo fidato 4-4-2 nel quale sono gli esterni, e non il fantasista di turno, a fare la differenza.

Parlare di miracolo Juve è prematuro. In fondo, Chiellini – leader e trascinatore, quando Del Piero viene relegato in panchina – e soci sono quarti. Un piazzamento che, ad inizio stagione, forse non sarebbe stato sottoscritto dal nuovo gruppo dirigenziale guidato da Agnelli e Marotta: il trampolino di (ri)lancio deve essere il terzo posto, che regalerebbe l’accesso alla prossima Champions League senza preliminari. Un’altra estate come quella appena trascorsa, a Torino, non la vuole più passare nessuno. Giocatori presi e lasciati negli ultimi giorni di mercato, trasferte su campi di quarta serie in Irlanda e in Austria per qualificarsi in Europa League. Un cantiere aperto, con il cartello lavori in corso che non piaceva ai tifosi, sfiduciati come non mai. Ora il popolo di fede bianconera ha ritrovato la passione e la speranza. Pronuncia la parola scudetto a bassa voce: sei punti dal Milan sono recuperabili. Forse. Non è tuttavia il margine risicato dalla vetta a far sorridere. Gli juventini vedono un gruppo unito, una squadra che corre e ci crede. Sarà anche operaia, ma la classe operaia spesso va in Paradiso. Ecco perché sognare non è più reato.

PS: se poi andate avanti anche in Europa League, magari, è meglio…grazie


Serie A, si riparte: Ibra dominerà come una volta? Benitez è a dieta, ma l’Inter sembra sazia…

agosto 29, 2010

Bentornato campionatom bentornato pure al mio blog. Prometto che ogni settimana cercherò di scrivere qualcosa di intelligente. Missione difficile, più per le capacità limitate del cronista che per le occasioni offerte dal panorama sportivo internazionale. Basti pensare a questa estate di calciomercato: tutti a parlare di austerity, di affari in ribasso. Poi, in pochi giorni, ecco i botti. Il botto, con l’articolo determinativo davanti, si chiama Zlatan Ibrahimovic. Al Milan. Impensabile sino a un anno fa. Mi prendo dei meriti: l’avevo ipotizzato già a maggio, lo ribadivo con forza anche a luglio, poi avevo un po’ perso le speranze. Invece Berlusconi, sollecitato dalla crisi della maggioranza, ha usato ancora una volta la sua squadra a fini elettorali…

I tifosi, però, possono davvero godere. E con loro tutti i media. Il ritorno dello svedese è un colpaccio per la serie A tutta, non solo per il Diavolo. Compensa in qualche modo la partenza di Mourinho e, particolare non trascurabile, riscalda come non mai il derby milanese. Da una parte l’Inter vincitutto dell’ultima stagione, dall’altra i cugini con il traditore, proprio colui che ha fatto vincere da solo o quasi tre scudetti al Biscione prima di volare a Barcellona e – diciamolo – venire sbeffeggiato da tutto il mondo dopo la semifinale di Champions persa proprio contro i suoi ex compagni.

Attenzione, però. Stavolta il Milan non ha comprato il solito campione bollito. Zlatan Ibrahimovic, pur con i suoi limiti evidenti nelle competizioni europee (parlano i numeri: nei campionati nazionali segna un gol ogni due partite, in Europa ne segna uno ogni quattro…), resta uno dei cinque “crack” mondiali nel suo ruolo. Dove va, vince. Poco da fare. In Olanda ha stravinto con l’Ajax, in Italia ha vinto cinque campionati su cinque con Juventus (senza considerare Calciopoli) e Inter. In Spagna, anche se tutti ricordano la sua esclusione nelle ultime giornate della Liga dopo il flop in Champions, ha pur sempre trionfato al primo colpo segnando 21 gol tra campionato e coppe. Insomma, mica pizza e fichi…

Dirò di più. In Italia, nell’ultimo decennio, non ho mai visto un giocatore dominante come lui. Vince come e quando vuole le partite da solo, specie contro le piccole. E, nell’ottica di un campionato come il nostro, fa la differenza. Il Milan ha patito proprio questo nell’ultima annata: l’Inter ha provato a regalargli il campionato, Leonardo e soci l’hanno perso in casa contro Napoli, Catania, Lazio e tante altre. Con Ibra in campo, non sarebbe successo.

Per questo, ora le due milanesi partono alla pari in Italia. L’Inter, specie in difesa (se Nesta o Thiago Silva pigliano un raffreddore sono guai…), resta molto più forte. Nella Supercoppa persa contro l’Atletico, tuttavia, ho visto una squadra sazia che sta ancora pagando il passaggio da Mourinho a Benitez. Non c’è cosa peggiore di sostituire un allenatore dopo un grande trionfo, Donadoni lo sa bene. Pensate dopo tre, nello stesso anno. Specie se si chiama Special One. Lo spagnolo, che ritengo persona competente e garbata come poche, ha una sfida molto difficile da vincere: sostituire Mourinho, con cui non compete nè per palmares nè per sex appeal. Senza Ibra di mezzo, avrebbe vinto ancora lo scudetto. Ora rischia…

Mi sbilancio nei pronostici, come al solito. Vedo un Milan vincente in Italia, a sette anni dall’ultimo tricolore. I nerazzurri si consoleranno con il Mondiale per club e, forse, con la Coppa Italia. La Champions spero finisca finalmente al Chelsea: lo merita la squadra, lo merita il grande Carlo Ancelotti. Juventus e Roma, le altre grandi? Delneri è in gamba, anche se la campagna acquisti bianconera mi convince sino a un certo punto. Ideale per arrivare terzi e andare in Champions, non di può. Potrebbero fare strada anche in Europa League, pur non vincendola. Insomma, un campionato uguale alla prima Juve di Ranieri…

Ecco, Ranieri. Mi perdoneranno gli amici romanisti, ma credo alla cabala e questa parla chiaro: la Roma, dopo una stagione super, raramente si ripete. Lo stesso dicasi per il suo tecnico, bravo a far bene (non a vincere…) quando ha tutto da guadagnare (vedi il primo anno in bianconero, oppure l’esperienza a Parma) ma facile ad incepparsi quando ha tutto da perdere (secondo anno alla Juve, esperienze con Chelsea e Valencia). Se va bene, la Maggica arriva quarta. Non di più.

Non sarà facile, perchè dovrà guardarsi dalle insidie di un plotone folto ed agguerrito di possibili outsider. Mi piace molto il Palermo di Pastore e Hernandez, due stelle del calcio che verrà. Il Napoli è da sesto posto, attendo la rinascita della Fiorentina con Mihajlovic in panchina, mentre Lazio e Sampdoria hanno buone potenzialità ma allenatori troppo difensivisti per sognare in grande. Occhio al Genoa, che invece osa e può trovare l’annata buona per fare il colpaccio a grandi livelli.

Le altre? Più o meno, lotteranno tutte per la salvezza. Il Bologna, che ha già cambiato allenatore prima di iniziare, parte bene nella corsa per retrocedere; Cesena e Lecce, tra le neopromosse, sembrano meno attrezzate del mio Brescia cui manca la difesa e il centrocampo ma davanti fa finalmente sognare.

Un buon viaggio alle mie rondinelle, che mi accompagneranno anche in tv per tutto l’anno. A loro andrà il mio tifo incondizionato. Per il resto, che vinca il migliore. Sperando, almeno stavolta, non sia l’Inter…

Come sempre sportivo…ma non troppo…


E’ un Mondiale talmente brutto che potremmo pure vincerlo. Ma arriveremo quarti…

giugno 19, 2010

Lo Jabulani, il vero simbolo di questo Mondiale insieme (purtroppo) alle vuvuzelas...

Questo Mondiale fa veramente schifo. Quasi come il mio blog, verrebbe da dire, dato che lo aggiorno ormai di rado. Prometto che per i Mondiali farò un sforzo. Bene, innanzitutto parto col dire che il mio pronostico alla vigilia era chiaro: vince l’Inghilterra in finale con l’Argentina, noi quarti dopo aver perso con Maradona e la finalina per il terzo posto con l’Olanda. Delusioni del torneo, Brasile e Spagna.

Fin qui, tuttavia, la vera delusione è derivata dal livello tecnico del Mondiale stesso. Una noia mortale, sebbene le seconde gare dei vari gironi abbiano mostrato un’inversione di tendenza incoraggiante. Poche gare con più di tre reti realizzate, quindi da ‘over’ (per gli scommetitori, gare con più di due goal), equilibrio che fa rima con mediocrità. Aggiungetevi le insopportabili vuvuzelas, il clima rigido sudafricano e le telecronache di Civoli e Bagni…il bilancio, deprimente, risulta facile da stilare.

Ma veniamo alle prime analisi sulle favorite. Le mie convinzioni non sono cambiate. L’Argentina ha le individualità migliori, è l’unica ad aver creato palle gol a profusione con una discreta Nigeria e poi con un colabrodo chiamato Corea del Sud. Maradona per ora non ha fatto danni, quindi. Anzi, sin qui è l’allenatore ad avere acquistato più credito sul campo. Ma io conservo ancora perplessità, aspettiamolo alla prova delle gare ad eliminazione diretta.

L’Inghilterra, nonostante tutto, rimane la mia favorita. Sono pazzo? Probabile. Oddio, dopo lo 0-0 con l’Algeria inizio anch’io a nutrire qualche dubbio: sono bloccati, come sempre. Questa volta ancora di più, perchè arrivavano al Mondiale più favoriti delle altre volte. Tuttavia, credo che a questa squadra serva una partita per sbloccarsi. Contro la Slovenia, mercoledì, è l’occasione giusta. Se non vincono vanno a casa. Per me vinceranno e poi cambierà la musica. Attenzione, però: arrivare primi o secondi nel girone cambia la vita e il tabellone sarebbe meno in discesa. Mi preoccupa l’assenza di Ferdinand per infortunio, ma io continuo a ribadire la mia tesi: può essere il loro anno. Ci ho pure giocato 15 euro, mi raccomando…

Brasile, eccoci qui. Razionalmente, sono loro i più forti. In un Mondiale nel quale la fanno da padrone le difese e l’organizzazione, loro sono i più quadrati. Difesa invalicabile (anche se prendere un gol dalla Corea del Nord non è un gran biglietto da visita), solidi in mezzo al campo, attacco con poca fantasia (il peggiore negli ultimi trent’anni della Seleçao) ma pur sempre valido. In una competizione mediocre, come sono stati gli ultimi Mondiali fuori dall’Europa (1994 e 2002), possono vincere. Continuano però a non convincermi sino in fondo: domani la Costa d’Avorio può mandarli in crisi e a quel punto l’ultimo match con il Portogallo diventerebbe uno spareggio…

La vera delusione è la Spagna. Io avevo pronosticato che sarebbe uscita agli ottavi, ma pensavo avrebbe vinto in carrozza il proprio girone. Invece, con la Svizzera, è già arrivato il primo ko. Del Bosque paga il cattivo stato di forma di alcuni big, Iniesta e Torres su tutti. Il tempo per risollevarsi c’è. Ma non vinceranno loro. L’accoppiata Europeo-Mondiale, in quest’ordine, è raro che si verifichi.

Per me, le grandi favorite erano queste. L’analisi è chiusa. Non credo alla Germania dei giovani, godo molto per l’eliminazione sicura e meritata della Francia (Uruguay-Messico è biscotto annunciato). Mi piace l’Olanda e mi sbilancio: arriverà terza. Potrebbe essere lei la vera mina vagante, insieme ad una Serbia che può crescere. Lo stesso dicasi per gli Stati Uniti: con una punta vera, sarebbero da semifinale. Giocano benissimo. Uruguay e Messico da quarti. Anche qui, l’avevo detto. Ma non andranno oltre.

E l’Italia? Siamo quelli che pensavamo fossimo. Volitivi, con un buon gruppo (Lippi in questo è maestro) senza classe. Il livello basso di questo Sudafrica 2010 ci può aiutare. Il varco nel tabellone l’abbiamo già intravisto tutti: si può arrivare in semifinale e, anche in questo caso, mi sento di dire che l’avevo detto. Calma, però. Non è questa una Nazionale capace di accendere entusiasmi. Specie con un modulo di calcio poco calzante alle caratteristiche dei singoli. Il povero Marchisio, potenzialmente tra i migliori della nostra spedizione, è il più penalizzato: prima trequartista, ora esterno in un 4-4-2. E’ un centrocampista centrale, bisognerebbe capirlo. Io vedrei bene un 4-3-1-2 con rombo a centrocampo formato da Montolivo, De Rossi, Marchisio appunto e Pirlo. O, nel frattempo, Di Natale.

Lippi invece punta sugli esterni. Che non ci sono. A parte Pepe, diventato in poco tempo il faro di questo gruppo. Ecco perchè sono pessimista sulle possibilità del nostro gruppo. Il culo di Lippi ci porterà (abbastanza) lontano, ma deve osare qualcosa se non vuole accontentarsi del 6 in pagella. L’inserimento di Maggio sugli esterni e la coppia d’attacco Pazzini-Di Natale potrebbero essere idee valide. Purtroppo, invece, domani sommergeremo di gol la disatrosa Nuova Zelanda e lui si convincerà di aver trovato la quadratura del cerchio.

Peccato…

PS: per vivere il Mondiale insieme a me e ai miei colleghi, iscriviti su Facebook al gruppo Sestina Mondiali. Vi aspettiamo!


Schumi, va ‘n pensiù (Schumi, vai in pensione)

aprile 22, 2010

Dato che i miei amici siciliani sembrano gradire molto il nostro dialetto (“Ma ‘nculet”, ‘Terù”, i termini ultimanente più usati), ho deciso di intitolare questo post in bresciano stretto. Anche se, dopo aver visto la sceneggiata di Adro questa sera ad ‘Annozero’, talvolta mi vergogno di essere accomunato geograficamente a certa gente. Io sono terrone inside, lo dico sempre. In realtà, i bresciani hanno tante buone qualità che non sempre emergono. E non è nemmeno il caso di spiegare qui…

Anche perchè voglio parlare di Schimacher da un po’ di tempo. Ero elettrizzato, a marzo, all’idea di vederlo ancora in pista. Pensavo che sarebbe stato un grande volano per il rilancio della Formula Uno. In effetti, i primi quattro Gran Premi della stagione sono stati entusiasmanti. Ma non per merito del Kaiser…

Ora, io dico. A 41 anni, che motivo hai di rimetterti il casco e metterti su un sedile se hai già vinto tutto? Che motivo hai di farlo se lasci la Ferrari, cui avevi promesso amore eterno, per andare alla Mercedes? Mi vengono in mente solo i soldi, come motivo valido. E non credo ne avesse bisogno. In realtà, la motivazione vera si chiama passione. Voglia di rilanciarsi. Schumacher si sentiva ancora il più forte di tutti, sapeva di avere una macchina molto competitiva (le Brawn l’anno scorso hanno stravinto il Mondiale, acquistate dalla Mercedes certo non ci hanno perso…) e fremeva dalla voglia di dare la paga ai giovani rampanti come Alonso ed Hamilton. Probabilmente non aveva neppure molto da fare durante il giorno. E così è tornato…

Per quanto stiamo vedendo sin qui, era meglio stesse a casa. Lasciare all’apice è la cosa più bella. Lui c’era riuscito e ora sta ronvinando tutto. Non può essere il vero Schumi uno che viene massacrato, con le stesse armi, da un Nico Rosberg qualsiasi che sin lì in carriera aveva collezionato solo due podi. La macchina va, è lui a non essere competitivo.

Questi ritorni lasciano in me sempre molta amarezza. Accadono ovunque. Nel basket, Jordan è tornato sul parquet due volte; negli sport individuali, in tanti avevano detto basta per poi riprendere l’attività in vicinanza delle Olimpiadi. Non parliamo poi del pugilato, dove fenomeni analoghi sono all’ordine del giorno. Nel tennis, non me lo dimenticherò mai, ero cresciuto da bambino nel mito di Borg: non lo avevo mai visto in tv, per me era un’immagine quasi sacra. Poi lo svedese, afflito dai debiti e dal matrimonio con Loredana Bertè, decise di riprovarci in un torneo a Montecarlo.

Non mi pareva vero poterlo vedere in carne ed ossa. Il Mito. Fu una debacle impietosa: venne stritolato al primo turno, da un attorino spagnolo qualsiasi come Jordi Arrese. Tornò subito sui suoi passi. Lo fece per denaro, almeno: ebbe il coraggio di ammetterlo.

Schumi di soldi non ha bisogno. E’ ricco sfondato e, da buon tedesco, sa investire bene il grano. Può andare in pensione e lasciarci il ricordo delle sue gesta da campione. A fine anno, forse, lo farà. La speranza è che, nei prossimi appuntamenti sui circuiti, regali almeno un lampo, un guizzo della sua classe che basti a farcelo ricordare con il sorriso. Per com’era e non per com’è diventato adesso.

Perchè anche i campioni, qualunque sia il loro nome, si arrendono all’età che avanza. Giovani dentro…ma non fuori…


Mio figlio lo vorrei come Gallinari

gennaio 29, 2010

Posa plastica per il Gallo

Di solito, quando penso al mio futuro figlio (mamma, tranquilla, non ho messo nessuna incinta…), immagino il nome con cui lo chiamerò. Sostengo da sempre che la scelta del nome potrebbe essere uno dei motivi principali per cui divorziare. Tra i maschi, il ventaglio della scelta si restringe a: Diego, Niccolò, Francesco, Marco (in netta discesa rispetto a quando, da piccolo, il mio idolo era Van Basten…). Niente robacce esotiche, americanate o vecchiumi tipo il nome del trisavolo o del nonno. Donne, siete avvisate. Qualora fosse una bambina, invece, la scelta è ampia e di ottimo livello…

Detto questo, l’ho presa un po’ alla lontana per dire che, da un po’ di tempo, penso a Danilo Gallinari come il vero modello da seguire per qualsiasi giovane che si avvicina all’attività sportiva. E’ un grandissimo. E non lo dico perchè gioca a basket, da sempre il mio sport del cuore (calcio escluso).

Gallinari ha 21 anni, da due stagioni gioca nell’NBA. L’Olimpo della pallacanestro, dove arrivano solo i migliori. Lui è stato scelto al Draft dai New York Knicks con il numero sei. Bargnani, che come giocatore apprezzo alla pari di Danilo ma non come uomo, venne scelto con il numero uno. Non conta nulla. Nell’anno di Gallinari, il 2008, c’era gente molto più forte con cui competere rispetto al 2006.

La mia stima per il ragazzo lodigiano, già mio idolo quando giocava a Milano, nasce da come ha saputo gestire l’esperienza nella Grande Mela. In quanto italiano, da subito è stato fischiato dagli americani: pesnavano fosse un raccomandato di D’Antoni, il coach, che in Italia giocava insieme a suo padre. Lo chiamavano ‘Big Cock‘ (dal soprannome, Gallo) oppure ‘The Italian Stallion‘. Insomma, elogiavano solo le sue capacità a letto. Del resto, Italians do it better. E’ noto…

Come se non bastasse, Danilo è stato bloccato per tutta la prima stagione da un fastidiosissimo problema alla schiena: ha iniziato a giocare a febbraio dopo uno stop di sei mesi, ma non era lui. Ha provato a stringere i denti sino ad aprile, poi si è fatto operare. Nessuno scommetteva più una lira sul suo ritorno a grandli livelli, in una realtà totalmente opposta a quella italiana. Tanto per fare un esempio, al fantaNba (cui partecipo in rete con solio stranieri), tutti mi deridevano quando a novembre l’ho inserito con convinzione nella mia squadra.

Gallinari ha dimostrato che non mi sbagliavo. In breve tempo, ha conquistato una città come New York che non si lascia contagiare presto da facili entusiasmi. Specie nel basket, dove non vincono più nulla dalla notte dei tempi. La sua maglia è la più venduta della sua franchigia, è stato convocato per l’All Star Game. Segna da tre punti con la stessa facilità con cui spezza in due le difese per andare a schiacciare ed è stato scelto anche come testimonial per raccogliere fondi per le popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti. Un fenomeno. Gliel’ha messa in quel posto, per usare un francesismo…

Dettaglio non trascurabile, non se la tira per nulla. Accetta l’amicizia di chiunque su Facebook. In una parola, è umile. Parla un ottimo inglese, alla faccia di chi pensa che gli italiani siano delle capre. Piace alle donne, è tra gli scapoli più ambiti di tutta New York. Tifa pure al Milan, cosa volere di più?

Con soli 21 anni sulle spalle, lui è un esempio positivo per la mia generazione e per le future. E’ uno che ce l’ha fatta. Con il talento tipico degli italiani. E l’umiltà dei giovani italiani migliori.

Quelli veri, cioè la maggior parte. Che non sono bamboccioni. Alla faccia di Brunetta…

Nei link qui sotto, il Gallinari fischiato nella notte della scelta e le sue prodezze attuali. Tanto per gradire.


Se io fossi Lippi: i miei 23 (ad oggi) per il Sudafrica

gennaio 4, 2010

Claudio Lippi, idolo della mia (difficile) infanzia

Il countdown per i Mondiali in Sudafrica è iniziato. Mancano sei mesi e partono i primi tormentoni, clichè tipicamente italiano che si protrarrà sino a primavera con un’impennata a maggio prima delle convocazioni ufficiali. Povero, si fa per dire, Lippi (nella foto, l’unico Lippi che io stimi veramente…). Il vero nodo è attorno al nome di Totti, ma ci sarà tempo anche per i fan di Del Piero. Quelli di Cassano si sono forse già rassegnati, quelli di Balotelli invece sperano nell’intelligenza del ct. Perchè, come leggerete nel mio borsino, l’interista DEVE andare ai Mondiali. La motivazione è semplice: forti come lui non ce ne sono, non vedevo attaccanti di tale talento in Italia da almeno vent’anni. E lo dice un milanista…

Ecco comunque, ad oggi, i miei ventitrè convocati e gli outsider da tenere d’occhio. Aggiorneremo la situazione ogni mese, qualunque commento al riguardo è ben accetto. Del resto, siamo un popolo di allenatori e io, modestamente, lo fui…

Portieri: BUFFON – MARCHETTI – CASTELLAZZI (outsider: Viviano, De Sanctis, Sirigu)

La gerarchia è chiara: primo Gigi e secondo il portiere del Cagliari. Così Lippi dirà che lui lancia i giovani…come terzo meriterebbe una chiamata l’estremo della Samp, più continuo di De Sanctis a cui invece spetterà il posto. I migliori, in realtà, sono Viviano e Sirigu ma in Italia, si sa, meglio non abbondare con i giovani. Specie se non giocano nella Juve, vero Marcello?

Difensori: ZAMBROTTA – SANTON – CANNAVARO – NESTA – CHIELLINI – GAMBERINI – GROSSO – CRISCITO (outisder: Motta, De Silvestri, Ranocchia, Bonucci, Bocchetti)

Tutti parlano del ritorno di Totti, ma quello da convincere – a costo di chiderglielo in ginocchio – è Sandro Nesta. Il più forte difensore al mondo degli ultimi dieci anni, sfido chiunque a dire il contrario. E’ bastato il suo ritorno per ridare dignità alla difesa del Milan. In my opinion, è sempre stato meglio di Cannavaro tanto per intenderci. Il capitano, già. Merita la chiamata, ci mancherebbe. Ma, con Nesta e Chiellini al top, lui sarebbe la terza scelta. Oppure bisognerebbe spostare il toscano a sinistra dove non abbondiamo. Zambrotta e Grosso saranno i due esterni titolari, solo perchè in serie A mancano giocatori di quel livello. Spero vivamente che Santon vada a giocare per poter essere convocato (è il più forte), Criscito può essere utile perchè duttile. Se Nesta non dovesse andare (probabile che ciò accada), una preghiera: dentro Gamberini e Ranocchia (o Bonucci, sempre del Bari), fuori Legrottaglie. Perchè mai dovrebbe meritare la Nazionale uno che fa la riserva a Cannavaro e Chiellini? Ah già, dimenticavo. E’ della Juve…occhio anche a De Silvestri, il nostro futuro sulla fascia destra. Sta facendo bene a Firenze, può essere la sorpresa. Motta deve ritrovarsi alla Roma, se ce la fa può sperare.

Centrocampisti: PIRLO – GATTUSO – DE ROSSI – MARCHISIO – CAMORANESI – CANDREVA (outsider: Galloppa, Cossu, Aquilani, Palombo, Montolivo, Perrotta, Mannini)

Premessa: ipotizzo che giocheremo con il 4-3-3 o il 4-2-3-1. De Rossi e Pirlo saranno titolari sempre e comunque, al loro fianco vedo benissimo Marchisio. Complimenti sinceri alla Juve per aver tirato fuori un bel talento come il suo. Se sta bene, comunque, Camoranesi una maglia la merita. E’ straniero, ok, ma ormai chi se ne frega. Il problema è dietro questi quattro. Gattuso, mio mito personale, è la riserva di Ambrosini nel Milan eppure al Mondiale ci andrà lui perhè il romagnolo sta antipatico a Lippi. A ridaje. Come sesto, allora, tanto vale chiamare Candreva che è eclettico ed ha personalità. Tanto, diciamocelo, non giocherà mai. Tipo Barone nel 2006. Però lui almeno ha talento. Il migliore di tutti, forse, starà a casa. Mi riferisco ad Aquilani: a me piace tantissimo da sempre. Però deve fare cinque mesi alla grande – intendo senza infortuni, il suo vero problema – nel Liverpool se vuole sperare. Io non lo chiamerei, ma temo invece che Palombo farà parte della rosa. Se proprio va convocato un doriano per mitigare il caso Cassano, a quel punto occhio a Mannini: è un esterno vero, in Italia ce ne sono pochi. Molto bravi Cossu e Galloppa, ma sono poco sponsorizzati. Perrotta è ormai bolso, Montolivo sarebbe la quadratura del cerchio ideale se davvero si svegliasse e iniziasse a dimostrare con continuità di essere uno dei migliori prodotti del nostro calcio.

Attaccanti: BALOTELLI – TOTTI – PAZZINI – BORRIELLO – GILARDINO – IAQUINTA (outsider: Quagliarella, Di Natale, Miccoli, Rossi, Matri, Del Piero, Pellissier)
Del sestetto citato, se ne chiamerà quattro, ci sarà già da intonare ‘Pepepepepe’ con trenino apposito. Gli unici sicuri al 100% sono Gilardino e Iaquinta. Sia chiaro, non mi fanno impazzire. Gila è fortissimo, però nelle grandi competizioni gli manca sempre qualcosa: io lo ricordo bene al Milan, dove ha segnato una rete importante in tre anni (3-0 al Manchester in semifinale Champions 2007). Però, per movimenti e per classe, è la prima punta più forte a nostra disposizione. Vincenzone, invece, l’ho rivalutato negli ultimi anni: sgobba, si adatta a fare l’esterno (per questo, con Lippi, giocherà sempre come in Germania) e segna pure. Ci sta dentro. Però, mi si consenta (devo sempre citare Silvio, altrimenti si offende), Balotelli è due volte più forte di lui. D’accordo, non avrà testa ma in un Mondiale serve anche la scheggia impazzita. Specie in questa squadra dall’età media già avanzata. Come esterno d’attacco è esplosivo, può fare tranquillamente la prima e la seconda punta, è ormai titolare nella squadra che domina il campionato. Ditemi voi perchè non dovrebbe andare. Favorevole al ritorno di Totti, non a quello di Toni (indigesto al sottoscritto già ai bei tempi del Brescia di Baggio, Guardiola e Bachini), spendo poi una lancia in favore di Pazzini e Borriello. Il primo difende la palla come nessuno in Italia, qualità spesso ignorata. Toni, nel 2006, sapeva fare solo quello ed è stato titolare pur vedendo la porta con il binocolo. Inoltre, Pazzini sa anche essere goleador: un misto tra Inzaghi e Borriello. Borriello, appunto. Mi chiedo perchè tutto sto casino su Amauri quando abbiamo già in casa uno che più forte di lui. Il Milan, guardate i numeri, ha iniziato a vincere quando si è potuto fregiare del suo apporto in attacco. E’ cresciuto, è completo e si sacrificare per la squadra. Va chiamato subito. Dipendesse da me vedrei bene Totti dietro a lui e Balotelli ma temo sia fantacalcio. Così come è fantacalcio parlare ancora di Cassano. A me è simpatico, lo dico subito. Tuttavia, ha zero chances di andare al Mondiale e, con il ritorno di Totti, si riducono a “sottozero”. Non ha senso parlarne, specie finchè non riesce ad essere decisivo nelle sfide della sua Samp contro le grandi dove, finora, ha sempre steccato. Tra gli outsider, in ribasso le quotazioni di Pepito Rossi (eppure mi piace tanto), penso che solo uno tra Quagliarella e Di Natale si imbarcherà per l’Africa. Al posto, nella mia lista, di Balotelli. Che quell’aereo, temo, non lo prenderà mai. Così come Miccoli che, poveretto, ha numeri da campione ma ha litigato con Moggi alla Juve. E quindi anche con Lippi…Ad ogni modo, i due napoletani sono una garanzia di serietà: possono fare la sesta punta, insomma, senza rompere le palle. Non farebbe lo stesso Del Piero. Se tornerà a giocare e segnare con continuità, tuttavia, un suo ritorno non è da escludere. Essendo lui persona pulita, ne sarei felice. Segnalazioni per Matri e Pellissier: il cagliaritano segna senza sosta da quasi due mesi, l’aostano del Chievo ce l’ho al fantacalcio e la sua sarebbe una piccola favola.
L’IMPORTANTE E’ CHE NON CI VADA PEPE. A TUTTO C’E’ UN LIMITE…

Ci aggiorniamo tra un mesetto. Magari più stringato. Esaustivo sì, ma non troppo…che è meglio!

PS: La mia formazione titolare (4-3-1-2): Buffon; Zambrotta, Nesta, Chiellini, Santon; De Rossi, Pirlo, Marchisio; Totti; Balotelli, Borriello. Allenatore: Bertelli (non vinceremmo il Mondiale perchè lo vince l’Inghilterra, però magari sul podio ci arriviamo…)