Serie A, si riparte: Ibra dominerà come una volta? Benitez è a dieta, ma l’Inter sembra sazia…

agosto 29, 2010

Bentornato campionatom bentornato pure al mio blog. Prometto che ogni settimana cercherò di scrivere qualcosa di intelligente. Missione difficile, più per le capacità limitate del cronista che per le occasioni offerte dal panorama sportivo internazionale. Basti pensare a questa estate di calciomercato: tutti a parlare di austerity, di affari in ribasso. Poi, in pochi giorni, ecco i botti. Il botto, con l’articolo determinativo davanti, si chiama Zlatan Ibrahimovic. Al Milan. Impensabile sino a un anno fa. Mi prendo dei meriti: l’avevo ipotizzato già a maggio, lo ribadivo con forza anche a luglio, poi avevo un po’ perso le speranze. Invece Berlusconi, sollecitato dalla crisi della maggioranza, ha usato ancora una volta la sua squadra a fini elettorali…

I tifosi, però, possono davvero godere. E con loro tutti i media. Il ritorno dello svedese è un colpaccio per la serie A tutta, non solo per il Diavolo. Compensa in qualche modo la partenza di Mourinho e, particolare non trascurabile, riscalda come non mai il derby milanese. Da una parte l’Inter vincitutto dell’ultima stagione, dall’altra i cugini con il traditore, proprio colui che ha fatto vincere da solo o quasi tre scudetti al Biscione prima di volare a Barcellona e – diciamolo – venire sbeffeggiato da tutto il mondo dopo la semifinale di Champions persa proprio contro i suoi ex compagni.

Attenzione, però. Stavolta il Milan non ha comprato il solito campione bollito. Zlatan Ibrahimovic, pur con i suoi limiti evidenti nelle competizioni europee (parlano i numeri: nei campionati nazionali segna un gol ogni due partite, in Europa ne segna uno ogni quattro…), resta uno dei cinque “crack” mondiali nel suo ruolo. Dove va, vince. Poco da fare. In Olanda ha stravinto con l’Ajax, in Italia ha vinto cinque campionati su cinque con Juventus (senza considerare Calciopoli) e Inter. In Spagna, anche se tutti ricordano la sua esclusione nelle ultime giornate della Liga dopo il flop in Champions, ha pur sempre trionfato al primo colpo segnando 21 gol tra campionato e coppe. Insomma, mica pizza e fichi…

Dirò di più. In Italia, nell’ultimo decennio, non ho mai visto un giocatore dominante come lui. Vince come e quando vuole le partite da solo, specie contro le piccole. E, nell’ottica di un campionato come il nostro, fa la differenza. Il Milan ha patito proprio questo nell’ultima annata: l’Inter ha provato a regalargli il campionato, Leonardo e soci l’hanno perso in casa contro Napoli, Catania, Lazio e tante altre. Con Ibra in campo, non sarebbe successo.

Per questo, ora le due milanesi partono alla pari in Italia. L’Inter, specie in difesa (se Nesta o Thiago Silva pigliano un raffreddore sono guai…), resta molto più forte. Nella Supercoppa persa contro l’Atletico, tuttavia, ho visto una squadra sazia che sta ancora pagando il passaggio da Mourinho a Benitez. Non c’è cosa peggiore di sostituire un allenatore dopo un grande trionfo, Donadoni lo sa bene. Pensate dopo tre, nello stesso anno. Specie se si chiama Special One. Lo spagnolo, che ritengo persona competente e garbata come poche, ha una sfida molto difficile da vincere: sostituire Mourinho, con cui non compete nè per palmares nè per sex appeal. Senza Ibra di mezzo, avrebbe vinto ancora lo scudetto. Ora rischia…

Mi sbilancio nei pronostici, come al solito. Vedo un Milan vincente in Italia, a sette anni dall’ultimo tricolore. I nerazzurri si consoleranno con il Mondiale per club e, forse, con la Coppa Italia. La Champions spero finisca finalmente al Chelsea: lo merita la squadra, lo merita il grande Carlo Ancelotti. Juventus e Roma, le altre grandi? Delneri è in gamba, anche se la campagna acquisti bianconera mi convince sino a un certo punto. Ideale per arrivare terzi e andare in Champions, non di può. Potrebbero fare strada anche in Europa League, pur non vincendola. Insomma, un campionato uguale alla prima Juve di Ranieri…

Ecco, Ranieri. Mi perdoneranno gli amici romanisti, ma credo alla cabala e questa parla chiaro: la Roma, dopo una stagione super, raramente si ripete. Lo stesso dicasi per il suo tecnico, bravo a far bene (non a vincere…) quando ha tutto da guadagnare (vedi il primo anno in bianconero, oppure l’esperienza a Parma) ma facile ad incepparsi quando ha tutto da perdere (secondo anno alla Juve, esperienze con Chelsea e Valencia). Se va bene, la Maggica arriva quarta. Non di più.

Non sarà facile, perchè dovrà guardarsi dalle insidie di un plotone folto ed agguerrito di possibili outsider. Mi piace molto il Palermo di Pastore e Hernandez, due stelle del calcio che verrà. Il Napoli è da sesto posto, attendo la rinascita della Fiorentina con Mihajlovic in panchina, mentre Lazio e Sampdoria hanno buone potenzialità ma allenatori troppo difensivisti per sognare in grande. Occhio al Genoa, che invece osa e può trovare l’annata buona per fare il colpaccio a grandi livelli.

Le altre? Più o meno, lotteranno tutte per la salvezza. Il Bologna, che ha già cambiato allenatore prima di iniziare, parte bene nella corsa per retrocedere; Cesena e Lecce, tra le neopromosse, sembrano meno attrezzate del mio Brescia cui manca la difesa e il centrocampo ma davanti fa finalmente sognare.

Un buon viaggio alle mie rondinelle, che mi accompagneranno anche in tv per tutto l’anno. A loro andrà il mio tifo incondizionato. Per il resto, che vinca il migliore. Sperando, almeno stavolta, non sia l’Inter…

Come sempre sportivo…ma non troppo…

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…Oggi penso solo a Nadia

febbraio 1, 2010

Ci sarebbero tanti spunti da trattare per la domenica sportiva appena conclusa.

Potrei parlare del mio Milan che, senza Nesta, non vince MAI. E, quando esce Borriello, non ha più un centravanti in grado di far salire la squadra. Aggiungiamoci che manca anche Pato e bisogna solo leccarsi le dita per essere secondi a pari punti con la Roma, tornata a marciare a ritmi da scudetto. Non a caso, quando un allenatore mediocre ma intelligente come Ranieri ha deciso di mettere in campo gli undici “storici” di Spalletti. L’unico allenatore italiano capace, negli ultimi cinque anni, di dare vita ad un calcio davvero spumeggiante.

Potrei anche dire di quanto sia invecchiato Zaccheroni in questi due anni senza calcio. Quasi quanto Ferrara negli ultimi tre mesi…

Oggi, invece, l’unico mio pensiero sportivo va a Nadia Fanchini. Bresciana, come me. Stella della nostra nazionale di sci alpino. Conosco benissimo la sua storia, la seguo per passione (amo lo sci, pur non sapendo sciare o quasi…) e per lavoro da quando era giovane. L’ho conosciuta di persona, ho il suo numero di cellulare e la sua amicizia su Facebook per quanto (poco) possa contare. Oltre ad apprezzare i suoi occhi e la sua dolcezza femminile in un corpo quasi da culturista, ne ho sempre ammirato la semplicità.

E la forza, il coraggio. Nonostante la sua giovane età, ha avuto più infortuni di Deborah Compagnoni, La più grande sportiva italiana (mia opinione) di ogni epoca. Altro talento cristallino dalle ginocchia di cristallo. A Nadia hanno anche detto che non poteva più sciare per un soffio al cuore, è stata ferma almeno un anno. Quando sembrava ormai dimenticata da tutti (ma non dal sottoscritto, che la intervistò per un settimanale circa due anni fa…), è tornata in pista sconfiggendo le sue paure e le sue ansie con cui convive da sempre. E’ diventata più forte di prima: l’anno scorso, in una stagione memorabile, ha ottenuto pure un bronzo ai Mondiali oltre a tante gioie in Coppa del Mondo.

Questo doveva essere il suo anno. Le Olimpiadi le preparava e le aspettava da tempo. Ad inizio stagione, un’altra sventura: la morte in un incidente della cugina e quel pensiero fisso che non le passa dalla testa. Io ti capisco, Nadia. Ci sono passato.

La Fanchini scia, ma non è lei. E’ la brutta copia di se stessa. Piano piano, poi, torna ad essere la campionessa di sempre. Fino ad oggi, a quella maledetta caduta e a quell’urlo di dolore. Domani sarebbe partita con la squadra per il Canada ad inseguire una medaglia. Sarà invece sotto i ferri, quanto prima, per l’ennesima lesione ai legamenti del ginocchio. Anche in questo caso, Nadia, io ti capisco. Ci sono passato.

Lo sport è davvero bastardo, a volte. Come la vita. Aspetti a lungo un momento, lo assapori. Poi, quando sei pronto a gustarlo, il fato te lo toglie. A chi non è mai capitato? Certo, quattro anni di attesa sono lunghi da passare. Il 2014, i Giochi del riscatto, sono troppo lontani.

Per questo, cara Nadia, oggi penso solo a te. A quel tuo dolore che è anche il mio. Il nostro. Di chi sa cosa voglia dire rialzarsi dopo una brutta caduta. Dopo che tutto sembra andarti storto e il mondo girare in direzione ostinatamente contraria.

Ma sei bresciana, hai la scorza dura. Ed hai la forza interiore, il sorriso di chi sa già che, anche stavolta, ce la farà.

A presto, campionessa