Se l’Inter non vince a Roma, il Milan ha già vinto lo scudetto

novembre 30, 2010

Hanno vinto contro Twente e Parma, d’accordo. Ma l’Inter rimane in crisi e per Benitez risalire la china era, e resta, una scalata durissima in questo momento. Il K2 dello spagnolo sarà venerdì a Roma, contro la Lazio. E’ l’avversario ideale per capire la reale consistenza del risveglio nerazzurro. E’ secondo, ma in flessione. Una buona squadra, ma non troppo. Come questo blog…

Se l’Inter vuole tornare con autorità in lotta per lo scudetto, deve vincere. Altrimenti, giusto che si dedichi ad altro. Difficilmente il tricolore, con Ibra sulla sponda rossonera e quasi dieci punti di margine a Natale, potrebbe sfuggire al Diavolo. Un altro fallimento, inoltre, tornerebbe a far traballare la panchina di Benitez.

La sua panchina scotta. Nonostante tutto. Il patron, che già in estate aveva avallato la scelta dello spagnolo senza esserne troppo convinto, ha perso la fiducia nel tecnico. Prima delle sconfitte in serie erano arrivati i 21 infortuni, molti dei quali muscolari, i litigi in campo con qualche big (Chivu, Maicon su tutti). Soprattutto, balza agli occhi la mancanza di dialogo tra il tecnico e il gruppo. La squadra non segue l’allenatore, che dal canto suo invoca rinforzi aumentando la rabbia di Moratti.

Benitez non ha tutti i torti, sia chiaro. Balotelli è partito e la società non l’ha rimpiazzato, sazia dei successi ottenuti con Mourinho. Un ricambio, anche minimo, era invece necessario per dare stimoli ad un gruppo logoro e con tanti elementi reduce dal Mondiale. Quest’Inter, seppur con mezza squadra Primavera in panchina, deve però fare di più. Senza ma e senza se. Il monte ingaggi del Chievo non basta a pagare lo stipendio di Eto’o, che tra l’altro è l’unico sul campo a rendere per quanto vale. Senza di lui, tuttavia, davanti chi segna? Gli exploit di Stankovic e Cambiasso, centrocampisti goleador, non potranno durare in eterno. E il Materazzi che ha sofferto domenica un quasi ex giocatore come Hernan Crespo (uno dei miei centravanti preferiti di sempre, sia chiaro…), come si comporterà con Floccari e Zarate?

Insomma, gli interrogativi restano. Al Mondiale per club, forse, Benitez ci arriverà. Che lo vinca, ad oggi, non è più così sicuro. Anche il Pachuca e l’Internacional, oggi, possono fare paura ad un’armata non più invincibile che ancora non ha dimenticato il volto del suo condottiero partito per Madrid.

PS: ma per gli interisti il Mondiale per Club, nel 2007, non era il ‘Trofeo dell’Amicizia’?

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Adesso io tifo Inghilterra. Ma vedo una finale stile 78

giugno 26, 2010

I believe in England

Non ho molto da dire sull’uscita dell’Italia da questo Mondiale. I miei dubbi verso la Nazionale di Lippi li avevo già manifestati ampiamente questo inverno, poi in sede di convocazioni e infine al termine delle prime due gare del girone. Dove, almeno, avevamo pareggiato e non perso. Sarebbe bastato questo, contro la Slovacchia, per arrampicarci agli ottavi. Non ci voleva molto per riuscirci. Bastava far giocare dal primo minuto chi aveva fame. Che fossimo senza qualità si sapeva, ma gli attributi pensavo fossero ancora merce di cui Cannavaro e soci fossero provvisti. L’eroe del nostro Mondiale è Quagliarella, a cui stringo virtualmente la mano. Basta questo per tratteggiare le linee fosche della nostra spedizione: il napoletano, se Lippi avesse seguito una logica, quell’aereo non l’avrebbe nemmeno preso. Dovevano esserci Balotelli, Cassano, Miccoli. Forse Totti. D’accordo. Ma bastavano anche Borriello e Rossi, esclusi senza motivo dal ct negli ultimi tagli. Pazzini, l’unico buono a disposizione, ha giocato uno scampolo contro la Nuova Zelanda: poi gli è stato preferito Iaquinta, noto per le sue doti da bomber. Basti pensare che in campionato, quest’anno, ha segnato tante reti (6) come i suoi mesi ai box per infortunio. E noi volevamo arrivare nelle quattro, così? Ma fatemi il piacere…

Detto questo, the show must go on anche senza di noi. Mancherà un po’ di passione, non scemerà il mio interesse per la competizione. Tiferò Inghilterra, per vari motivi. Innanzitutto gli inglesi meritano una gioia dopo 44 anni di digiuno. La aspettano, come noi nel 2006. E poi hanno un allenatore italiano, Fabio Capello. Vi immaginate che soddisfazione se, per tornare a vincere, dovessero ringraziarci dopo averci sbeffeggiato per una vita? Last but not the least, ci ho giocato 15 euro di scommessa un mese fa. Anche per questo, ma non solo, tifo per loro. Avevo detto che una vittoria poteva sbloccarli. Contro la Slovenia è arrivata. Mai ho visto Capello esultare così per un singolo successo. La speranza è di vederlo muovere ancora con soddisfazione la sua mascellona goriziana…

Il secondo posto nel girone ha però messo Gerrard e soci di fronte ad un tabellone terrificante. Prima la giovane e rampante Germania negli ottavi, poi l’Argentina (occhio al Messico ma…) nei quarti. E qui sarà lo scoglio più duro. E’ la miglior squadra del lotto, si sapeva. Così unita attorno a Maradona, però, quello lo ignoravo. A rigor di logica, adesso, i favoriti sono loro ed il Brasile. Più la Spagna, che ha nel Portogallo agli ottavi il vero scoglio: poi, con Paraguay o Giappone, sarebbe un atterraggio facile verso il podio.

Il Brasile, dicevamo. Non mi fa impazzire, per me non vincerà. L’ho detto da sempre e lo sostengo ancora, nonostante una compattezza invidiabile da non trascurare alla luce di una rassegna sin qui poco spettacolare. Ha un tabellone comodo. Cile agli ottavi: sarà dura, passeranno. Poi l’Olanda, che non avrà difficoltà a sbarazzarsi dei modestissimi slovacchi. E qui, arriverà la sorpresa vera del Mondiale. Gli orange sono forti, signori. Li davo al terzo posto finale, possono invece puntare a qualcosa di più. E, se batteranno i verdeoro, contro una tra Uruguay (sorpresa? Non per me, lo sanno tutti…), Usa (i migliori per qualità di gioco, il podio non è un miraggio) e Ghana (stasera, secondo il mio pronostico, lascerà le penne contro gli yankees dopo un match lungo ed equilibrato) avranno poi via libera per la finale.

In sintesi, spero nell’Inghilterra per vari motivi. Un sesto senso, però, mi dice che potremmo trovarci di fronte ad un remake della finale del 78 tra Argentina e Olanda. Stavolta, senza una nazione intera a spingere i sudamericani e nemmeno un regime militare alle spalle. Certo, anche il superclasico con il Brasile sarebbe tutto da gustare.

Noi saremo in poltrona. E, questa è l’amarezza più grande, “rischiamo” di trepidare più di quando giocava l’Italia. In grado di appassionarci solo per dieci, inutili minuti. I più amari, a memoria, della mia carriera di tifoso azzurro. Almeno, stavolta, nessuno si era illuso di poter alzare la coppa.

Coglioni sì…ma non troppo…


Stupiti? E dde che?

giugno 22, 2010

Guardate bene questa formazione. C’è un giocatore, almeno uno, che accende la vostra fantasia di calciofili? A me solo Montolivo, in parte De Rossi. E ho detto tutto. Volendo, ci sarebbero Pazzini e Di Natale. Ma, con tutto il rispetto per due giocatori che quest’anno sono stati tra i miei inamovibili al fantacalcio, la cosiddetta ‘qualità’ è una chimera. Magari tornerà in tempo Pirlo. E quest’anno, a dir la verità, la luce la ha accesa ben poco.

Quindi, di che stupirsi per questa Nazionale senza gioco, senza idee, senza niente? L’avevo detto in tempi non sospetti, di strada ne avremmo fatta solo con molta fortuna e un po’ di carattere. Resto convinto che, fossimo arrivati primi nel girone (inutile illuderci, il Paraguay schianta la Nuova Zelanda), avremmo anche potuto trovare il varco giusto per arrivare nelle quattro. Ora, è più dura. La prestazione di domenica è stata avvilente. Nonostante tutte le mie perplessità, manifestate alla vigilia, ero e resto convinto che qualsiasi nazionale di questo Mondiale abbia il dovere di rifilare almeno tre pere ad una squadra debole come quella degli All Whites.

Pietosi, i kiwi. Senza velocità sugli esterni, senza un briciolo di tecnica individuale. Una dote sola avevano: la stazza, l’altezza media. E Lippi, con grande ingegno, ha deciso di giocare palle alte e puntare solo sui cross per le punte. Un disastro totale. Avremmo dovuto comunque vincere, in qualche modo. Avvilente non esserci riusciti. Ma questa è l’Italia.

Se dovessi fare un paragone, direi che la nazionale di Lippi può equivalere ad una compagine di medio lignaggio in campionato, senza infamia e senza lode. Può fare il colpaccio, giocando in contropiede, contro squadre più forti. Fatica tremendamente a costruire gioco contro organici sulla carta più deboli. Questo è il nostro limite attuale.

Con un bel rombo a centrocampo, togliendo di mezzo finti esterni che esterni non sono (Pepe, l’ignobile Camoranesi, Marchisio che è un centrale), potremmo migliorare. Abbiamo capito di essere scarsi? E allora tuteliamo la difesa, pensando a non prenderle innanzitutto. Poi, se arriva il golletto, vedremo il da farsi.

Ragioniamo da provinciale, insomma. Senza vergognarci della nostra pochezza. E nemmeno stupirsi. Era tutto nei programmi. E pensare a chi sta peggio di noi (Inghilterra, soprattutto Francia, Spagna) non è un modo per stare meglio con se stessi.


E’ un Mondiale talmente brutto che potremmo pure vincerlo. Ma arriveremo quarti…

giugno 19, 2010

Lo Jabulani, il vero simbolo di questo Mondiale insieme (purtroppo) alle vuvuzelas...

Questo Mondiale fa veramente schifo. Quasi come il mio blog, verrebbe da dire, dato che lo aggiorno ormai di rado. Prometto che per i Mondiali farò un sforzo. Bene, innanzitutto parto col dire che il mio pronostico alla vigilia era chiaro: vince l’Inghilterra in finale con l’Argentina, noi quarti dopo aver perso con Maradona e la finalina per il terzo posto con l’Olanda. Delusioni del torneo, Brasile e Spagna.

Fin qui, tuttavia, la vera delusione è derivata dal livello tecnico del Mondiale stesso. Una noia mortale, sebbene le seconde gare dei vari gironi abbiano mostrato un’inversione di tendenza incoraggiante. Poche gare con più di tre reti realizzate, quindi da ‘over’ (per gli scommetitori, gare con più di due goal), equilibrio che fa rima con mediocrità. Aggiungetevi le insopportabili vuvuzelas, il clima rigido sudafricano e le telecronache di Civoli e Bagni…il bilancio, deprimente, risulta facile da stilare.

Ma veniamo alle prime analisi sulle favorite. Le mie convinzioni non sono cambiate. L’Argentina ha le individualità migliori, è l’unica ad aver creato palle gol a profusione con una discreta Nigeria e poi con un colabrodo chiamato Corea del Sud. Maradona per ora non ha fatto danni, quindi. Anzi, sin qui è l’allenatore ad avere acquistato più credito sul campo. Ma io conservo ancora perplessità, aspettiamolo alla prova delle gare ad eliminazione diretta.

L’Inghilterra, nonostante tutto, rimane la mia favorita. Sono pazzo? Probabile. Oddio, dopo lo 0-0 con l’Algeria inizio anch’io a nutrire qualche dubbio: sono bloccati, come sempre. Questa volta ancora di più, perchè arrivavano al Mondiale più favoriti delle altre volte. Tuttavia, credo che a questa squadra serva una partita per sbloccarsi. Contro la Slovenia, mercoledì, è l’occasione giusta. Se non vincono vanno a casa. Per me vinceranno e poi cambierà la musica. Attenzione, però: arrivare primi o secondi nel girone cambia la vita e il tabellone sarebbe meno in discesa. Mi preoccupa l’assenza di Ferdinand per infortunio, ma io continuo a ribadire la mia tesi: può essere il loro anno. Ci ho pure giocato 15 euro, mi raccomando…

Brasile, eccoci qui. Razionalmente, sono loro i più forti. In un Mondiale nel quale la fanno da padrone le difese e l’organizzazione, loro sono i più quadrati. Difesa invalicabile (anche se prendere un gol dalla Corea del Nord non è un gran biglietto da visita), solidi in mezzo al campo, attacco con poca fantasia (il peggiore negli ultimi trent’anni della Seleçao) ma pur sempre valido. In una competizione mediocre, come sono stati gli ultimi Mondiali fuori dall’Europa (1994 e 2002), possono vincere. Continuano però a non convincermi sino in fondo: domani la Costa d’Avorio può mandarli in crisi e a quel punto l’ultimo match con il Portogallo diventerebbe uno spareggio…

La vera delusione è la Spagna. Io avevo pronosticato che sarebbe uscita agli ottavi, ma pensavo avrebbe vinto in carrozza il proprio girone. Invece, con la Svizzera, è già arrivato il primo ko. Del Bosque paga il cattivo stato di forma di alcuni big, Iniesta e Torres su tutti. Il tempo per risollevarsi c’è. Ma non vinceranno loro. L’accoppiata Europeo-Mondiale, in quest’ordine, è raro che si verifichi.

Per me, le grandi favorite erano queste. L’analisi è chiusa. Non credo alla Germania dei giovani, godo molto per l’eliminazione sicura e meritata della Francia (Uruguay-Messico è biscotto annunciato). Mi piace l’Olanda e mi sbilancio: arriverà terza. Potrebbe essere lei la vera mina vagante, insieme ad una Serbia che può crescere. Lo stesso dicasi per gli Stati Uniti: con una punta vera, sarebbero da semifinale. Giocano benissimo. Uruguay e Messico da quarti. Anche qui, l’avevo detto. Ma non andranno oltre.

E l’Italia? Siamo quelli che pensavamo fossimo. Volitivi, con un buon gruppo (Lippi in questo è maestro) senza classe. Il livello basso di questo Sudafrica 2010 ci può aiutare. Il varco nel tabellone l’abbiamo già intravisto tutti: si può arrivare in semifinale e, anche in questo caso, mi sento di dire che l’avevo detto. Calma, però. Non è questa una Nazionale capace di accendere entusiasmi. Specie con un modulo di calcio poco calzante alle caratteristiche dei singoli. Il povero Marchisio, potenzialmente tra i migliori della nostra spedizione, è il più penalizzato: prima trequartista, ora esterno in un 4-4-2. E’ un centrocampista centrale, bisognerebbe capirlo. Io vedrei bene un 4-3-1-2 con rombo a centrocampo formato da Montolivo, De Rossi, Marchisio appunto e Pirlo. O, nel frattempo, Di Natale.

Lippi invece punta sugli esterni. Che non ci sono. A parte Pepe, diventato in poco tempo il faro di questo gruppo. Ecco perchè sono pessimista sulle possibilità del nostro gruppo. Il culo di Lippi ci porterà (abbastanza) lontano, ma deve osare qualcosa se non vuole accontentarsi del 6 in pagella. L’inserimento di Maggio sugli esterni e la coppia d’attacco Pazzini-Di Natale potrebbero essere idee valide. Purtroppo, invece, domani sommergeremo di gol la disatrosa Nuova Zelanda e lui si convincerà di aver trovato la quadratura del cerchio.

Peccato…

PS: per vivere il Mondiale insieme a me e ai miei colleghi, iscriviti su Facebook al gruppo Sestina Mondiali. Vi aspettiamo!


Una serata nera. E poco azzurra. Ma anche no…

Mag 24, 2010

Hanno vinto tutto. E’ successo. Lo sapevo da tempo, purtroppo. Ci sono annate nelle quali capisci che c’è un disegno divino particolare contro cui non puoi fare nulla. Da milanista, per esempio, ammetto che vincemmo la Champions del 2007 pur senza avere una squadra stellare. Anzi, quel successo fu paradossalmente l’inizio dei nostri guai perchè Galliani e Braida, illuminati com’erano, pensarono di avere ancora in mano una squadra forte. E invece eravamo alla frutta.

L’Inter di quest’anno era forte. Fortissima. Dell’abilità di Branca e soci nella campagna acquisti ho già detto: han fatto un capolavoro. Senza spendere un euro o quasi. Poi, sono arrivati i classici “segni”. A Kiev, a quattro minuti dalla fine, l’Inter era già eliminata. Poi arrivò Milito, in sospetto fuorigioco. E a una fortunosa carambola di Sneijder. Quella sera temetti che poteva essere il loro anno. Contro il Chelsea, l’arbitro ha dato loro una mano all’andata. Al ritorno, hanno strameritato. Aspettavo la gara con il Barcellona per capire quanto valessero. E l’hanno vinta. Con qualche aiuto, d’accordo, ma giocando in dieci per un’ora al Camp Nou.

Se la sono meritata e con il Bayern era l’occasione della vita. Non potevano sbagliare, come accadde a noi ad Atene ritrovando il Liverpool dopo aver perso ad Istanbul. A un certo punto ho sperato perdessero almeno il campionato, ma la Roma ha buttato al vento il titolo in casa contro la Sampdoria.

E allora triplete fu. Al di là delle considerazioni tecniche, sento di poter dire una cosa. Da tifoso e da uomo di calcio. Sono milanista fino al midollo, vedere esultare una folla colorata di nerazzurro – tra l’altro ero a Milano… – è stata dura. Potevamo sfotterli ancora per un motivo: non vincevano in Europa da 45 anni. C’erano prese per il culo bellissime. Non ci saranno più. Questo triplete, in un certo senso, ridisegna la storia. Anche se adesso dovranno avere continuità a grandi livelli, quella che il Milan ha avuto con 8 finali europee in 18 anni. Quasi una ogni due, scusate se è poco.

Da uomo, posso dirne un’altra. Forse è quella che mi ha più stupito. L’incredibile gioia degli interisti di sabato, dopo anni di sofferenze immani, le loro grida di liberazione, in un certo senso mi hanno quasi fatto piacere. Sottolineo il “quasi”. In fondo, se la meritavano.

E, in fondo, è il segnale più eloquente che lo sport è una ruota che gira. E tornerà a girare dalla mia parte, spero, dopo una delle stagioni sportivi più funeree della mia storia.

Aspettando il Brescia. Meno il Mondiale…

Ottimista sì…ma non troppo…

PS: forse sto diventando grande. Qualche anno fa, un discorso del genere non l’avrei mai fatto…


Bertelli dixit: “Se io alleno l’Argentina arrivo nelle prime quattro. Diego non so…”

Mag 12, 2010

Trenta giorni a Sudafrica 2010, ci siamo. Tempo di pronostici, tempo soprattutto di convocazioni. Ed esclusioni. Eccellenti. La sorpresina di Marcello Lippi, che ha inserito Giuseppe Rossi al posto di Nicola Legrottaglie nell’elenco dei magnifici trenta, è nulla in confronto ai fuochi d’artificio che hanno riservato i ct delle altre nazionali favorite per il titolo. In Sudamerica, oggi, si parla solo di Dunga e Maradona, allenatori di Brasile e Argentina. Come sempre, tra le big più attese.

L’ex giocatore della Fiorentina, che può vantare una vittoria in Coppa America nel 2007 e nella Confederations Cup dello scorso giugno a differenza del ‘Pibe de Oro’, ha puntato sul gruppo. Vuole seguire l’esempio di Lippi nelle magiche notti tedesche. Il ct carioca, però, rischia grosso. Soprattutto nel reparto offensivo. Il parco attaccanti lasciato a casa fa impressione. Tutti, o quasi, delle nostre conoscenze: da Ronaldinho (inserito nelle 7 riserve) a Pato, passando per Adriano. Curiosa la scelta di Julio Baptista, quasi mai impiegato nella Roma quest’anno: a proposito di giallorossi, sorprende pure la convocazione di Doni come terzo portiere al posto di Julio Sergio, di cui è riserva tra i pali dell’Olimpico.

Dieguito, la cui esperienza da tecnico è ridotta, sta giocando con il fuoco. Consapevole di farlo. Qui, più che di gruppo da tutelare, ci sarebbe da discutere sulla natura tecnica di alcune decisioni. Sorprendenti? Di più. Assurde, viste dall’Italia. Nei trenta, ad esempio, c’è Bolatti che alla Fiorentina non si è mai ritagliato un ruolo da protagonista. A casa Cambiasso, tra i centrocampisti più forti del mondo. Non c’è spazio nemmeno per Javier Zanetti, il leader dell’Inter di cui parla tutto il globo. Milito si è ritagliato un posto in extremis, ma rischia di essere tagliato – i convocati finali saranno 23 – per fare spazio al napoletano Lavezzi o al 36enne Martin Palermo. In mezzo al campo, poi, Maradona si affida a Veron. Gran giocatore, ma con 37 primavere sul groppone. Rischia di soffrire le sette gare in un mese e il talento macroscopico del reparto offensivo (Messi, Tevez, Aguero, Higuain e tanti altri) potrebbe non bastare agli argentini per riportare a casa la coppa dopo Messico 86.

Anche Domenech, non potrebbe essere altrimenti, ha fatto parlare di sé. Benzema, reduce da una stagione mediocre al Real Madrid ma pur sempre il miglior talento francese degli ultimi anni, guarderà i compagni in tv così come Patrick Vieira, cui nemmeno il trasferimento al City di Mancini è bastato per riconquistare la fiducia del ct.

Capello, lui no, ha scelto secondo logica. Gli infortuni di Beckham e Owen hanno evitato, Oltremanica, tormentoni alla Balotelli. Il quale, insieme a Cassano, Totti e Miccoli, rimane L’Escluso eccellente della nostra spedizione. Lippi ha tenuto fede alle parole dei giorni scorsi. E’ tutto ben chiaro nella sua testa, probabilmente anche i nomi dei sette “epurati” del 18 maggio, quando diramerà la lista definitiva. I dubbi maggiori sono in attacco. Rossi e Quagliarella cercano un disperato recupero. Potrebbe farne le spese uno tra Borriello e Pazzini, più graditi alla gente. Ma l’uomo di Viareggio, si sa, ama andare controcorrente. Anzi, controvento. Il suo hobby è andare in barca. E allora…”finché la barca va, lasciala andare”.

PS: la mia frase iniziale? Una boutade…ma non troppo…


Il lavoro, un diritto di tutti

Mag 1, 2010

Di cose da dire sullo sport ce ne sarebbero a milioni. Sicuramente, prima di parlare dell’Inter e dei gufi, ora me ne guarderò bene. E non perchè mi sia ripromesso di non gufare più in queste ultime settimane. Lungi da me. Piuttosto, il tema ha aperto una discussione infinita su questo blog e preferisco glissare. Complimenti a Mourinho e soci, ci si vede il 22 maggio a Madrid. Punto.

Domani, spero, il Chelsea del mio Carletto Ancelotti può mettere le mani sulla Premier vincendo in casa del Liverpool di un Benitez ormai destinato alla Juve. Complimenti, bel colpo. Il Milan, invece, lascia partire Leonardo per il solito effetto da mestruazioni del premier e dà spazio a Galli o a qualche altro bambinetto che costa due lire. Ci sarebbe Luciano Spalletti, volendo. Male non è. Che amarezza questo Diavolo…

Sta entrando nel vivo anche la stagione del basket, il tennis inizia a scaldarsi con i tornei su terra battuta, domani torna Valentino e la MotoGp. Insomma, di roba ce n’è di cui discutere.

Oggi però è il Primo Maggio e credo sia doverosa una riflessione. Non sul fatto che io debba lavorare anche oggi. Questo non importa a nessuno. Piuttosto, rimango sempre interdetto di quanto poco si parli di “lavoro” sui giornali, nei tg, in qualsiasi luogo che possa sviluppare una coscienza globale sull’argomento.

Il lavoro è il primo problema in questo paese. La situazione è gravissima. I giovani non trovano un posto perchè manca il ricambio generazionale, le aziende dal canto loro sono in crisi e tagliano il personale, ci sono quarantenni ancora precari e disoccupati di ogni età. E le morti sul lavoro, sempre meno sicuro, aumentano.

E’ il caso di fermarsi e riflettere. Qua c’è in gioco il futuro dell’Italia. La politica cosa fa, come reagisce? Pensa alle beghe di quartiere tra Fini e Berlusconi, l’opposizione (se esiste) dorme e l’agenda del giorno parla solo di immigrazione e giustizia.

Il lavoro è un diritto di tutti. Per questo DEVE venire prima.

Buon Primo Maggio. Lavorativo…ma non troppo