Anche gufare, in fondo, non è tanto male…

aprile 19, 2010

La mia infanzia sportiva è stata serena. Quando ero alle elementari, il Milan vinceva in Europa e in campionato. Alle medie, più o meno, la musica non cambiò. Soffrii di più alle superiori ma, in fondo, gli insuccessi dell’Inter in quel periodo mi aiutarono a non essere solo. In quanto tifoso di una squadra vincente, tra l’altro con pochi amici milanisti a darmi sostegno, ho conosciuto subito la sindrome del gufaggio. Erano tutti coalizzati contro il Diavolo. Quando vincevamo, sai che gioia poterli deridere. Ma quando perdevamo, e ricordo almeno due finali di Champions contro Marsiglia e Ajax oltre al campionato gettato al vento nel 1990, erano bastonate…

Questo preambolo per dire che ho sempre odiato i gufi. Ora, a 28 anni, mi accorgo invece che gufare non è affatto male e regala soddisfazioni non indifferenti. Da almeno tre anni, odio l’Inter come mai mi ero capitato prima. Se giocano i nerazzurri, sento le partite come quando c’è in campo il Milan. Il mio tifo a favore per il Diavolo si trasforma in “tifo a sfavore” della peggior specie. E mi diverto molto…

Ieri, in tal senso, è stata una giornata sublime. Già me li vedevo gli interisti, sul rigore di Floccari, pensare allo scudetto di nuovo cucito sul petto. Invece è andata male. Alla doppietta di Vucinic ho fatto partire un urlo beluino, come non mi accadeva da tempo. Per me, se la Roma vincerà lo scudetto (ci sono discrete possibilità, qualora passi indenne domenica l’ostacolo Sampdoria), equivarrà (quasi) ad averlo vinto con il mio Milan.

Idem con patate per la Champions. Fino ad ora, il doppio impegno di Mourinho e soci giovava all’interesse del campionato e ho incassato quasi con soddisfazione la loro semifinale. Domani, però, si tifa Barcellona. Si tifa Guardiola, uno dei miei idoli di sempre da quando, nel 2001, ha deciso di indossare la casacca del Brescia. Vedo Baggio e lui con la V bianca sul petto e ancora mi commuovo, a distanza d’anni…

Già sento chi dirà che nelle coppe europee bisogna tifare per le squadre italiane. Mi trovo d’accordo a metà. Io tifo per tutte, quando la Juventus è uscita contro il Bayern mi è sinceramente dispiaciuto. Pensa te. Ma l’Inter no. Non potrò mai tifare per loro nella mia vita. Li odio. Sportivamente parlando, si intende. Quanto sarà bello gufare. Incrociamo le dita. Anzi, iniziamo il gufaggio…

Del resto…sportivo ma non troppo

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Quando segna Seedorf godo di più

marzo 15, 2010

E’ arrivato al Milan nel 2002 in cambio di Francesco Coco. Non ci volle un genio per capire che barattare un terzino modesto, attento al look e alle donne (giù il cappello, tanta roba l’Arcuri), per un centrocampista già in grado di vincere due Champions League con Ajax e Real Madrid, sarebbe stato un grande affare per noi rossoneri. Infatti, mentre Clarence in questi sette anni in rossonero ha vinto un campionato, due Champions League e un Mondiale Club insieme a qualche altro trofeo di secondo piano, il buon Coco si è ritirato e, nel suo palmares, ha incluso anche un’esperienza all’Isola dei Famosi dove il suo migliore amico fu Cristiano Malgioglio. Grazie Inter

Ho impiegato pochi mesi per innamorarmi calcisticamente di Clarence Seedorf. Un vincente, dentro e fuori dal campo. E’ dotato di cultura propria, ha personalità, è pure editorialista per il New York Times una volta al mese. Ha aperto una fondazione umanitaria e lui, in Africa, ci va per davvero. Non per finta. Mica pizza e fichi, come sono solito dire in queste circo.

E’ il centrocampista perfetto, non so come altro definirlo. Nel modulo di Ancelotti, prima con il 4-3-1-2 e poi con il 4-3-2-1 (gol a Monaco e con il Manchester nei quarti e in semifinale, giusto per ricordare), è stato l’ago della bilancia. Se girava lui, girava tutto. Se bucava, erano cavoli amari. Fortunatamente, la prima opzione ha vinto. Eppure, nonostante questo, per un motivo a me ignoto, il pubblico di San Siro da qualche anno lo odia. E qualche povero solone, che di calcio non capisce davvero nulla, lo ritiene finito. Quante volte ho discusso. Quanta ignoranza, ragazzi…

Per questo, quando segna Seedorf, io godo di più. E’ una mia bandiera al fantacalcio, ça va sans dire. La sua rete di ieri sera, oltre ad avermi fatto gioire come non mi ricordavo da tempo, mi ha consegnato un pezzo di scudetto (fantacalcistico). Non ha voluto zittire il pubblico perchè è un signore, ma il gesto con il dito alla bocca lo faccio io.

“E’ un culone”, “E’ un negro”, “E’ finito”, “E’ un pantofolaio”, “E’ lento”. Ne ho sentite di ogni colore su di lui. L’apice, dopo il derby d’andata quando aveva tardato ad entrare al posto di Gattuso. Strano, per uno come lui che dice “di essere nato pronto”.

Ieri sera l’ha dimostrato. Di essere pronto, intendo. Dieci minuti e bum, bomba sotto l’incrocio. E ho goduto. Ancora una volta. Il primo gruppo a cui mi sono iscritto da quando sono su Facebook, si chiamava: “Chi fischia Seedorf non capisce un cazzo di calcio“.

Avete ancora qualche dubbio? Francamente…me ne inFISCHIO


Silvio, caccia i soldi. Oppure taci. Che è meglio…

febbraio 19, 2010

L’ha fatto ancora. Dopo aver spalato fango (perchè siamo in Quaresima…) su Ancelotti l’anno scorso, Silvio Berlusconi torna all’attacco. Il Milan perde? La colpa, come sempre, è dell’allenatore. Stavolta tocca al povero Leonardo, obbligato dallo stesso premier a sedersi su una panchina. Lui che, in cuor suo, avrebbe sperato di rimanere dirigente a vita perchè preferiva la scrivania al lavoro sul campo. E noi, per inciso, lo avremmo preferito a Galliani e Braida dato che gli unici colpi veri del Diavolo in questi anni (Pato, Kakà, Thiago Silva) li ha fatti lui…

“Il Milan? Sarebbe bello se lo facessero giocare bene…”, ha detto Berlusconi ai soliti commensali del Pdl durante una cena a Palazzo Grazioli. Immagino che nessuno si sia permesso di obiettare nulla. Figurarsi, di fronte a sua Maestà. Invece, qualunque tifoso del Milan ora ne direbbe quattro a Silvio…

Perchè, lo affermo da tifoso, siamo stufi. Pur odiando questo personaggio politicamente, io non ho mai potuto che ringraziarlo per i successi cui mi ha fatto assistere in questi anni di passione rossonera. Ho visto la mia squadra vincere 5 Champions League, 7 scudetti, 3 Intercontinentali. Insomma, non mi posso lamentare affatto. Alcuni amici interisti, per arrivare a un palmares del genere, dovranno attendere di diventare nonni. Forse.

Detto ciò, negli ultimi tempi Berlusconi non sta più investendo una lira sul Milan. E si permette pure di criticare. Ha preso un allenatore aziendalista perchè non aveva i soldi per permettersi di ingaggiare uno Spalletti, tanto per dirne uno. Ha venduto Kakà e l’ha sostituito con Huntelaar. Ha rinnovato il contratto a un portiere che è un misto tra una saponetta e un citofono. La rosa non ha riserve all’altezza dei titolari e, a gennaio, arrivano Beckham e Mancini. Due esterni (ovviamente a costo zero) che non hanno più “birra” per correre. E in difesa, quando viene l’influenza a qualcuno, ci tocca far giocare Favalli che ha quarant’anni.

Eppure, nonostante un organico da quarto posto, Leonardo sta facendo miracoli. Alcune scelte non le ho capite, ma – diamine – ha dato un gioco alla squadra, con una formula tanto spregiudicata quanto redditizia. E’ terzo, virtualmente secondo. Derby a parte, se vincerà il recupero con la Fiorentina, ha fatto gli stessi punti di Mourinho. Al quale Moratti, in estate, ha sì venduto Ibrahimovic ma ha regalato Lucio, Sneijder, Motta, Milito, Eto’o, Pandev. E scusate se è poco…

Berlusconi, tra l’altro, è uno che di calcio se ne intende. Come può ritenere questo Milan all’altezza delle più grandi? Gli anni passano per tutti, caro Silvio. Anche per i nostri senatori.

E pure per te, temo. Intenditore, ma non troppo

PS: di gnocca rimani invece un super esperto, non ti preoccupare!


Io ho la sua maglietta in camera. Rispetto per Pippo

gennaio 25, 2010

Un numero, un uomo, una religione

L’analisi del derby perso domenica sera contro l’Inter dal mio Milan è semplice. Loro sono più forti. Punto. Noi, nella gara secca, possiamo giocarcela con tutti solo se siamo al completo.

Ci mancava il più grande difensore del mondo, Nesta, e al suo posto ha giocato un nonno di nome Favalli, scaricato tre anni fa dall’Inter ed inventatosi centrale perchè la nostra società, in estate, ha puntato su Onyewu. Un americano che gioca a pallone, pensa te…

Non c’era Zambrotta e, sulla destra, ha giocato Abate. Centrocampista discreto per una squadra di media classifica, difensore mediocre a qualunque livello. Specie in un derby. Milito ringrazia.

Infine, mancava Pato. Qualcuno si era dimenticato di lui, il nostro grande talento. L’unico attaccante del Milan in grado di saltare l’uomo. Beckham e Ronaldinho ormai giocano solo da fermi, con loro è tutt’altra cosa. Rispetto per l’inglese, meno per il brasiliano. Segnare tre gol al Siena in dieci o ad una provinciale come la Juve è facile. Poi, quando ti trovi contro Maicon o Santon la musica cambia eccome. Neanche su rigore è stato capace di segnare. Bocciato, bocciatissimo. Ma me lo aspettavo. E chi ha vissuto la vigilia con me, sa bene che non mento.

Potrei aggiungere che non capisco la fiducia in porta a Dida, ma tutto sommato – anche se la punizione di Pandev era parabile – non è lui il colpevole per la sconfitta. Piuttosto, la sua situazione mi offre il gancio per affrontare un discorso che mi sta più a cuore.

La riconoscenza. C’è chi dice che nel calcio non esiste, io penso siano solo palle. Deve esserci nella vita e nello sport. In questa stagione del Milan, dove Leonardo sta peraltro facendo meglio di quanto potessimo pensare noi tifosi, ci sono due situazioni indigeste. Parlo di Storari e soprattutto di Pippo Inzaghi.

Il primo ha avuto la sfiga di farsi male, dopo averci parato il culo (scusate il francesismo, ma il verbo parare è più che mai appropriato) ad inizio campionato quando la squadra era impresentabile. Dida, dopo due errori marchiani, ha azzeccato due parate e non è più uscito. Storari, quando è tornato, l’hanno mandato in prestito alla Sampdoria. Ma io continuo a non aver fiducia nel brasiliano che, ricordo, ci ha fatto perdere la Champions del 2005 contro il Liverpool ed almeno due scudetti buoni con le sue parate in stile saponetta.

Su Inzaghi, che dire. Il Milan dell’ultimo decennio gli deve tutto. Alla Juve lo odiavo, da quando è arrivato al Milan è il mio idolo indiscusso. Ho una maglia del Milan in camera. Ed è la sua, numero nove. Borriello in questo momento è più forte e non si discute, ma ieri sera Pippo è stato trattato come un cane. E non se lo meritava. In undici contro dieci, ci serviva la seconda punta e Leonardo ha aspettato gli ultimi dieci minuti per metterla in campo.

Ma ha scelto Huntelaar, non lui. No, io non ci sto. A prescindere dalle caratteristiche tecniche dei giocatori in questione – la coppia Borriello-Inzaghi ha un senso, Borriello-Huntelaar no – era la storia di Inzaghi a meritare quei dieci minuti. Era il suo cuore, la sua voglia di gol. L’infinita passione che ha dato per questa maglia e per il gioco del calcio.

Probabilmente è stato il suo ultimo derby, a fine anno se ne andrà. Avrei voluto un finale migliore per la più grande storia d’amore vissuta dal popolo rossonero dai tempi di Van Basten ad oggi.

Inzaghiano sempre…troppo Inzaghiano


Juve e Lippi: quelle strane coincidenze…

gennaio 22, 2010

Marcello Lippi con i colori del suo club

Coincidenze. E’ il blog dell’amico Alessandro Puglia, meglio noto come ‘Il Poeta’. Ma esistono anche nel calcio, mica solo in versi e strofe decantate dal Leopardi di Catania…

Pensate a Marcello Lippi ed alla Juventus, per esempio. I maligni dicono che sia lui a fare il mercato della Vecchia Signora per poi, da quest’estate, tornare a guidare i bianconeri in panchina.

Ma dai, suvvia, basta con queste dicerie.

Se Cannavaro e Grosso, desaparecidos all’estero, sono tornati alla Juventus nell’anno del Mondiale, è solo un caso.

Se Legrottaglie andrà in Sudafrica pur essendo una riserva nella Juve, è solo un caso.

Anche perchè la coppia titolare è Cannavaro-Chiellini, guai a chi la tocca…

E, se Camoranesi e Amauri sono gli unici due oriundi in orbita Nazionale è sempre e solo un caso

Così come è un caso che sia stato scelto in estate Ciro Ferrara, pupillo di Lippi, invece di affidarsi a due allenatori con le palle come Spalletti prima e Hiddink poi. Solo un caso

Candreva è un pallino del Marcello nazionale e, dato che al Livorno non giocava più, l’ha preso la Juventus. Ma anche questo è solo un caso

In classifica la Juventus è quinta? Questo sì che NON E’ UN CASO

Coincidenze sì…ma non troppo


Mourinho, sei come Silvio: basta sputare stronzate

gennaio 17, 2010

Mourinho in uno dei suoi proverbiali sputi

Penso di essere uno dei pochi milanisti a stimare Mourinho. Lo trovo intelligente. Mediocre come allenatore, ma grandissimo comunicatore. Quindi, per uno che fa il mio mestiere (o meglio, prova a farlo), comunque interessante da studiare come personaggio.

Quel ‘Zero tituli‘ era un guizzo da campione, devo ammetterlo. Per ‘Monaco de Tibet‘ (quando voleva prendere per il culo Lo Monaco, dirigente del Catania che gli avrebbe tirato delle bastonate sui denti…), ho riso ore. ‘Prostituzione intellettuale‘ è una frase cui nove italiani su dieci, nella loro ignoranza, non avrebbero nemmeno mai pensato. Lui, che la nostra lingua la parla meglio di molti altri – italiani inclusi – ce l’ha messa in quel posto. E, mi secca dirlo, quando esulta per i gol all’ultimo minuto della sua squadra mi ricorda troppo il Bertelli allenatore ormai riposto in un cassetto…

Detto questo, ieri sera ha pisciato fuori dal vaso. Lui ormai si è costruito un canovaccio, come fa Berlusconi in politica. Gioca la parte del perseguitato. D’accordo, l’espulsione di Bonucci su Pandev forse c’era…ma lo Special One si ricorda i favori di cui ha beneficiato l’Inter sin qui? Vado velocemente a ricordarglieli. Solo i più eclatanti, si intende…

Giornata 1, INTER-BARI 1-1: Materazzi, che è un macellaio, entra a forbice da dietro su Alvarez rischiando di spaccargli una gamba. Solo giallo, eravamo sullo 0-0…

Giornata 4, CAGLIARI-INTER 1-2: Maicon, per fallo analogo a quello di Bonucci su Pandev, viene solo ammonito dopo aver causato un rigore in favore dei sardi. Non te lo ricordi, Mou?

Giornata 14, INTER-FIORENTINA 1-0: Rigore netto per la Fiorentina sullo 0-0. Eravamo all’84’, non li avrebbero presi più. Poi vinceranno, guarda caso con un penalty a loro favore…

Giornata 18, CHIEVO-INTER 0-1: Rigore dubbio su Pellissier non assegnato, dalla ripartenza nascerà la rete di Balotelli. In chiusura di gara, Quaresma fa il portiere ma l’arbitro finge di non vedere…

Giornata 19, INTER-SIENA 4-3: Quando la squadra di Malesani sta conducendo 3-2 ed è padrona della partita, l’arbitro si inventa all’88’ una punizione a favore di Mourinho. Da lì nascerà la rimonta interista…

A occhio e croce, senza esagerare, sono almeno otto i punti rubati quest’anno dall’Inter. Il Milan, ora, sarebbe primo con due punti di margine ed una gara in meno prima del derby.

Quindi, caro Mourinho, smettila di sputare stronzate.

Oggi più che mai, a una settimana dal derby…Sportivo sì…ma non troppo!


Pellegrini, sei un fenomeno. Ma mi stai sulle palle!

dicembre 31, 2009

Ultimo giorno dell’anno, tempo di classifiche. Pur amando molto il genere – gli amici di Brescia e i colleghi di Milano ne sanno qualcosa – vi evito, a soli quattro giorni dalla creazione di questo blog, le mie inutili (ma divertenti) Top Five. Ce ne sarebbero troppe, da fare, per ripercorrere l’anno ormai concluso e il decennio agli sgoccioli. Ci sarà tempo in futuro, non mancherò…
Anyway, è indubbio che Federica Pellegrini sia l’atleta italiana del 2009. Anzi, aggiungo: non trovo nessuna donna, al mondo, capace di aver siglato così tanti successi in questi dodici mesi. La nuotatrice veneta, in acqua, è un fenomeno: ha stravinto 200 e 400 stile libero ai Mondiali di Roma con una pressione cubitale sulle sue spalle, migliorando di oltre un secondo i suoi primati sulle stesse distanze. Nei 200, tanto per capirci, nuota più veloce del suo compagno Luca Marin. Il quale gareggia nei misti e quindi, in linea di massima, lo stile libero lo conosce bene. E’ mostruosa. Ha saputo superare anche la morte del tecnico Castagnetti (una delle perdite più dolorose per il nostro sport, ha saputo creare dal nulla una nazionale vincente: ci mancherà), vincendo gli Europei in vasca corta a dicembre e timbrando un nuovo primato mondiale. Che dire, chapeau.

Eppure, non riesco a digerirla. Sia chiaro, gioisco per i suoi successi. Sono nazionalista come pochi, figurarsi. Non ho ancora del tutto capito come abbia fatto a perdere i 400 stile libero all’Olimpiade di Pechino (andava due secondi più veloce delle altre, è arrivata quinta…), me ne ricorderò sino a Londra 2012, ma quello è un altro discorso. La verità è che mi è antipatica, come del resto la Vezzali, altra grande interprete del nostro sport. Io simpatizzo per le loro rivali storiche: Alessia Filippi nel nuoto, Margherita Granbassi nella scherma.

Margherita Granbassi, esempio di femminilità abbinata allo sport. Insieme ad Alessandra Mastronardi, la mia donna ideale

Bellezza a parte (ho visto dal vivo tutte e quattro ai Giochi del Mediterraneo quest’estate, non c’è proprio partita…), è il loro modo di essere a renderle diverse. Anche loro vincono e sono campionesse. Ma non se la tirano. La Pellegrini, e torno a lei per poi concludere, cerca di fare la finta umile. Ed è la cosa peggiore.
Ho letto ieri, ad esempio, un’intervista in cui diceva: “Il segreto del mio successo è l’umiltà”. Bene, vado quindi a citarvi alcune perle della ragazza in questa stagione. Prendete nota e imparate ad essere umili, mi raccomando.
Frase 1:Miss Italia? Se partecipassi, penso che potrei vincere” (ma quando mai, sei più palestrata di Massimo del Grande Fratello. La femminilità non abita qui…)
Frase 2:Sono la più grande sportiva italiana della storia” (riparliamone a fine carriera, magari. Intanto ricordati di qualche campionessa vera, nella vita e nello sport: Deborah Compagnoni, Stefania Belmondo, Manuela Di Centa. Quando avrai vinto quello che hanno vinto loro alle Olimpiadi, fammi un fischio…)

Frase 3:Il segreto delle mie vittorie è Luca Marin

Ecco, qui va speso un discorso a parte. Sanno tutti che il ragazzo, prima della Pellegrini, stava con Laure Manaudou. Che all’epoca vinceva, quindi il siciliano deve comunque saperci fare alla luce dei risultati (delle compagne…). Federica già sbavava per lui da anni, poi quando i due si sono mollati gli si è avvinghiata. Una ruota di scorta? Brutto dirlo. Parliamo piuttosto del rendimento del ragazzo da quando è fidanzato con la compagna: non ha più vinto nulla. E se la tira pure. Maddechè, dicono a Roma…

La Pellegrini cammina ad un metro da terra, ma almeno vince. Lui non vince una mazza. Gli piacciono tantissimo le copertine, quelle sì. Voleva anche diventare attore e partecipare ai cinepattone di De Sica and company. Vista la portata di queste pellicole, magari farebbe pure la sua figura. Ma ne parleremo un’altra volta.

In chiusura, quindi, un messaggio a Federica. Sei brava, bravissima. Non sei una strafiga (cit.). Tiratela pure, ma non troppo…