Caro Claudio ti scrivo. Così mi distraggo un po’…

marzo 27, 2013

La cosa che più gradirei in questo momento è che tu sbucassi all’improvviso dalla porta della mia camera, dove sto provando
senza riuscirci a prendere sonno (per questo mi sono messo a scrivere, cosa credi?). Sarebbe bello se tu mi dicessi: “Cestelli (una delle dozzine di varianti trovate al mio cognome), ci hai creduto anche tu?”. Poi sorrideresti. Come sempre. Era, decisamente, la tua specialità. Mica è da tutti. A te, invece, veniva spontaneo. Per questo, poi, mi piacerebbe molto tornare assieme in via dei Valtorta, nella vecchia sede, quando le nostre postazioni erano vicine e ci spiavamo le chat su Facebook.

Vorrei leggere con te tutti i commenti apparsi in queste ore su internet. Ci faremmo grandi risate. Senti la ‘Gazza’ cosa dice: “Giornalista instancabile, sempre a caccia della notizia. Una scheggia tra via Turati, Milanello e San Siro”. Una cosa è vera: correvi solo là perché in redazione, purtroppo, non ti si vedeva mai. Ricordi quando, per prenderti in giro, dicevo che con il tempo effettivo in stile basket ci avresti messo 3 mesi a pareggiare le nostre ore settimanali? Stare dietro a una scrivania non faceva per te. Milanello era casa tua ed instancabile, questo sì, lo eri anche a tavola. Del resto, come nel calcio, c’è chi nasce per giocare terzino o mediano e chi viene pagato per fare gol o regalare fantasia alla squadra. Tu eri un nove e mezzo alla Baggio, il nostro giocatore preferito (insieme a Hernan Crespo, ovviamente: mi è toccato venire a salutarti fino a Rozzano per vederlo di persona, se aspettavo che me lo presentassi…). Anche se ti ho visto giocare una sola volta – male – con il 7. Nella vita serve la qualità, non solo la quantità (il direttore non sente, spero). Tu intuivi dove poteva finire la palla quel secondo prima. Che fa, sempre, la differenza. Per questo ti invidiavo e ti stimavo, anche se non te l’ho mai detto con quella serietà a noi poco affine. Quando volevi, eri un grande assistman. Come la prima volta in cui andai a Milanello e tu mi chiamasti il giorno prima, per dirmi: “Sono o non sono il tuo collega preferito? Ti faccio intervistare Pato…”. Non ho mai capito se tu avessi sbagliato a vedere i turni e il regalo fosse nato per sbaglio, ma poco importa. Mi avevi mandato in gol. Io ricambiai, assecondandoti in uno dei tuoi soliti scherzi, qualche mese dopo. Volevi far credere agli abbonati che Benedetta fosse incinta e io accettai, invitandoli a scriverci via sms le loro felicitazioni alla nostra collega. Cabaret puro, quanto ci piaceva.

Poi senti quest’altro su Twitter: “Morto Claudio Lippi, ma non preoccupatevi: non è quello del Pranzo è servito”. Ti farebbe molto ridere. L’ultimo mio giorno in redazione, quando me ne andai, ti lasciai un post it sul tavolo in cui scrissi: “Sto ancora aspettando di conoscere il Claudio Lippi vero, ma è stato un piacere diventare amico di quello finto”. Tuo zio era il mio idolo da bambino apprendista-presentatore. In te, ho rivisto quell’aspetto genuino ed educato tipico della vostra famiglia. Un sorriso mai banale o di circostanza, l’occhio vispo da eterno Peter Pan. Furbo, ma sognatore e sensibile. Ce l’ha anche tua figlia, sai? Quando la vedo, penso a te. Eterno bambino e padre così orgoglioso. Sai che c’è? Se faccio un figlio maschio, lo presento a Sofia. Milena sarà d’accordo, vedrai, spero solo non perda i capelli presto come me. Le ho fatto una promessa: proverò a ricordarti alla tua maniera, facendo ridere. Anche se mai quanto te. Inizio da domani, però, Claudio.

Perdonami. Oggi non sono riuscito a frenare le lacrime. E’ stato grosso, sai, come scherzo. Dovevi prima avvisarmi. A Natale avevamo promesso di vederci presto, invece ci eravamo sentiti solo via sms o al telefono. Continuo a guardarlo, quello schermo, leggendo le nostre vecchie conversazioni su Whatsapp. Se vuoi chiamarmi, a qualsiasi ora, non servono spiegazioni, basta il solito “Luchino come va?”. Tengo acceso, amico mio.

Ps: Juventus-Milan del 2012, ritorno semifinali di Coppa Italia. Nel pomeriggio, tutta la stampa online e tv afferma che Ibrahimovic partirà dalla panchina. Tutti tranne uno, Claudio Lippi. Ibra gioca, gran colpo giornalistico per noi di Milan Channel. Il giorno dopo, in redazione, gli faccio i complimenti: “Ho sentito dalla voce che eri sicuro, mai avuto dubbi sulle tue fonti”. Claudio: “Beato te, io mi stavo cagando sotto….Ibra è uscito per ultimo”.

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Milan e Inter: due buone, non ottime, squadre. Le mettessimo insieme…

febbraio 24, 2013
La parata di Handanovic su Balotelli. A memoria, una delle più belle mai viste su un campo da calcio

La parata di Handanovic su Balotelli. A memoria, una delle più belle mai viste su un campo da calcio

E’ finito 1-1. Il pareggio era nell’aria, alla vigilia. Due squadre stanche, dopo gli impegni in Europa. L’Inter ha giocato un giorno dopo ed ha viaggiato, ma l’intensità di una gara come quella del Milan con il Barcellona non può essere paragonabile a quella di Cluj, con la pratica già risolta dopo un quarto d’ora. Mi è molto piaciuto il primo tempo dei rossoneri. Per la prima volta, Allegri ha schiantato Stramaccioni dal punto di vista tattico. Guarin ha un eccellente uno contro uno, in fase difensiva però è nullo e se gli metti Nagatomo in copertura…la gara su quella fascia l’hai già persa. De Sciglio, in tandem con El Shaarawy, li ha schiantati. Insieme ad Handanovic, che ha compiuto – vado a memoria – una delle parate più belle mai viste dal sottoscritto su un campo da calcio, è lui il migliore in campo della partita. Mi fa molto piacere. Punto 1: l’ho preso al Fantacalcio a 1 credito, come Sau del resto. E non c’è goduria migliore per un fantallenatore: scommettere su un un quasi sconosciuto e vederlo crescere a dismisura durante la stagione. Punto 2: nella mia esperienza a Milan Channel, lui ed El Shaarawy (sarà la giovane età) sono i giocatori che ho più apprezzato dal punto di vista umano. Se si fosse candidato oggi alle Politiche, io il voto a Mattia l’avrei dato. Faccia pulita, educato e gran lavoratore, umile, è dotato di buone qualità tecniche e atletiche. Certo. Senza la sua testa, però, resterebbe un giocatore di buon livello e basta. Invece diventerà a breve il terzino destro della Nazionale. E oggi ha giocato a sinistra, crossando con entrambi i piedi come se stesse bevendo una Fanta al McDonald’s.

Terminata la digressione, di cui infarcisco il blog dato che sulla carta di un giornale sono (giustamente) bandite, vengo al punto chiave del mio articolo. Inter e Milan sono due buone squadre, cui manca più di qualcosa per diventare ottime. Almeno a livello di continuità, motivo per il quale mi sembra più facile (paradosso, lo so) vedere il Diavolo in semifinale di Champions rispetto a un terzo posto in campionato, specie se in Europa la squadra andrà avanti come auspico. I cugini, sulla carta, a inizio stagione avevano una rosa per certi versi migliore. Sneijder è un giocatore che ha dimostrato di poter essere tra i primi cinque del mondo, Milito è indiscutibile, Samuel resta un difensore di livello internazionale. In Italia, basta e avanza quest’asse centrale per essere da scudetto. Se poi ti protegge Handanovic, il portiere più forte del mondo, il più è fatto. Di questo quartetto, a Stramaccioni è rimasto solo il portiere. Non a caso, oggi, il migliore in campo. Sull’altra sponda, dopo l’aggiunta di Balotelli, il piccolo gap di inizio anno non solo è stato colmato. E’ stata messa la freccia, grazie alla crescita esponenziale di Montolivo in mezzo al campo (tra lui e De Rossi, oggi, prendo sempre lui) e, finalmente, all’utilizzo di due esterni offensivi di gamba e capaci di saltare l’uomo. Aspetto che Allegri ha impiegato almeno due mesi a capire, dopo essersi incaponito sul rombo ed aver utilizzato Emanuelson (ora al Fulham, ed è un terzino) in attacco ed aver addirittura osato una difesa a tre con Francesco Acerbi – simpaticissimo, non da Milan – nel terzetto titolare. ‘Acciuga’ ha le sue ottime giustificazioni e gli va dato atto di aver lavorato nel momento più difficile, per vari aspetti, dell’epopea berlusconiana. Ha raddrizzato la baracca appena in tempo. Stasera, il primo tempo del Milan è stato di ottimo livello. Non altrettanto il secondo, motivo per il quale avrei operato prima qualche cambio. Ipotesi peraltro tranciata dal pessimo impatto di Bojan, che ha reso solo da trequartista in questa squadra.

Altra digressione, mannaggia a me. Il problema è che, torno al punto, per diventare una grande squadra a livello europeo e pronta a battere la Juve in Italia, al Milan servirebbe una fetta di Inter e viceversa per Stramaccioni. Fateci caso. L’allenatore nerazzurro inizia sempre l’azione con un play basso a cui il portiere cede il pallone per avviare l’azione. Peccato che, nè Gargano nè Cambiasso, sia in grado di farlo. Ci ha provato Guarin con il Torino e ha regalato un gol a Meggiorini, non proprio Pelè. Avesse lì un Montolivo, sarebbe un’altra musica. Al Milan, per contro, servirebbe come il pane una mezzala alla Guarin. Anche se Boateng, in quel ruolo, mi è molto piaciuto contro il Barcellona e lo preferisco in mezzo al campo che da esterno offensivo. E Ranocchia, dei quattro centrali in campo oggi, era di gran lunga il migliore. Lui non avrebbe lasciato solo Schelotto, novello Centofanti, in mezzo all’area. Al Milan sarebbe titolare inamovibile.

La differenza nel reparto offensivo, tra le due squadre, è tuttavia netta. Palacio, mio pupillo dai tempi del Boca, per me potrebbe giocare titolare in tutte le squadre. Generoso, intelligente dal punto di vista tattico, qualità e quantità. Dettaglio non trascurabile: è una seconda punta, non un centravanti. Lo vedrei benissimo con Balotelli ed El Shaarawy. Senza Milito, l’Inter faticherà tantissimo. I numeri lo dimostrano: nel 2013, ha vinto in modo convincente solo con il Chievo quando è tornato, purtroppo per poco, il Principe. Tra El Shaarawy e Cassano, in questo momento, non c’è paragone. La freschezza del Faraone, che è arrivato a 16 gol senza rigori (a 20 anni, scusate se è poco), non ha eguali con il barese. Sempre geniale e dal gran tocco, ma ad alto livello non puoi permetterti di giocare quasi da fermo. Potrebbe diventare il nuovo Altafini o il nuovo Massaro, anche se a 30 anni non puoi definirti vecchio. Certo, se in panchina c’è Rocchi sei quasi un ragazzino. Allegri oggi ha lasciato in panchina Pazzini, con Bojan e Niang entrati nel finale e Robinho in tribuna. Un attacco nettamente superiore a quello dei cugini.

Che avrebbe dovuto chiudere sul 2-0 il primo tempo. Non è successo. Perché il top player (anzi, chiamiamolo fuoriclasse va…) l’aveva l’Inter, in porta. E questo Milan non è ancora una grande squadra, anche se ha l’età media (bassa) per diventarla. Altrimenti stasera avrebbe vinto. Oppure sarebbe bastato Ibrahimovic al centro dell’attacco al posto di Balotelli. Il miglior attaccante del campionato, tra i dieci più forti del mondo nel suo ruolo. Ma non ancora al livello di quello là. La sua assenza non si sente in Europa, ma alla serie A manca eccome (mi mancano pure le conferenze di Mourinho, va detto).

Sportivo non troppo…ma che giocatore (l’ha imbustata anche stasera, sono 22 in Ligue 1. Scarso)


Dove eravamo rimasti…

febbraio 23, 2013

foto libro

Dove eravamo rimasti. Già. Dicembre 2010, ultimo post di un blog che avevo iniziato per obbligo al Master di Giornalismo, era diventato poi una piccola bottega in cui esercitavo il mio stile giornalistico per tramutarsi infine in uno sfogatoio. Nel quale potevo scrivere senza vincoli quello che mi andava. Appunto, quello che mi andava. A un certo punto non mi andava più ed ho smesso.

Due anni e tre mesi dopo, è tutto diverso. La mia vita è cambiata, altro che tsunami grilliano (domani, comunque sia, andate a votare). Aspetti principali: mi sono fidanzato da ormai due anni e sono innamorato, conosco a memoria ogni angolo della A4, avevo detto che il Milan avrebbe vinto lo scudetto nel 2011 ed è successo, pensavo bissasse anche nel 2012 e non è accaduto, sono tornato ad allenare la mia B.B.M. (reduce dal traguardo delle 200 partite), conduco ancora ‘Centocampi‘ su Retebrescia (124 puntate, le rifarei tutte da capo per le soddisfazioni che mi ha dato il calcio femminile e quello dilettantistico) e ho aggiunto altre due trasmissioni sul Brescia, sono diventato professionista, mi sono accorto che il tesserino non serve a nulla, non collaboro più con la ‘Gazzetta’ ma ho iniziato a farlo per le pagine bresciane del ‘Corriere’, ho pensato per dieci secondi di entrare in politica una sera tornando da Bergamo, ci ho ripensato ieri e mi sono messo a ridere, so che prima o poi ci ripenserò perché mi attira, ho conosciuto nuove persone e fatto nuove amicizie, ho lavorato due anni a Milan Channel e da due mesi non sono più un loro dipendente.

Ovviamente, l’elenco non è in ordine di importanza ma sparso, come spesso le mie idee. L’ultimo punto, amore a parte, è stato quello nodale: la vera differenza tra il “prima” e il “dopo”, tra chi ero e chi sono. Cioè, lo stesso sfigato di prima. Ora, senza un lavoro fisso e solo il contachilometri a ringraziarmi di questo. Solo un po’ più conosciuto. Da quel benzinaio che ieri mi ha salutato a Rovato, oppure da quel tale che in treno mi ha chiesto come mai non lavorassi più a Milan Channel. Principalmente, da loro. Gli arbitri del CSI, quelli sì, mi conoscono bene. Ma è un altro discorso…

Mi accorgo dalle ricerche su Google come, al di là di alcuni post di puro cazzeggio cattura-traffico, diversa gente cerca il mio nome ed approda qui. Curiosità. E’ per questo, di base, oltre per un tale user dal nickname “cicciobello” di cui spero di ritrovare i commenti al vetriolo (“fallito”, “poveraccio”, “berlusconiano” sono gli aggettivi migliori, tutti peraltro falsi, spesi su di me sotto i miei articoli), che tornerò a scrivere anche sul blog. Per poter parlare in modo libero, non solo del Milan, ma di quanto mi pare. Nei due anni a Milano, meravigliosi per quanto mi hanno dato a livello umano e professionale trascinandomi da professionista dentro alla mia vita da tifoso (ora un po’ saturo, ma sempre tifoso), mi rimprovero solo di essere stato a tratti impulsivo e non aver contato fino a tre prima di dire come la pensavo. Rifarei tutto, quasi tutto. Sul mio blog, almeno qui, potrò però contare fino a uno e scrivere. Senza il filtro della tv o dei social network. Senza dover essere additato come eretico solo per aver detto la mia. Ecco perché provo a ricominciare. Se mi annoio, alla peggio, ci rivediamo nel 2016. Anno pari, Europei e Olimpiadi. Quindi, di sicuro, non sarà l’anno in cui mi sposerò…

Sportivo sì, pure troppo…

PS: sogno ancora di condurre Sanremo e dire che dirige l’orchestra Peppiniello Vessicchio, ma mi sembrava scontato…


L’Inter è sazia e ha preso un allenatore grasso. Ecco perchè vincerà il Milan. E lo avevo detto…

novembre 16, 2010

Dove eravamo rimasti? Ah, sì. Ai miei pronostici prima del campionato. Bene, dopo dodici giornate ribadisco le mie previsioni che, se necessario, sono state addirittura fortificate dal primo scorcio di stagione. Andiamo con ordine.

Il Milan, seguendo quanto scritto su queste pagine, doveva vincere il titolo. La classifica, sin qui, non mente. I rossoneri sono più forti e completi rispetto alla passata annata, trascorsa tra gli stenti nonostante il buon lavoro di Leonardo. Che non aveva Ibrahimovic, come sempre decisivo in serie A, nemmeno Robinho e Boateng. Il vero acquisto del Diavolo versione 2010/11 è però Rino Gattuso e qui i meriti sono tutti di Allegri: ha rigenerato l’ex compagno al Perugia, ritenuto da tutti (me compreso, pur essendo uno dei suoi più grandi tifosi) sul viale del tramonto. Ringhio ora è tornato a correre per quattro, è l’anima di un gruppo che sta scoprendo di essere grande. Almeno in Italia, dove l’unica avversaria a tiro è la Lazio che tuttavia, nella migliore delle ipotesi, finirà in Europa League. In Europa, si sa, il gioco ‘Tutti per Ibra, Ibra per tutti’ non rende affatto. Non a caso, la qualificazione agli ottavi è ancora in bilico. Ma quest’anno la missione non è più europea, è tutta tricolore. Bisogna strappare lo scudetto ai cugini. In qualunque modo. E quindi, soprattutto, senza un Ronaldinho ormai sempre più ai margini. Finchè vince, e finchè la politica distrae il presidente, Allegri sa che Berlusconi non potrà dirgli nulla. Al primo ko importante, senza il Gaucho, si apriranno i processi e bisognerà vedere se il toscano avrà le spalle forti per sopportarli. Sta crescendo, tuttavia. Senza Pato e Inzaghi, paradossalmente, potrà giocare con un centrocampo più coperto e un attacco meno intasato. Il derby lo dimostra: questo atteggiamento tattico non sarà esteticamente gradevole, ma funziona. Finchè c’è Ibra, c’è speranza.

Veniamo all’Inter. Parlando di derby, viene spontaneo farlo. Dissi ad agosto che i nerazzurri avrebbero vinto solo il Mondiale per club. Ora, non sono più sicuro che vincano nemmeno quello. Anzi, lo vinceranno ma solo grazie al penoso livello delle avversarie: se gli spauracchi si chiamano Pachuca e Internacional, ammesso che abbattano in qualificazione le temibili rappresentanti del Congo e della Papua Nuova Guinea, Benitez può stare tranquillo. Sinceramente, tuttavia, la stagione dei ‘tripletisti’ in carica sta andando peggio di quanto pensassi (e sperassi). Immaginavo che il dopo Mourinho sarebbe stato problematico. Pensavo che Benitez non sarebbe stato l’uomo giusto per gestire una situazione che sarebbe stata peraltro difficile per chiunque. Non credevo, però, ad una lista così lunga di infortuni. Il conto è imbarazzante e l’allenatore non può non avere delle responsabilità. Penso che l’Inter, in primavera, tornerà quella di prima. Ritroverà un pizzico di fame con la vicinanza ai traguardi più importanti. Ora le ruote sono sgonfie, sgonfissime. E nel calcio, prima di qualunque logica, conta la fame. Quella che il Diavolo aveva ieri sera e di cui può disporre dopo sette anni di delusioni in serie A. Se il Milan sarà bravo a porre un margine di punti rassicurante – circa dieci – a metà campionato, la strada dello scudetto è segnata. Altrimenti, l’Inter potrebbe tornare protagonista anche se immaginarlo adesso è una chimera.

Veniamo a Roma e Juve, allora. L’inizio di campionato mi sta dando ragione anche su di loro, seppur in parte. Pronosticai una stagione “buca” per i giallorossi e le prime giornate avallavano sin troppo la mia teoria. Ora la Maggica si è ripresa e, guardando all’ampiezza della rosa, ha le carte in regola per essere addirittura l’anti Milan. Troppi attaccanti saranno però il boomerang di Ranieri: tra Vucinic, Totti e Borriello (senza parlare di Adriano…) ne possono giocare solo due e il capitano è intoccabile più per ragioni sociopolitiche che per argomentazioni tattiche. Possono arrivare in Champions, non di più. Il secondo posto dell’anno scorso rimarrà comunque una chimera. Sulla Juve, invece, mi ero espresso a favore di un cammino europeo nel quale gli uomini di Delneri stanno invece trovando più difficoltà che in Italia. Per avanzare in Europa League, la Vecchia Signora deve vincere le ultime due partite. In serie A, nonostante gli infortuni, i bianconeri stanno invece facendo bene. Avessero un attaccante da 20 gol, sarebbero già da titolo con un Aquilani tornato grande in mezzo al campo. Così, invece faticheranno. Ma si intravede un progetto, a San Siro hanno preso 4 punti su 6. Le basi sono buone, dopo due anni di nulla. I tifosi possono tornare a sperare…

SUlle altre: noto parecchie difficoltà per chi deve gestire il doppio impegno campionato-Europa League. Il Napoli, nonostante una panchina corta, sta facendo bene; il Palermo potrebbe fare molto di più dato che ha un attacco di livello europeo; la Sampdoria non andava male sin quando c’è stato Cassano. Ora, senza il barese e con un Pazzini ancora fermo a un gol (mannaggia a me che l’ho strapagato al fantacalcio…), pensare all’alta classifica è impossibile. In zona salvezza, resto certo della retrocessione di Cesena e Bologna che sono una spanna dietro le altre. Preoccupa il mio Brescia: ci ha fatto sognare per un mese, sfiorando la vetta della classifica, ora è tornato nei posti che – purtroppo – gli competono. L’attacco è buono, ma solo Diamanti sta rendendo secondo le attese e la Nazionale è un giusto premio per lui (nel suo ruolo, ne vedo pochi all’altezza). In difesa si balbetta, a centrocampo la coperta è corta e davanti non si fa gol. Dissi che ci saremmo salvati con una gara di anticipo. Se a gennaio non arriverà qualcuno, la preoccupazione di fallire il pronostico cui tengo di più è realistica.

Spero a maggio di poter dire allora…Indovino…ma non troppo…

PS: bentornati su queste pagine, prometto aggiornamenti più frequenti. Sperando che anche gli altri sport, e non solo il calcio, mi forniscano materiale di cui parlare.


Vinca il migliore. Basta che ci fate divertire…

luglio 11, 2010

L’Olanda è sempre stata la mia seconda nazionale sin da bambino. Merito dei tulipani del mio Milan. Van Basten, Gullit, Rijkaard: ricordo di aver e3sultato per la loro vittoria all’Europeo del 1988, quando avevo sei anni ed iniziavo ad appassionarmi per il calcio. Tiferò quindi per loro, ovviamente. Ma, oltre al successo orange, chiedo a questa finale soprattutto una cosa: che riesca ad essere uno spot per il calcio.

Le finali dei Mondiali e degli Europei, da sempre, sono partite brutte. Più gente vede una partita, più essa è importante e maggiore sarà il rischio di assistere ad uno spettacolo mediocre. A memoria, non ricordo una finale ben giocata. Nel 1990 ci fu un orribile Germania-Argentina risolta da un rigore di Brehme a pochi minuti dal termine; nel 1994 andammo ai rigori con il Brasile dopo 120 minuti di passione al sole cocente del mezzogiorno americano; nel 1998 la Francia si sbarazzò senza problemi dei verdeoro, sotto shock per l’attacco epilettico a Ronaldo poche ore prima del match; nel 2002 un orrendo Brasile-Germania 2-0 al termine di un Mondiale altrettanto orrido; nel 2006, infine, il nostro trionfo ai rigori contro una Francia che, pur senza fare grandi cose, giocò meglio di noi una finale decisamente bruttina.

In teoria, le premesse per assistere a una gara diversa dall’usuale ci sono. Spagna e Olanda sono alla chance della loro vita. Non hanno mai vinto un titolo iridato. Potrebbero attendere la prima mossa dell’avversario, ma avere anche la faccia tosta di attaccare per sparigliare le carte. E allora ci sarebbe da divertirsi. Pensate se l’Olanda passasse in vantaggio: come reagirebbero le Furie rosse, solitamente abituate a temporeggiare un tempo per poi uscire alla distanza? Ne vedremmo delle belle.

Affascinante la sfida tra i due attacchi. Dietro la Spagna è più forte, non ci sono dubbi. Davanti, senza il miglior Torres, partono alla pari. Un terzetto di trequartisti come quello composto da Kuyt, Sneijder e Robben non ha uguali al mondo: sono giocatori moderni, nel pieno della loro maturità calcistica. Li preferisco a Iniesta, Xavi e Pedro. Villa, però, è meglio di Van Persie, giocatore per il quale stravedo ma snaturato nel ruolo di prima punta. Lo vado dicendo da giorni: con Van Basten, oppure il Van Nistelrooy dei tempi d’oro, questo Mondiale per me sarebbe già assegnato all’Olanda.

Così, invece, vedo avanti di una spigolatura gli uomini di Del Bosque. Spero di sbagliarmi. Spero, soprattutto, di assistere ad una partita che possa far vedere del bel calcio. Quello visto solo a tratti in questo strano Mondiale africano. Anche se, da domani, un po’ ci mancherà. Vuvuzelas comprese.


La Top Ten dei Promossi del campionato

maggio 24, 2010

MILITO, SNEIJDER, ETO’O E LUCIO: I quattro giocatori che hanno fatto compiere il salto di qualità all’Inter. Presi con i soldi di Ibrahimovic. E ne sono avanzati anche un po’. Capolavoro della dirigenza nerazzurra. Accusata per anni di spendere e spandere senza senso, è in questo momento l’unica società italiana a compiere acquisti oculati. In estate ha rischiato, privandosi del suo uomo simbolo per costruire un gruppo vero non più dipendente da un unico solista. E sta arrivando il triplete…
MOURINHO: vincere con l’Inter non è difficile, sono d’accordo. La tripletta, in Italia, non è però mai riuscita a nessuno e tutti sanno quanto sia più difficile ora, con la Champions League allargata, rispetto al passato. Per di più in una società, l’Inter, senza tradizione continentale (per usare un eufemismo) negli ultimi quarant’anni. Ha dato sicurezza all’ambiente, ergendosi da parafulmine per i suoi giocatori. Ha osato, cambiando ancora una volta modulo a stagione in corso. Nel 2008-09 convertì il suo 4-3-3 al 4-3-1-2, stavolta si è spinto verso un 4-2-3-1 ad alto tasso offensivo. L’ha usato sempre, anche in casa del Chelsea. Lo userà pure sabato a Madrid, vedremo se il campo gli darà ancora ragione.
RANIERI: è l’allenatore che ha fatto più punti di tutti, glieen va dato atto. Nessuno dava più un euro alla Roma a settembre, io incluso. Lui l’ha portata ad un passo del titolo. Copiando il modulo di Spalletti, vero. Ma ridando sicurezza ad un ambiente che aveva perso stimoli e si era pericolosamente appiattito. Un solo neo: quella gara con la Sampdoria, decisiva per lo scudetto, persa dopo aver dominato il primo tempo ed averlo chiuso “solo” sull’1-0. Anche se, a conti fatti, lo scudetto l’ha perso con il fanalino di coda Livorno cui ha regalato 5 punti su 6.
LEONARDO: terzo con il Milan di quest’anno. Cioè una squadra scarsa, logora, senza riserve. Alla sua prima esperienza da allenatore, ruolo che nemmeno ama troppo ed ha accettato per puro spirito aziendalista. Gli va fatto un monumento. Se avesse avuto Pato, Nesta e Beckham nel momento clou della stagione, se la sarebbe giocata fino alla fine anche per il tricolore. Il Diavolo ora si ritrova senza un uomo di grande spessore, ma soprattutto l’unico dirigente illuminato. Pato, Thiago Silva, Kakà li ha portati tutti lui a costi contenuti. Se aspettavamo Galliani e Braida, “goodnight to the dreamers”…
PAZZINI: va bè, bravo anche Del Neri. Per carità. Ma, senza le reti del Pazzo, la Sampdoria non arrivava neanche in Europa League. Attaccante splendido, da sempre tra i miei preferiti anche quando alla Fiorentina marciva in panchina. Punta vera, forte in area di rigore (la Roma ne sa qualcosa, l’uomo scudetto è lui…) quanto abile a far salire la squadra agendo da unico riferimento offensivo. Per me, deve giocare titolare al Mondiale. Non si discute.
MIHAJLOVIC E MAXI LOPEZ: quando il cambio d’allenatore fa bene alla salute. Sinisa è uno bravo in panca, lo si era capito già al Bologna l’anno scorso. A Catania ha fatto un miracolo, resuscitando una squadra discreta ma non irresistibile. Poi, va bè, a gennaio è arrivato uno che ha piazzato 11 gol in tre mesetti o poco più. Mica male l’argentino. Possibile che lui e Milito, per tornare in auge, siano dovuti passare prima da squadre di seconda fascia? Mah. Poi il Milan prende Oliveira e Huntelaar…
DESSENA: non ha disputato una stagione da ricordare a Cagliari, anzi. Quel gol al Catania, però, è magia. Come un cucchiaio di Nutella quando ha voglia di qualcosa di dolce. Che spettacolo…
VENTURA: il suo Bari, per mesi, ha giocato il calcio migliore della serie A. Con una squadra costruita con il meglio della serie B, rigorosamente low cost. Ha fatto le nozze con i fichi secchi. Un consiglio: se ha qualche offerta importante, prenda e se ne vada mister. Ripetere i miracoli è difficile e, nel calcio, del passato non c’è mai memoria…
MICCOLI: solo un allenatore ottuso (vincente, sia chiaro, ma ottuso resta) come Lippi poteva ignorarlo per il Sudafrica. Ha giocato una stagione commovente, dimostrando di essere diventato un leader vero oltre che un giocatore ormai maturo per grandi piazze. Tecnica sopraffina, gol da urlo, giocate al bacio per i compagni. Sembrava perso due anni fa a causa di Moggi, si è ritrovato. Con buona pace della Juve…
DI NATALE: 29 gol, che altro dire. Spaventoso. E’ la dimostrazione, tuttavia, che in una squadra non basta un attaccante prolifico per portare a termine una stagione convincente. L’Udinese quest’anno ha rischiato di retrocedere. Nonostante le sue magie. Ora la prova più difficile: dimostrare che in Nazionale ci può stare e non è solo un calciatore di provincia. Nel 2008 non ci riuscì, tradendo Donadoni (che lo mise peraltro fuori alla prima sconfitta) con l’errore dal dischetto nei quarti con la Spagna. Forse non vinceremo il Mondiale, anzi probabilmente andrà così. Una coppia Di Natale-Pazzini (o Borriello), almeno, può farci divertire. Speriamo…


Basile e Ancelotti, io esulto con loro

maggio 10, 2010

Ieri ero contento. Sportivamente parlando, ça va sans dire. Ma come, direte voi? Ha perso il Milan, l’Inter si invola verso il titolo, persino il mio Carpenedolo sta retrocedendo nei Dilettanti… E invece sì, ero contento. Devo dire grazie, per questo, a due personaggi che stimo. Come persone, non solo come uomini di sport.

Parlo di Carlo Ancelotti e Gianluca Basile. Per il primo non c’è bisogno di presentazioni. E nemmeno di dire il motivo della mia gioia. Il grande Carletto, milanista vero, uno di noi, al primo anno in Premier League con il Chelsea ha scalzato il Manchester United dal trono e si appresta, spero, a vincere sabato pure l’FA Cup. Coppa che in Inghilterra vale qualcosa, mica come in Italia dove solo la gazzarra tra Roma e Inter ha attirato un briciolo di attenzione sull’evento.

Due su tre, al primo colpo. Senza un acquisto in estate, vale la pena ricordarlo. Lo United non aveva più Ronaldo, d’accordo, ma è sempre lo United. Ho tifato per lui quasi quanto per il Milan quest’anno. Una sola amarezza: quando giocò negli ottavi di Champions contro l’Inter, tifai per i miei odiati cugini nella speranza che il passaggio del turno li avrebbe penalizzati in campionato. A occhio e croce, facevo meglio a gufare come sempre…

Gianluca Basile, invece, forse non è noto ai più. E la cosa mi spiace. Insieme a Gianmarco Pozzecco, ma vincendo di più, è stato senz’altro il giocatore italiano di pallacanestro migliore nell’ultimo decennio. Anche di più. Nel 199 già vinceva l’oro agli Europei con la nazionale, a 24 anni. Quell’Italia che, da leader vero e da bomber, ha trascinato prima al bronzo europeo nel 2003 e poi all’argento olimpico del 2004. La sua gara in semifinale con la Lituania, piena di “tiri ignoranti” (tipica definizione per i suoi tentativi da tre punti, spesso fuori ritmo ma altrettanto spesso vincenti…), rimane tra i ricordi più belli della mia vita da sportivo. Uno sguardo d’intesa con Pozzecco, altro mio idolo assoluto, pieno di tutte quelle cose che ci si auspica da due giocatori in maglia azzurra: fierezza, fame, cattiveria agonistica, convinzione nei propri mezzi, intesa. Fantastico.

Bene, ieri il ‘Baso’ ha finalmente vinto la sua prima Eurolega. Con la maglia del Barcellona dove, da cinque stagioni, milita. Non è più la prima bocca da fuoco come in Italia, gli anni crescono per tutti e anche per lui. Il fuoriclasse di Ruvo di Puglia è diventato uno specialista da tre punti (due bombe ieri per lui) e un grandissimo difensore nonostante le 35 primavere sul groppone. E’ una persona che stimo, un giocatore che adoro, un italiano di successo.

Che ha vinto all’estero, diventando subito per gli spagnoli “uno di loro”. Proprio come King Carlo. Con buona pace dello Special One