Più Caressa, meno Grasso

gennaio 30, 2010

Benedetta Parodi, più bella della sorella Cristina, insieme al celebre telecronista di Sky (suo marito)

Aldo Grasso non mi è mai stato particolarmente simpatico. Trovo che le sue spigolature ‘A fil di rete’ sul Corriere siano boriose e spesso guidate da pregiudizi. Stupidi. Qualcuno (pochi) gli va a genio, diversi (molti) non gli piacciono. E, puntualmente, li massacra.

Tra le sue vittime preferite, da sempre, Fabio Caressa. Il più noto telecronista di calcio in Italia, volto immagine di Sky. Le sue cronache troppo enfatiche, il suo linguaggio peculiare con tante grida e qualche inflessione romana, sono indigeste a tanti. Grasso incluso. Il critico televisivo ha così colto la palla al balzo, oggi, per massacrare oltre a lui anche la moglie Benedetta Parodi. Giornalista di Studio Aperto, sorella di Cristina e moglie appunto di Caressa. Nell’ultimo periodo, a dire il vero, più che altro conduttrice di ‘Cotto e mangiato‘. Non ho mai visto la suddetta trasmissione ma, dai commenti (inclusi quelli di alcune mie amiche milanesi), deduco facilmente che sia una rubrica di cucina. Ecco perchè, forse, anche Grasso la guarda. Nomen omen…

Il pezzo di oggi è il più letto sul sito del Corriere (clicca qui per leggerlo). A me è risultato indigesto, tanto per continuare la metafora culinaria. Non ho mai amato Grasso, oggi l’ho trovato addirittura maleducato nei confronti della Parodi stessa. Ben poco signorile.

Trovo inoltre che le critiche su Fabio Caressa siano, spesso, pretestuose. Può non piacere il suo tono ma rimane, senza dubbio, uno dei telecronisti italiani in grado di far vivere la partita alla gente come pochi altri. Senza di lui, diciamocelo, anche il trionfo ai Mondiali 2006 (in basso, il video tutt’oggi emozionante dell’uno-due Grosso-Del Piero con il quale stendemmo la Germania) sarebbe stato meno gustoso. Quando pensiamo alla vittoria con la Germania, al rigore di Totti con l’Australia, ai rigori vinti con la Francia in finale, pensiamo al suo accompagnamento sonoro e non a quello di Civoli. Peraltro interista, quindi da me ancor più odiato. Ma, soprattutto, soporifero come pochi.

Caressa ha un difetto: è romano. Non nel senso della romanità in sè, che io tra l’altro adoro nella maggior parte dei casi. E’ colorito, egocentrico, vuole fare il piacione spesso e volentieri. Per questo, a qualche solone provoca l’orticaria. Se si togliesse quella patina di pregiudizio sulla sua provenienza geografica, però, non si potrebbe far altro che applaudire la sua preparazione. Oggettivamente super, come per la maggior parte degli uomini Sky (cito Tranquillo, Tommasi, Buffa, Compagnoni, Pardo, ma potrei andare avanti all’infinito).

So che sto per dire una bestemmia della quale mi vergognerò, ma lo preferisco anche a quella gnocca della D’Amico nella conduzione di ‘Sky Calcio Show’. Ha una voce più gradevole, fa domande più competenti agli allenatori, raramente sbaglia analisi. Gli mancano solo le tette. L’ho riapprezzato in queste vesti, dove si è tolto il vestito da professore per tornare ad essere un giornalista vero.

Quello che, spero, prima o poi, torni a fare anche Aldo Grasso.

Mangiato sì…ma non troppo...

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Io stanotte rimango in piedi…

gennaio 15, 2010

I tre assi del nostro basket (da sx a dx Belinelli, Gallinari e Bargnani)

Tranquilli, niente porno a sto giro. Rimango sveglio, pur dovendo domani mattina mettermi in viaggio verso Padova, per gustarmi una partita storica per il nostro basket (ore 2, su Sky Sport2 con il commento di Flavio Tranquillo e Gianmarco Pozzecco). Mai si erano visti, contemporaneamente, tre italiani in campo nella stessa gara in NBA.

Bene, stavolta accadrà. Da una parte Belinelli e Bargnani per Toronto, dall’altra Gallinari per New York. Non è una partita decisiva per le sorti del campionato: in NBA, da sempre, l’agonismo vero arriva solo nei playoff. E questi ariveranno tra tre mesi, non so nemmeno se New York e Toronto ce la faranno ad arrivarci.

Oggi conta solo l’orgoglio di essere italiani, in uno sport nel quale spesso ci siamo sentiti inferiori. Anche se, a causa della gestione ridicola dell’ex ct Recalcati, la Nazionale ha toccato negli ultimi anni i suoi minimi storici, il nostro movimento ora ha delle stelle vere. Cinque anni fa, quando vincemmo uno storico argento ad Atene 2004 (calcio a parte, la mia più grande emozione sportiva), avevamo un gruppo coeso. Ma nessun giocatore super.

Gallinari e Bargnani possono aspirare a tale definizione. Li adoro. Il Gallo è il più pronto (pur essendo il più giovane coi suoi 21 anni) mentalmente dei tre:  se i Knicks l’anno prossimo prendono Lebron James, rischia di vincere il titolo da protagonista. Dopo aver passato un anno, quello scorso, con la schiena a pezzi e le orecchie che fumavano per i borbottii di un pubblico di americani beoti che non capiva la sua scelta al Draft.

Il Mago è stato addirittura scelto con il numero uno. Dicono che non abbia le palle per essere un leader. Può essere vero. In Nazionale non lo è mai stato. Guardate le cifre, però: sta diventando un giocatore da All Star Game. E’ una certezza.

Belinelli, dei tre, è quello che amo di meno. E’ pure quello che gioca di meno, a dirla tutta. In Canada, tuttavia, si sta ritagliando uno spazio di tutto rispetto: gioca i suoi venti minuti, prende i suoi tiri e mette in campo la sua velocità e il suo istinto.

Ecco perchè sarà la notte dell’Italian Pride. La mia squadra di fantabasket si chiama così. E loro tre ne fanno parte, ovviamente…


La Pallonata della Domenica

gennaio 11, 2010

Gianluca Pagliuca quando faceva l'unica cosa per la quale Madre Natura gli ha dato talento: parare...

Non lo avevo mai notato come commentatore di Sky Sport, ma dopo questa perla gli regalerò molte più attenzioni. Ecco la genialata di ieri di Gianluca Pagliuca, senz’altro tra i più grandi portieri italiani degli ultimi vent’anni.

Altrettanto grande la sua ignoranza, direi…

“Il Bologna, se prende un gol, si lascia andare: è una squadra umoristica” (così ieri, durante la telecronaca di Bologna-Cagliari 0-1)

CHAPEAU…


La pallonata della Befana

gennaio 8, 2010

La sofferenza dell'attaccante del Chievo...

Sky Calcio Show, mercoledì 6 gennaio nell’intervallo di Chievo-Inter.

Fabio Caressa e Beppe Bergomi commentano un fallo di Lucio su Pellissier, contuso ai…genitali.

E i doppi sensi si sprecano.

Bergomi (serio): “Il brasiliano ha commesso un FALLO da dietro, ma voleva prendere la palla”

Caressa (battuta): “Però gli ha preso le palle. Fa malissimo lì, vi assicuro…” (ps: grazie di averci informato, siamo provvisti anche noi…)

CHE RISATONE…


Basket, I Love This Game

gennaio 3, 2010

Oggi in Italia è il Basket Day. Il che significa, per chi ha l’abbonamento a Sky, farsi una scorpacciata di pallacanestro da mezzogiorno fin quasi a mezzanotte: cinque partite del campionato italiano in diretta, l’una dietro l’altra. Appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati.

Ed io sono tra questi. Anzi, colgo lo spunto per descrivervi un po’ quanto sia bello ed appassionante questo sport. A mio avviso, il più bello del mondo. Per certi versi, lo amo più del calcio. E’ vero, il pallone ti dà da “mangiare” (specie se fai, o provi a fare, il giornalista) ed ha alcuni aspetti unici ed imbattibili: il punteggio basso, ad esempio, rende molto più concreta la possibilità di grandi sorprese in partite all’apparenza senza storia. Ci si può difendere per novanta minuti e poi trovare il contropiede vincente all’ultima azione: questa è l’arma vincente vera del calcio.

Il basket, però, ha tantissime altre qualità peculiari. Sono forse influenzato dall’aver giocato a pallacanestro per oltre dieci anni. Senza di lei (mi piace chiamarla così), nella fase della mia adolescenza, sarei stato senz’altro una persona più egoista e meno socievole di quanto adesso sia. Lo sport di squadra, in generale, aiuta lo sviluppo fisico e la ‘forma mentis’ di un giovane. La palla a spicchi, in my opinion, ancora di più.

Innanzitutto è uno sport completo: corri, salti, devi sviluppare i muscoli delle braccia (oddio, con me non ci sono riusciti tantissimo) e delle gambe (già meglio) ma soprattutto avere una gran testa. Perchè non c’è un attimo di pausa: attacchi per 24 secondi e poi sei subito chiamato a difendere. E il contatto fisico, a differenza della pallavolo, esiste. Dettaglio non trascurabile, per quanto mi riguarda. Non sono gay eh, sia chiaro…

Il contenuto spettacolare del basket è altissimo: ogni azione può riservare una giocata da applausi, sia essa una schiacciata, un assist, una stoppata, un tiro da tre, persino una palla recuperata buttandosi a terra e sbucciandosi le gambe (ancora adesso io ne porto i segni…). Mai visto poi, come succede nella pallacanestro, tante partite decidersi all’ultimo secondo. Oppure stravolte, con recuperi di oltre venti punti nell’arco di un tempo soltanto. Un paio di “triple” e il match ti si rigira come un calzino.

Per questo e per mille altri motivi (ve ne do dieci buoni, in fondo alla pagina…), amo il basket e lo amerò per sempre. Quella palla arancione un po’ rugosa, dall’odore inconfondibile, è stata la mia compagna di giochi preferita (magari, a volte, sarebbe stato meglio averne qualcuna più…concreta…) per troppi anni. Tante volte, dopo aver smesso per la rottura dei legamenti del ginocchio, avrei voluto ricominciare a giocare. Me lo sogno anche di notte, ogni tanto. Me lo sogno anche di notte, ogni tanto. Come una ragazza, già. Perchè puoi amare una persona, ma lo stesso vale per uno sport se è stato in grado di darti emozioni. E io amo questo gioco, I Love This Game come dicono in America.


Non l’ho mai fatto perchè so che non potrei essere “quello di prima”. E allora ho provato a trasferire la mia passione sul web, con un blog che è stato antesignano di questo e mi ha dato tante soddisfazioni. L’ho dovuto lasciare quando mi sono trasferito a Milano.
Se volete dargli un occhio, cliccate su questo link.

Poi tornate qui. Altruista sì, ma non troppo…